Enzo Ciconte eBooks
eBooks di Enzo Ciconte editi da Rubbettino Editore con argomento C
Enzo Ciconte è docente a contratto di Storia della criminalità organizzata all'Università Roma Tre e di Storia delle mafie italiane all'Università di Pavia. È stato consulente presso la Commissione Parlamentare Antimafia e il primo a pubblicare un testo storico sulla 'ndrangheta in Italia, 'Ndrangheta dall'Unità a oggi (Laterza 1992). Tra le altre sue pubblicazioni: Storia criminale. La resistibile ascesa di Mafia, 'Ndrangheta e Camorra dall'Ottocento ai giorni nostri (Rubbettino 2008); Banditi e briganti. Rivolta continua dal Cinquecento all'Ottocento (Rubbettino 2011); Storia dello stupro e di donne ribelli (Rubbettino 2014); Borbonici, patrioti e criminali. L'altra storia del Risorgimento (Salerno 2016); Dall'omertà ai social. Come cambia la comunicazione della mafia (Edizioni Santa Caterina 2017).
Atlante delle mafie (vol 1): Storia, economia, società, cultura. E-book. Formato EPUB Enzo Ciconte - Rubbettino Editore, 2013 -
A cosa è dovuto il successo plurisecolare delle mafie italiane? E come mai viene definita “mafia” ogni violenza privata che ha successo nel mondo? L’Atlante delle mafie prova a rispondere a queste due domande. Partendo dalla messa in discussione dal paradigma interpretativo dell’esclusività della Sicilia nella produzione di ciò che comunemente si intende per mafia. Se un fenomeno, nato in Sicilia nell’Ottocento, ha avuto una così lunga durata, affrancandosi dalle condizioni storiche e territoriali che ne resero possibile la sua originaria espansione e proiettandosi così agevolmente nella contemporaneità (divenendo addirittura un modello vincente per tutte le violenze private del globo) non è utile continuare a descriverlo solo come un originale prodotto siciliano. Il modello mafioso, infatti, si è dimostrato riproducibile nel tempo e in altri luoghi, non più specifico solo della Sicilia e del Mezzogiorno d’Italia. Con il termine mafia si deve intendere oggi un marchio di successo della violenza privata nell’economia globalizzata. Con questa ottica, l’Atlante delle mafie passa in rassegna le “qualità” criminali che differenziano nettamente i fenomeni mafiosi dalla criminalità comune e da quella organizzata. Esse vengono sintetizzate in cinque caratteristiche: culturali, politiche, economiche, ideologiche e ordinamentali. Secondo i curatori, si può ritenere mafia la “violenza di relazioni”, cioè una violenza in grado di stabilire contatti, rapporti, e cointeressenze con coloro che detengono il potere ufficiale, sia politico, economico e religioso, che formalmente dovrebbero reprimerla e tenerla a distanza. Perciò viene contestato ampiamente il luogo comune delle mafie come antistato, come antisistema. È stato proprio questo luogo comune a tenere per anni in ombra il vero motivo del successo delle mafie. Mentre alcune forme di violenza e di contestazione armata del potere costituito si sono manifestate contro le leggi e contro la visione unitaria dello Stato (il brigantaggio nell’Ottocento, le rivendicazioni etniche-territoriali e il terrorismo politico nel Novecento) e perciò alla fine sono state sconfitte, le mafie hanno usato una violenza non di contrapposizione, non di scontro frontale, ma di integrazione, interna cioè alla politica e al potere ufficiale. Dunque, per mafia si deve intendere una violenza di relazione e di integrazione. In questa loro caratteristica consiste la ragione del loro perdurante successo.
