Cesare Garboli eBooks
eBooks di Cesare Garboli Letteratura, storia e critica: studi generali
La stanza separata. E-book. Formato EPUB Cesare Garboli - Minimum Fax, 2025 -
«Non sono un critico, non sono uno scrittore, non sono uno storico», diceva Cesare Garboli di sé stesso, eppure era questo e molto altro ancora: filologo, biografo, traduttore, editore, ma soprattutto un uomo dall'intelligenza rapida e fulminante – diventato autore di culto per quanto parco di pubblicazioni – e uno dei più influenti personaggi del panorama letterario italiano. Definito dall'autore stesso «il libro involontario di un critico che scrive per capire» – come recitava, sibillina e ossimorica, la fascetta promozionale della prima edizione – La stanza separata raccoglie saggi e articoli composti nell'arco di quindici anni e si confronta con un materiale eterogeneo; ai classici si affiancano gli autori suoi contemporanei, scrittori e opere minori si giustappongono ai giganti della letteratura, del teatro, perfino della musica: Dante e Leopardi, Nabokov e Pasternak (il saggio sul Dottor Živago è considerato una delle massime espressioni della critica letteraria), Morante e Ginzburg, Penna, Pasolini, Sereni, Arpino, Fellini, Guttuso, Puccini... Marcati dallo stile inconfondibile di Garboli – che era musicale e profondo, rapido e denso, caustico talvolta al limite della crudeltà, puntuale e allo stesso tempo molteplice – questi scritti hanno il dono di rivelare significati nascosti, captare misteriosi segnali e creare nessi inattesi che riconducono la parola nel reale: raggiungendo vette a cui raramente la critica può aspirare, sono piccoli gioielli condensati, frutto del talento di un autore eccelso, la cui scrittura è in grado di rivaleggiare in potenza e bellezza con i capolavori letterari che è chiamato ad analizzare.
Tartufo. E-book. Formato EPUB Cesare Garboli - Adelphi, 2014 -
Ognuno ha un suo classico, ha detto Garboli, cioè «un compagno di veglia, un segreto e inseparabile interlocutore». Il suo, non c'è dubbio, è stato Molière, cui ha dedicato, nel corso di oltre un trentennio, memorabili saggi e rivoluzionarie traduzioni, sino a diventarne «interprete accanito e quasi maniacale». Sempre, occorrerà aggiungere, in un'ottica acutamente teatrale. Non a caso, radunando nel 1976 cinque testi molieriani, Garboli sottolineava di voler offrire «cinque copioni al teatro italiano di oggi, nella presunzione che il teatro di Molière sia portatore di un sistema di idee, di un messaggio che ci è oggettivamente contemporaneo». Epicentro di quel sistema di idee è per lui "Tartufo", oltraggiosa figura di servo che – infrangendo «l'antica, dura legge teatrale che fa dell'intelligenza dei servi un privilegio infruttuoso» – si cimenta nell'impossibile impresa di farsi padrone, e che dalla servitù si libera «con l'esercizio salutare, rassicurante, medico della politica»: sicché la pièce altro non è se non la «diagnosi comica e disperata della struttura politica della realtà, mascherata di valori intoccabili che si autolegittimano grazie alla santità di una causa e si presentano come la guarigione di un male». Ma rileggere gli scritti di Garboli sul "Tartufo" non significa solo ripercorrere la storia di un febbrile corpo a corpo con Molière: significa, soprattutto, riscoprire la più energica, spavalda, elettrizzante prosa critica del Novecento. Quella di un seduttivo, stregonesco «critico attore», giacché l'attore «esegue un testo come si esegue una partitura, o una vita» (Carlo Ginzburg).