Paolo Rumiz eBooks

eBooks di Paolo Rumiz con argomento Gulaschkanone

Paolo Rumiz è scrittore e giornalista triestino, inviato speciale del «Piccolo» di Trieste ed editorialista de «La Repubblica». Esperto del tema delle Heimat e delle identità in Italia e in Europa, dal 1986 segue gli eventi dell’area balcanico-danubiana. Nel 2001 invece segue, prima da Islamabad e poi da Kabul, l'attacco statunitense all'Afghanistan. Vince il premio Hemingway nel 1993 per i suoi servizi dalla Bosnia e il premio Max David nel 1994 come migliore inviato italiano dell’anno. Ha pubblicato, tra l’altro, Danubio. Storie di una nuova Europa (1990), Vento di terra (1994), Maschere per un massacro (1996), La linea dei mirtilli (1993), La secessione leggera (2001), È Oriente (2003), Gerusalemme perduta (2005), La leggenda dei monti naviganti (2007), Annibale. Un viaggio (2008), L'italia in seconda classe, con i disegni di Altan e una Premessa del misterioso 740 (2009), La cotogna di Istanbul (2010), Il bene ostinato (2011), A piedi (2012), Trans Europa Express (2012), Morimondo (2013) e nella collana digitale 'Zoom' Maledetta Cina (2012) e Il cappottone di Antonio Pitacco (2012). Del 2014 è Come cavalli che dormoni in piedi; del 2016 Appia e Dal libro dell'esodo (con Cécile Kyenge).
EBOOK   9788858855089

Gulaschkanone. E-book. Formato EPUB Paolo Rumiz   -  Zoom Feltrinelli, 2017  - 

“Ormai l’avrete intuito, ne sono certo. Questo non è uno spettacolo. Se lo fosse avremmo spento le luci in platea. Avrete anche capito che questa non è una commemorazione; non so voi, ma io personalmente ho le scatole piene di commemorazioni a orologeria, di anniversari dovuti che svuotano di senso la memoria. A maggior ragione non mi si parli di celebrazione. Mia nonna diceva che non si può celebrare un massacro. Ma soprattutto questa nostra cosa non è il riassunto di un libro, anche se è nata da un libro. Ma allora cos’è?” Tre personaggi si muovono su un palcoscenico. Insieme a loro le ombre dei ragazzi che un secolo fa partirono per essere inghiottiti dalla morte anonima e di massa della Grande Guerra. Una morte che risuona nel cigolìo del gulaschkanone, la cucina da campo austroungarica su ruote che inghiottiva carne animale per sputare spezzatino. Gli studi e le interviste per scrivere Come cavalli che dormono in piedi, hanno ispirato Paolo Rumiz a realizzare anche questo dolente e immaginifico testo, la cui messa in scena è a cura del Teatro stabile del Friuli-Venezia Giulia (Trieste 2016). Numero di caratteri: 100.000

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