Silvio Perrella eBooks
eBooks di Silvio Perrella Saggi letterari
Giùnapoli. E-book. Formato EPUB Silvio Perrella - Neri Pozza, 2026 -
Chi sì, che vvuò, comme te sì ppermìso. Queste domande gridate in faccia da un gruppo di giovani motociclisti segnano l’esordio napoletano del giovane Silvio Perrella nel lontano 1973. Per il ragazzo palermitano è un inizio «violento, rumoroso, inquietante». La città colorata che avrebbe dovuto accoglierlo, secondo i racconti del padre che lì aveva trapiantato la famiglia, appare grigia, diffidente, puzza di varechina per la paura del colera. Lo fa sentire estraneo, solo. Sulle sue strade «piove anche quando non piove». Sono gli incontri, la musica prima, i concerti, le serate folli e giovani da cui si torna diversi, la letteratura poi, Raffaele La Capria, Anna Maria Ortese, Gustaw Herling, a fargli assaporare, senza forse mai davvero comprendere, la bellezza contraddittoria e incostante di quell’universo che è Napoli. È buia e irrisolta, generosa e schiva, mistica e carnale; è suono ed è silenzio, è incontro e solitudine. Luce e buio, acqua e roccia. Non ha un solo colore, Napoli. È come il mare che la bagna, l’acqua cambia colore seguendo «i rapporti del fondo con la corrente, le nuvole, lo sparire delle nuvole, il succedersi degli astri, il variare o cadere del vento». A vent’anni dalla sua pubblicazione, Giùnapoli ha ancora, e forse più di allora, uno sguardo lucido e attualissimo su quel luogo magico che sfugge a ogni definizione e riduce puntualmente a cenere ogni tentativo di rappresentazione. Ed è la lettera d’amore dello straniero che non potrebbe vivere da nessun’altra parte. «Ci vediamo giùnapoli» gli avevo sentito dire una volta. «Ma come giùnapoli, non è Napoli anche questa dove siamo adesso?» «Nel “camminare con i piedi e con gli occhi” di Perrella c’è una vera e propria frenesia motoria, un dèmone ritmico, un uso degli occhi che forse soprattutto gli stranieri avevano saputo esercitare prima. Anche qui, la sua conclusione è drastica: “A Napoli ho imparato a guardare”». Dalla prefazione di Antonio Franchini «Giùnapoli è uno splendido libro». Claudio Magris «Un libro autobiografico per interposta Napoli». Raffaele La Capria «Il Giùnapoli di Perrella non rientra in nessuna delle categorie dei libri di solito dedicati a Napoli». Bernardo Valli – la Repubblica
Petraio. E-book. Formato EPUB Silvio Perrella - La Nave Di Teseo, 2021 -
Il Petraio è un quartiere di Napoli. Mi piace percorrerlo, ci sono silenzi, scale, funicolari, rapimenti dello sguardo e del cuore. Da lì parte questo libro che può essere letto come si fa con I Ching. La Petraia è però anche una delle parole che Dante nomina nel suo Purgatorio, quel luogo in salita, fatto a balze, dove a ogni salto di quota corrisponde una conquista verso la luce. Quando di notte risalgo a piedi il Petraio non posso non pensare al poeta delle rime petrose e non posso non pensare a quanto lo abbia amato Osip Mandel’štam. È tolta dal suo discorso su Dante la citazione che intona Petraio. “La pietra è il diario impressionistico del tempo…”, scrive il mio Virgilio russo. Sì, ogni giorno un’apparizione – archi, facciate, finestre, ponti, ipogei, cieli, stagioni, microliti… –, pronta a sparire come un sentimento perso; una collezione di dettagli scorciati in poche righe, un’indagine su cosa sia una città, dove ogni città ne chiama un’altra come in una fuga. Petraio è diviso in tre parti – Tufo, Calcare, Pomice –; in ognuna c’è lo sfarinamento del tempo ma anche la sua durezza e tragicità; un tempo sfuggente, eterno o inesistente, di cui le pietre come lampade di Aladino sono le mute depositarie. Mettersi in ascolto del loro linguaggio non ancora formulato comporta una decifrazione ardua che può riservare sorprese. In Petraio si aprono due spazi inattesi simili a radure. Sono le immagini in sequenza di un fotografo potente come Antonio Biasiucci, con il quale sento una fratellanza della percezione. Silvio Perrella