Nina Berberova eBooks
eBooks di Nina Berberova BIOGRAFIE E STORIE VERE
Il caso Kravcenko. E-book. Formato EPUB Nina Berberova - Guanda, 2019 -
Nell’aprile 1944 Vicktor Kravcenko, addetto alla missione commerciale sovietica negli Stati Uniti, ruppe con il suo Paese e decise di passare all’Occidente. Scrisse quindi un libro, pubblicato in America nel 1946, in cui spiegava le cause di questa rottura e raccontava la vita in Unione Sovietica sotto il regime staliniano. Era, per i contenuti e la novità, un documento eccezionale; e si trasformò in un grande successo, che si ripeté man mano che il libro usciva negli altri paesi. L’edizione francese, che precedette di un anno quella italiana pubblicata da Longanesi, apparve nel 1947. Un settimanale politico-letterario, Les lettres françaises, iniziò a questo punto una campagna diffamatoria contro Kravcenko, e questi intentò causa al periodico. Il processo ebbe luogo tra il gennaio e il marzo del 1949. Nina Berberova, allora redattrice di una rivista dell’emigrazione russa, seguì le fasi del dibattimento come cronista. La sua esperienza e la sua testimonianza di un evento memorabile sono raccolte in questo libro. Nel resoconto che la Berberova ci fa del processo, cui assistono fra il pubblico figure come quelle di Aragon e Sartre, scorre l’impressionante sequenza dei testimoni a carico (profughi russi, scampati alle purghe staliniane, uomini e donne con alle spalle storie atroci raccontate con estrema dignità) e la folla dei testimoni della difesa (funzionari e militari russi inviati da Mosca e destinati a impersonare ruoli grotteschi, comunisti e filocomunisti francesi accecati dal mito staliniano o semplicemente in malafede). La Berberova li segue lungo tutto il dibattimento, ne dipinge i volti con brevi tratti e netti chiaroscuri. Giorno dopo giorno annota punto per punto le deposizioni, gli interventi spesso magistrali degli avvocati, i contraddittori, i colpi di scena di uno spettacolo in cui si confrontano drammaticamente verità e intimidazione. Ci dà un resoconto vivissimo, completo e credibile di quanto accade in aula ma non accetta, neppure per un istante, di essere testimone impassibile di ciò che vede: un processo che l’intellettualità di sinistra vicina al Partito comunista vuol trasformare in un teatro dell’intolleranza. Semplicemente, non può farlo. Non può farlo perché anch’ella è russa. Non può farlo perché è una scrittrice. Ecco così che, accanto al documento agghiacciante della cecità degli intellettuali di allora e dell’inevitabile violenza delle ideologie, abbiamo oggi uno straordinario racconto-verità.
Un figlio degli anni terribili. E-book. Formato EPUB Nina Berberova - Guanda, 2021 -
Il 7 agosto 1921 moriva a Pietroburgo Aleksandr Blok. Proprio il giorno prima era arrivato il passaporto con cui il poeta si accingeva a lasciare la Russia. Tra le persone che parteciparono alla veglia funebre c’era anche una giovane Nina Berberova che di lì a poco sarebbe emigrata in Occidente. Negli anni Quaranta la scrittrice, esule in Francia, rese omaggio a una delle voci più rappresentative del tumulto di un’epoca con una monografia fitta di ricordi diretti, dove viene evocata non solo la storia di Blok e della sua arte, ma anche la metamorfosi di un mondo intero, proiettato verso un futuro di radicali cambiamenti. Berberova racconta di Blok e dei suoi successi, dell’amore per la moglie Ljuba, delle altre donne amate, della controversa amicizia con Andrej Belyj, del passaggio da osservatore distaccato della rivoluzione a suo sostenitore; ma nello sviscerare l’uomo, illumina di luce variamente intensa – azzurra, rossa al tramonto e poi più smorta e gelida – la città dove è nato il poeta che è anche la sua: Pietroburgo patria di Puškin, fiabesca capitale sulle rive della Neva, destinata a cambiare nome e a lasciare posto a «una città con altre lotte, altre forze, altre speranze». La scomparsa di Blok, uno dei maggiori poeti russi del Novecento, rappresenta una cesura. Scrive Nina Berberova: «Sentivamo tutti, in quel momento, la fine di una vita, la fine di una città, la fine di un mondo. I giovani che circondavano il feretro comprendevano che quel giorno forse era per loro un inizio. Come Blok e i suoi contemporanei erano stati ‘i figli degli anni terribili’, noi diventavamo ora i figli di Aleksandr Blok».
Il corsivo è mio. E-book. Formato EPUB Nina Berberova - Adelphi, 2019 -
«Che ne facciamo della visione tragica della vita in cui siamo stati educati? Del tragico periodo della nostra storia? Del destino della mia patria, della mia generazione e infine del mio destino personale? Mi sembra che una risposta ci sia: la tragedia mi fu data come terreno, come base di vita: noi, nati tra il 1900 e il 1910, siamo cresciuti nella tragedia che a suo tempo è entrata in noi; per così dire l’abbiamo bevuta, ce ne siamo nutriti e l’abbiamo assimilata, ma ora che ”la tragedia è finita ed è iniziato l’epos”, io ho il diritto, dopo aver vissuto una vita, di non prendermi troppo sul serio». Prima di giungere a «non prendersi troppo sul serio», la Berberova ha tracciato la storia della sua vita in questo libro, che apparve nel 1969 e col tempo sempre più si impone per l’intensità e la ricchezza della testimonianza. La Russia di prima, durante e dopo la rivoluzione, il mondo degli esiliati russi fra le due guerre, fra Berlino, Praga, Parigi, infine l’America, dove la Berberova è a lungo vissuta, ne sono la scena mutevole. E continuamente la vediamo attraversata da figure vivissime e disparate, fra cui riconosciamo Blok o Pasternak, la Cvetaeva o Belyj, Chodasevic o Remizov, Jakobson o Nabokov, tutti disegnati con la nettezza spavalda della narratrice. Difficile pensare un altro libro che restituisca con altrettanta precisione quell’«aria del tempo», fosca e vibrante, che avvolse la vita di tanti grandi russi del nostro secolo, dispersi per l’Europa. A mano a mano che procediamo nella selva degli anni, il tempo sembra apparirci palpabilmente come quell’«ordito che non si può comperare, né scambiare, né rubare, né contraffare, né impetrare», nel quale la Berberova intesse sapientemente la sua vita, devota sin all’inizio, secondo la formula di Herzen, della «crudelissima immanenza».