Il ministro e le sue mogli: Francesco Crispi tra magistrati, domande della stampa, impunità. E-book. Formato EPUB Enzo Ciconte - Rubbettino Editore, 2011 -
Francesco Crispi sposa Rosalie Montmasson a Malta nel 1854. Lei lo sostiene, è intraprendente, decisa, coraggiosa, unica donna fra i Mille di Garibaldi. I due vivono insieme per oltre venticinque anni. L'unità d'Italia cambia la loro vita, Francesco diventa deputato e con Rosalie al seguito si sposta nelle diverse capitali del Regno: Torino, Firenze, Roma. Il tempo passa e lei sfiorisce. Il rapporto tra i due si fa burrascoso. Lui è sempre più distante e sostiene che le loro nozze non hanno mai avuto validità. Nel 1878 si unisce a Lina Barbagallo con un matrimonio celebrato in casa perché nessuno sapesse niente. Nonostante gli sforzi, però, la notizia trapela e la stampa lo accusa di bigamia ponendogli alcune domande sulla sua moralità e sull'uso pubblico del suo potere. Ben sei domande dalle colonne de "Il Piccolo", il quotidiano più accanito. I giornali rivendicano il diritto di intervenire sulla questione sottolineandone la valenza pubblica. Crispi replica che sono fatti privati e a quelle sei domande non risponde. Perde però la fiducia del re ed è costretto a dimettersi da ministro. La magistratura apre un'inchiesta che si conclude con un giudizio a suo favore. Un "processo breve", anzi brevissimo. Crispi è ancora forte, nonostante le dimissioni, e la magistratura, piegata alle esigenze politiche, è sensibile al potere dominante.
Atlante delle mafie (vol 2): Storia, economia, società, cultura. E-book. Formato EPUB Enzo Ciconte - Rubbettino Editore, 2014 -
saggi del secondo volume dell’Atlante delle mafie coprono un ampio spettro di problemi: le descrizioni delle rappresentanze territoriali delle mafie nel Centro e nel Nord, uno studio sulla Basilicata, il racconto delle mafie fatte da alcuni giornali, Tv e magistrati, ed altri temi che comprendono i movimenti antimafia, il cosiddetto «partito della mafia», il riciclaggio, le donne. Sono spaccati che consentono di penetrare ambiti nuovi o già conosciuti, ma riletti con un’ottica nuova, per comprendere le «ragioni di un successo», preoccupazione analitica che continua a caratterizzare la scelta dei testi ospitati in questa seconda pubblicazione. Il saggio introduttivo dei curatori, in particolare, si sofferma sul fatto che il successo delle mafie anche nelle regioni del Centro-Nord obbliga a rivedere i canoni interpretativi con cui l’opinione pubblica nazionale ha seguito l’evoluzione dei fenomeni mafiosi, partendo dal convincimento che non sarebbe seria oggi una storia delle mafie senza includere ciò che è avvenuto negli ultimi trent’anni in quei territori dove il fenomeno delle infiltrazioni mafiose «è giudiziariamente quasi inesistente», almeno secondo le risultanze giudiziarie di quelle regioni. L’uso della violenza nelle relazioni sociali ed economiche, o l’affidarsi ad essa per conseguire vantaggi e competere sul mercato, non è un problema solo della società, dell’economia e della politica meridionali, ma si è trasformato in un problema dell’intera nazione. C’è consapevolezza di ciò nelle classi dirigenti italiane? C’è consapevolezza, insomma, che una parte sempre più crescente del Paese accetta che settori della nostra economia siano regolati anche dalla violenza mafiosa? Le interpretazioni criminal-razziste che hanno prevalso finora nelle regioni del Centro-Nord, in base alle quali in società «virtuose», laboriose, ricche e civili mai si sarebbero radicati fenomeni mafiosi tipici di territori arretrati e di mentalità «contigue», sono state clamorosamente smentite e rappresentano nei fatti una delle cause principali del ritardo con cui si sta facendo fronte a questa sconvolgente novità. Le differenze tra Nord e Sud, da sempre al centro del dibattito e dello scontro politico e culturale italiano, non si sono dimostrate così forti e irreversibili da impedire un tale radicamento delle mafie anche in territori ed economie che sembravano non «predisposte» ad un tale esito. Proprio questa novità dovrebbe sgombrare il campo in particolare da quel teorema in base al quale le mafie non avrebbero potuto sopravvivere senza il loro territorio d’origine, cioè fuori dai luoghi dove sono nate. Sulla buona accoglienza delle mafie anche in società considerate amafiose, l’Italia sembra più unita di quanto le «distanze storiche» economiche e civili lasciavano presupporre. Questo secondo volume ci mette davanti a questo dato in tutta la sua impressionante evidenza.