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eBooks di Albert editi da Minerva con argomento Italia di Formato Epub
Penne al vetrioloI grandi giornalisti raccontano la Prima Repubblica. E-book. Formato EPUB Alberto Mazzuca - Minerva Edizioni, 2019 -
Da Gianna Preda a Fortebraccio. I due estremi, dalla destra alla sinistra politica. Ovvero dalla giornalista de “Il Borghese” definita «la tigre» da Prezzolini, la «Maxwell della politica» da Giorgio Torelli e «l’Oriana Fallaci della destra» da Marcello Veneziani, al corsivista de “l’Unità” che nasce borghese, ha un passato da democristiano prima di diventare comunista e trasformarsi in quello che Michele Serra descrive come «un gentiluomo che lavora per la classe operaia», Oreste Del Buono chiama «unico» ed Enrico Berlinguer «un capolavoro». E insieme a loro le migliori firme del giornalismo italiano: Giovannino Guareschi, Leo Longanesi, Indro Montanelli, Giovanni Ansaldo, Mario Pannunzio, Arrigo Benedetti, Ennio Flaiano, Ernesto Rossi, Oriana Fallaci, Camilla Cederna, Enzo Biagi, Eugenio Scalfari, Giorgio Bocca, Giampaolo Pansa e altri ancora. Questa è la storia della Prima Repubblica italiana, quella che va dalla Liberazione nel 1945, si butta alle spalle la monarchia, arriva inizialmente alla caduta del comunismo nel 1989 e, in seguito, a Tangentopoli nel 1992. Per dare poi vita alla cosiddetta Seconda Repubblica che si rivelerà solo la brutta copia della Prima. Poco meno di cinquant’anni visti attraverso le loro penne corrosive, aggressive, taglienti, spesso satiriche. Cinquant’anni in cui si agitano e sgomitano per il potere affaristi, speculatori, boiardi di Stato, malfattori, rivoluzionari, golpisti, terroristi. E in cui nasce la partitocrazia, dilaga la corruzione, si espande la criminalità organizzata fino ad arrivare a trattare con lo Stato, si formano le caste, si favorisce il compromesso. Ma ci sono anche gli uomini che tentano di opporsi alla malapolitica, alla malaeconomia e alla malafinanza. A cominciare da un prete non amato dal Vaticano, don Sturzo.
Mussolini-Bombacci. Compagni di una vita. E-book. Formato EPUB Alberto Mazzucca - Minerva, 2023 -
Gennaio 1921, con la fondazione a Livorno del Partito comunista d’Italia, si consumò definitivamente il divorzio politico tra due romagnoli doc. Se Nicola Bombacci diventò, cent’anni fa, il “Lenin d’Italia”, Benito Mussolini rispose poco dopo (ottobre 1922) con la marcia su Roma che lo proclamò il “duce d’Italia”: furono grandissimi avversari per molti anni ma restarono ugualmente – come solo in Romagna succede – compagni di una vita fino alle loro contemporanee sentenze di morte.Se Bombacci diventò, infatti, il nemico “numero uno” dei camerati di Benito che cantavano «con la barba di Bombacci faremo spazzolini per lucidare le scarpe di Mussolini», il figlio del gendarme pontificio e il figlio del fabbro non si persero mai di vista, anche quando cominciarono a fronteggiarsi su sponde opposte a cominciare dalla scelta interventista del tribuno di Predappio del 1914.E dopo che, negli anni Venti, Nicolino cadde in disgrazia tra i comunisti italiani (ma non in Russia), Benito non mancò mai di sostenere dietro le quinte il suo vecchio compagno ridotto quasi sul lastrico. D’altra parte, se Lenin continuò ad apprezzare il duce anche dopo la marcia su Roma, dicendo che «in Italia c’era un solo socialista capace di fare la rivoluzione: Benito Mussolini», il merito è stato tutto dell’uomo di Civitella che fece stringere subito i rapporti commerciali tra Roma e Mosca.E, dopo il 25 luglio, quando Mussolini finì a Salò, Bombacci lo seguì: di nuovo insieme fino alla morte.