Jorge Luis Borges eBooks
eBooks di Jorge Luis Borges editi da Adelphi con argomento Critica di Formato Epub
Testi prigionieri. E-book. Formato EPUB Jorge Luis Borges - Adelphi, 2017 -
Trovare un critico capace di dire l’essenziale di un libro in venti righe facendosi capire da tutti è un antico sogno di molti caporedattori. Ebbene, almeno una volta quel sogno si è avverato: negli anni Trenta, in Argentina, sulle colonne di una rivista femminile dall’ominoso nome di «El Hogar» («Il focolare»). Il giovane critico che vi si addestrò in recensioni, saggi, «biografie sintetiche» e fulminee notizie culturali aveva scritto due libri dal titolo singolare, "Storia universale dell’infamia" e "Storia dell’eternità", e si chiamava Jorge Luis Borges. Forse nessuna delle dame bonaerensi affezionate a «El Hogar» si rese conto che stava leggendo la prosa di colui che sarebbe divenuto un giorno il simbolo della letteratura stessa – o anche della più vertiginosa erudizione. E che ciò che le passava sotto gli occhi ogni settimana era una cronaca della letteratura di quegli anni stenografata momento per momento (ed erano anni in cui le novità sui banchi dei librai potevano portare i nomi di Kipling, Chesterton, T.S. Eliot, Kafka, Huxley, Döblin, Maugham, Hemingway, Simenon, Valéry, Faulkner, Steinbeck, Wells, Greene, oltre che dei numerosi emuli di Ellery Queen fra i quali il giovane Borges equamente si divideva). Ma non v’è dubbio che alcune di quelle dame dovettero apprezzare l’esemplare chiarezza e concisione dell’oscuro critico, e constatare – se per caso aprirono un paio dei libri recensiti – la portentosa precisione dei suoi giudizi. E non mancò forse chi seppe cogliere uno sprazzo della deliziosa ironia che circola in queste pagine di irreprensibile serietà. Questo volume, che raduna i testi pubblicati da Borges su «El Hogar» fra il 16 ottobre 1936 e il 7 luglio 1939, è uscito postumo nel 1986 per le cure di Enrique Sacerio-Garí e Emir Rodríguez Monegal.
Il prisma e lo specchio: Testi ritrovati (1919-1929). E-book. Formato EPUB Jorge Luis Borges - Adelphi, 2017 -
Fra il 1923 e il 1929 Borges pubblica tre volumi di poesia su cui in seguito interverrà radicalmente, e tre di prosa che saranno ripudiati. Tutti gli altri scritti – dispersi per lo più in periodici e riviste – cui era affidata l’insolente riflessione di quegli anni verranno dimenticati. E si capisce: ansioso di giustificare una tumultuosa militanza ultraista, ma soprattutto di «disanchilosare l’arte» e di difendere la sua poesia, Borges dichiara la supremazia dell’«estetica attiva dei prismi», capace di forgiare una visione personale, sull’«estetica passiva degli specchi», che trasforma l’arte in copia; addita nel ritmo, elemento acustico, e nella metafora, elemento luminoso, gli strumenti imprescindibili di tale rivoluzione; regola impavido i conti con i morti e i loro esercizi di retorica; stigmatizza risolutamente il «nulla immobile» della letteratura coeva, preoccupata solo di cambiare di posto alle «cianfrusaglie ornamentali» che pretendono di discendere da Góngora e di «infilzare in quantità infinite i consunti aggettivi»; celebra una Buenos Aires che nelle «ore orfane che vivono come spaventate dagli altri e delle quali nessuno si cura» diventa libertà di poesia, ed esalta l’ultimo tango, «zolletta di zucchero che da sola addolcisce la città offuscata e molle». Anni spavaldi, certo, di fervori iconoclasti, ma che a ben vedere ci dischiudono il segreto lavorio da cui nascerà il più indimenticabile Borges, come appare evidente da questo passo del 1923: «le nostre nullità differiscono così poco, e così tanto influiscono le circostanze sulle anime, che è quasi una casualità che tu sia il leggente e io lo scrivente – il sospettoso e appassionato scrivente dei miei versi».
La misura della mia speranza. E-book. Formato EPUB Jorge Luis Borges - Adelphi, 2017 -
Nel 1971, a Oxford, mentre conversava amabilmente con un gruppo di ammiratori, Borges d’improvviso si raggelò: qualcuno aveva fatto allusione alla "Misura della mia speranza". «Quel libro non esiste,» si affrettò a dire Borges al malcapitato «non lo cerchi più». E subito cambiò discorso. Ma il giorno dopo uno studente lo chiamò per smentirlo: quel libro esisteva, e la Bodleiana ne possedeva una copia. «Cosa possiamo farci, María,» commentò lo scrittore rivolgendosi alla moglie «sono perduto!». "El tamaño de mi esperanza" apparve a Buenos Aires nel 1926, secondo volume di saggi dopo "Inquisizioni" (1925), e insieme a quest’ultimo e all’"Idioma degli argentini" (1928) fu ripudiato, tornando ufficialmente in circolazione solo dopo la morte del suo autore. Tracotante di audacia e di speranza, il libro delle furie di Borges regola i conti con la coeva cultura argentina, attacca spavaldamente la pigra immobilità della lingua letteraria e l’ingannevole prestigio delle parole che compongono i versi, celebra la pampa e i sobborghi, il battagliero quartiere di Palermo – con i suoi patios pieni di cielo – e la pura sfacciataggine dei compadritos, i vecchi tanghi e lo spirito criollo portatore di allegria e miscredenza, "La terra viola" di Hudson e gli angeli, unici mostri sopravvissuti – ma soprattutto ci dischiude, tra le schegge di un’insolenza che gli anni provvederanno a temperare, il segreto lavorio da cui nascerà il più indimenticabile Borges.