Gianni Dragoni eBooks

eBooks di Gianni Dragoni Industrie dei trasporti

Gianni Dragoni è nato a Fusignano (Ravenna) nel 1957 e vive a Roma, dove si è laureato in giurisprudenza all’Università La Sapienza. È inviato del quotidiano «Il Sole 24 Ore», dove lavora dal 1985. Ha cominciato l’attività giornalistica nel 1982 all’agenzia Ansa, all’archivio elettronico e come cronista parlamentare. Si occupa di economia, industria e finanza e di temi che spaziano dalle grandi imprese pubbliche alle privatizzazioni, dai conflitti d’interessi ai bilanci delle squadre di calcio. Su «Il Sole 24 Ore» cura tra l’altro la rubrica «Pay watch», che racconta quanto guadagnano i manager delle società quotate, e su «IL», mensile dello stesso gruppo editoriale, cura la rubrica «Poteri deboli» che mette in mostra il lato debole dei poteri forti. Partecipa alla trasmissione di Michele Santoro Servizio pubblico. Nel 2009 ha vinto il Premiolino. Per Chiarelettere ha pubblicato "La paga dei padroni" (con Giorgio Meletti, 2008) sugli stipendi dei nostri manager, banchieri, imprenditori, "Capitani coraggiosi"(2011) sulla vicenda della privatizzazione dell’Alitalia e dei «patrioti» chiamati in campo da Silvio Berlusconi nel 2008, e ‹Banchieri & compari › (2012); gli ebook ‹Alta rapacità› (2012) sui tre moschettieri Luca Cordero di Montezemolo, Diego Della Valle e Gianni Punzo, entrati nell'affare dell'alta velocità ferroviaria, ‹Ilva, il padrone delle ferriere› (2012) sull’ascesa, le potenti amicizie e i metodi di Emilio Riva, il padrone delle ferriere che tiene in scacco un’intera città, Taranto, con il suo centro siderurgico, e ‹Ligresti story› che racconta chi sono i Ligresti, l’ennesimo (cattivo) esempio del capitalismo relazionale di cui è “ricca” l’Italia.
EBOOK   9788861903531

Alta rapacità. E-book. Formato EPUB Gianni Dragoni   -  Chiarelettere, 2012  - 

Corre la febbre dell'alta velocità. I soldi sono tanti, gli appetiti si moltiplicano. Vale la pena saperne di più. Per esempio sapere chi sono i nuovi cavalieri che hanno appena inaugurato il treno - quasi tutto francese - Italo, che collegherà Napoli con Milano. Ecco a voi Luca Cordero di Montezemolo detto altrimenti "Libera e bella" per via del ciuffo, presidente della Ferrari e uomo Agnelli, affiancato da Della Valle, il rottamatore della finanza: dopo le scarpe e il "Corriere della Sera", perché no, un treno. E infine Gianni Punzo, il re di Nola "'o pannazzaro" che vendeva la biancheria in una piccola bottega a Napoli. Tutti sostenuti da Banca Intesa e Corrado Passera, poi diventato ministro. Pochi soldi investiti e molto onore (anche molti guadagni). L'autore fa due conti e ci regala una nuova puntata sul potere, quello che fa i soldi (con i soldi degli altri) e che in Italia è rappresentato sempre dai soliti noti.

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EBOOK   9788861902770

Capitani coraggiosi: I venti cavalieri che hanno privatizzato l'Alitalia e affondato il Paese. E-book. Formato EPUB Gianni Dragoni   -  Chiarelettere, 2011  - 

Un'altra operazione all'insegna dell'immagine... e del portafogli. La storia dell'Alitalia è una fotografia molto precisa di come funziona il capitalismo italiano targato Berlusconi. Siete dei patrioti dice il presidente del Consiglio per motivare i venti capitani coraggiosi guidati da Roberto Colaninno e Corrado Passera. Coraggiosi forse è una parola grossa, basta osservarli da vicino come fa l'autore in questa documentata ricostruzione per capire perché hanno aderito all'invito di Berlusconi. Tutti lavorano in settori a contatto con il governo o con la politica: autostrade, aeroporti, ferrovie, costruzioni, giornali, appalti pubblici, investimenti nel settore immobiliare, sanità, assicurazioni, finanza, ciclo dei rifiuti. Acquisendo crediti verso il governo, la ricompensa è certa. Più che capitani coraggiosi, capitani molto furbi. Ai patrioti va la parte sana della vecchia compagnia pubblica, i debiti rimangono allo Stato e ai vecchi piccoli azionisti privati, mentre i settemila dipendenti in esubero vengono parcheggiati nella bad company (la vecchia società messa in liquidazione dal commissario Augusto Fantozzi) con sette anni di ammortizzatori sociali sempre pagati dallo Stato. Il pacco dono prevede anche l'esclusiva su molte rotte nazionali grazie alla fusione con Air One. La concorrenza sparisce, il monopolio dei patrioti viene blindato per decreto legge. Altro che sfida imprenditoriale coi controfiocchi, come la chiama Colaninno. Eppure la nuova Alitalia oggi non va bene: il bilancio 2011 dovrebbe chiudersi in perdita con altri dipendenti in cassa integrazione, meno aerei, meno scali, Malpensa in crisi e con un patrimonio netto più che dimezzato. Niente paura però. I nostri patrioti hanno pensato a tutto. Anche a vendere la compagnia all'Air France-Klm (con il 25 per cento è già il primo azionista della compagnia) guadagnandoci ancora e accollando ai cugini altri debiti. Addio italianità, addio afflato patriottico.

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