Gustavo Zagrebelsky eBooks

eBooks di Gustavo Zagrebelsky Governo centrale

Gustavo Zagrebelsky è professore emerito dell'Università di Torino. Tra i suoi libri per Laterza: La virtù del dubbio (2007); Contro l'etica della verità (2008); Scambiarsi la veste. Stato e Chiesa al governo dell'uomo (2010); La felicità della democrazia. Un dialogo (con Ezio Mauro, 2011); Contro la dittatura del presente. Perché è necessario un discorso sui fini (2014); La maschera democratica dell'oligarchia. Un dialogo (con Luciano Canfora, 2014); Moscacieca (2015) e Tempi difficili per la Costituzione. Gli smarrimenti dei costituzionalisti (2023).


EBOOK   9788858126035

Loro diranno, noi diciamo: Vademecum sulle riforme istituzionali. E-book. Formato EPUB Gustavo Zagrebelsky   -  Editori Laterza, 2016  - 

Gustavo Zagrebelsky e Francesco Pallanteargomentano per il rinnovamento di una democrazia partecipata, contro le modifiche della Costituzione – di cui si vorrebbero cambiare ben 47 articoli (oltre un terzo del totale) – e contro la legge elettorale. Oltre alle critiche di merito (contraddizioni, errori concettuali, complicazione del sistema), vengono messe in evidenza le forzature procedurali che hanno connotato il percorso di approvazione delle due leggi. Ne emerge un quadro tutt'altro che rassicurante: le nuove regole del gioco politico risultano essere, a giudizio degli autori, sempre più un'imposizione unilaterale basata su rapporti di forza incostituzionali – leggi approvate in tutta fretta e al costo di qualunque forzatura. Il libro si chiude offrendo al lettore il confronto, articolo per articolo, del testo della Costituzione vigente con quello che scaturirebbe dalla riforma. Ciò allo scopo di offrire al cittadino una chiara visione d'insieme del nuovo dettato costituzionale.

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EBOOK   9788858156742

Loro dicono, noi diciamo: Su premierato, giustizia e regioni. E-book. Formato EPUB Gustavo Zagrebelsky   -  Editori Laterza, 2024  - 

A chi gioverebbero e chi penalizzerebbero le riforme costituzionali proposte dall'attuale governo? Non lasciamoci confondere da parole come stabilità, efficienza, governabilità e similari: avvolgono spesso durissime realtà nella bambagia delle ovvietà. La Costituzione non è letteratura, è la cosa più politica che ci sia. Tre autorevolissimi giuristi spiegano perché le riforme proposte violano tre principi cardine della Costituzione: la partecipazione democratica, l'indipendenza della magistratura e l'uguaglianza tra i cittadini. Nonostante il fallimento dei tentativi di revisione costituzionale del 2006 e del 2016, l'ossessione per la modifica della Costituzione torna a occupare la scena politica italiana. Contro la democrazia partecipata si pone il premierato proposto da Fratelli d'Italia: una visione nella quale la democrazia si riduce alla scelta, tramite plebiscito, del capo cui sottomettersi una volta ogni cinque anni, senza che, tra una votazione e l'altra, possano operare contropoteri o i cittadini far sentire la propria voce. Sarebbe la negazione del costituzionalismo e della democrazia. Contro l'indipendenza e l'autonomia della magistratura si pone una riforma della giustizia che prevede la separazione delle carriere di giudici e pubblici ministeri e la creazione di due Csm separati e di una Alta Corte per i procedimenti disciplinari, composti tramite sorteggio di tutti i membri. Misure che manifestano soltanto la volontà di controllo della magistratura da parte della politica, ottenuta per svuotamento e indebolimento del suo ruolo. Contro il principio di uguaglianza opera l'autonomia regionale differenziata voluta dalla Lega: un progetto volto ad aumentare poteri e risorse economiche a favore delle regioni più forti e più ricche, con il conseguente abbandono a sé stesso del resto del Paese. L'esatto contrario di ciò di cui l'Italia avrebbe bisogno perché segnerebbe la fine della solidarietà sociale e dell'unità della Repubblica. Se l'Italia soffre una crisi trentennale, la soluzione non è acuirne le cause, annichilendo il Parlamento, il potere giudiziario e l'idea della cittadinanza nazionale, ma difendere sopra ogni cosa l'equilibrio dei poteri e il valore di un'appartenenza comune nel pieno rispetto delle differenze alimentate dal pluralismo delle idee.

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