Federico Fubini eBooks

eBooks di Federico Fubini Problemi e processi sociali

Federico Fubini (Firenze, 1966) è inviato
e editorialista di economia del Corriere
della Sera, di cui è vicedirettore ad
personam. È passato da Firenze a Bruxelles,
dove ha vissuto per quasi dieci
anni a partire dal 1994. Ha studiato greco
antico all’università dedicandosi poi
all’economia e alla finanza. Ha vinto il
Premio Estense con Noi siamo la rivoluzione
(2012), il Premio Capalbio e il
Premio Pisa con La maestra e la camorrista
(2018).

EBOOK   9788858102251

Destini di frontiera: Da Vladivostok a Khartoum, un viaggio in nove storie. E-book. Formato EPUB Federico Fubini   -  Editori Laterza, 2011  - 

Un accattone bambino, nella giungla cambogiana, che parla dodici lingue. Una giovane manager d'assalto del Vietnam. Un uomo dal passaporto falso nelle miniere di giada della Birmania. Federico Fubini racconta le vite invisibili travolte dalle grandi correnti globali.   Un viaggio passo passo dall'Estremo Oriente a un Occidente altrettanto estremo, passando dal Golfo del Bengala e quindi dal Persico. Man mano che si avanza, le immagini da cartolina non tengono più: il mondo cambia così in fretta che ogni donna e ogni uomo ormai porta su di sé più di un'epoca e più di una cultura. È il segreto che trasforma il pianeta, popoli mai entrati in contatto si incontrano. L'era della grande ibridazione umana è iniziata. La si legge negli occhi delle persone per migliaia di chilometri: dalla taiga russa a un passo dalla Corea del Nord alle celle d'acciaio che imprigionano certi strani 'cinesi' nelle carceri di Guantánamo. Tra cronaca e racconto, in queste pagine troveremo quel calderone di culture, interessi, vita, identità, che distingue l'oggi.

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EBOOK   9788830456907

Sul vulcano: Come riprenderci il futuro in questa globalizzazione fragile. E-book. Formato EPUB Federico Fubini   -  Longanesi, 2020  - 

Come siamo potuti diventare così fragili? Credevamo di essere la generazione più fortunata della storia. Commerciare o viaggiare ovunque nel mondo sembrava un nostro diritto. Invece per la seconda volta in un decennio miliardi di donne e uomini – italiani inclusi – si trovano intrappolati in una catastrofe. Possiamo dirci che dietro c’è la «mala sorte», o seguire il filo che corre attraverso gli ultimi vent’anni. L’11 settembre causato da un gruppo di fanatici che avevano potuto addestrarsi al volo negli Stati Uniti. Il 2008 innescato da banchieri di Wall Street che avevano smarrito il senso della realtà. Infine una cerchia ristretta di funzionari cinesi alle prese con un virus misterioso. La rete del mondo globalizzato del ventunesimo secolo è così in tensione che ogni urto propaga onde di choc ovunque con la velocità di un volo intercontinentale o di un clic. Un sistema che aveva preso forma in nome dell’efficienza si rivela vulnerabile. Ciò che era nato in nome delle libertà genera squilibri nei quali la democrazia arretra. Il cambiamento viaggia sempre un passo avanti a noi. Eppure chi vede i pericoli in anticipo di solito viene ignorato ed è forse proprio qui, nelle nostre teste, che è nascosta la trappola: non siamo capaci di immaginare gli scarti improvvisi. Oggi dovremmo chiederci se il prossimo rischio verrà da un disastro ambientale o da un attacco terroristico al cloud. Di sicuro questa globalizzazione ha bisogno di sviluppare anticorpi che ci proteggano. E può farlo, se accettiamo una società meno diseguale.

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