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eBooks di M editi da Neri Pozza con argomento Stati Uniti
Vietnam: una tragedia epica 1945 -1975. E-book. Formato EPUB Max Hastings - Neri Pozza, 2019 -
La lunga e cruenta guerra del Vietnam viene ricordata come una «sporca guerra», un termine perfetto per descrivere il fallimentare impegno americano in Vietnam, che durò 10 lunghi anni. Gli Stati Uniti erano stati coinvolti negli avvenimenti in Vietnam a partire dal 1954, subito dopo la fine della guerra d’Indocina, per supportare il dittatore vietnamita Ngo Dinh Diem contro l’avanzata del comunismo. La vera e propria guerra, tuttavia, iniziò nel 1964 e finì nel 1975. Ci furono molte ragioni per le quali l’intervento americano fu un fallimento, che probabilmente contribuì a portare una buona parte della popolazione del Vietnam del Sud dalla parte del Vietcong. I bombardamenti aerei con materiali come il napalm avevano conseguenze brutali, che rendevano la popolazione fortemente ostile agli americani. I guerriglieri del Vietcong si nascondevano e si mischiavano nei villaggi del Sud. Per impedire ciò, gli americani deportarono i contadini del Sud in villaggi strategici, circondati da filo spinato e controllati dagli americani. Con l’operazione Rolling Thunder (1965-1968) gli americani tentarono di bombardare bersagli strategici in tutto il Vietnam del Nord, ma ad essere colpiti dalle bombe furono soprattutto gli ospedali e le scuole. Molti scrittori considerano la guerra del Vietnam una tragedia degli Stati Uniti, non Hastings, che intende questo libro come una lezione per il ventunesimo secolo sull’abuso della forza militare per affrontare sfide politiche e culturali irrisolvibili.
Qui non è Nuova York: 100 giorni nell'America profonda. E-book. Formato EPUB Maria Teresa Cometto - Neri Pozza, 2024 -
Due inviati speciali italiani, marito e moglie che da un quarto di secolo vivono a New York, raccontano gli Stati Uniti in due viaggi in auto coast-to-coast. Il primo è da New York a Portland (Oregon) e ritorno, su due diverse rotte lungo gli stati settentrionali. Il secondo, da New York a San Diego (California), scendendo prima in Georgia lungo l’Atlantico e attraversando poi gli stati meridionali. In tutto 32mila chilometri, 17 parchi nazionali e oasi naturali. È la scoperta dell’«Altra America», la più lontana dai luoghi battuti dai turisti italiani, ma la più vicina al cuore vero della grande nazione, ben diversa da quella che si legge o si vede abitualmente sui media mainstream. Ci sono tanti luoghi «innaturali», come le foreste del Washington State con i pini cresciuti sui tronchi degli alberi segati un secolo e mezzo fa per costruire la Ferrovia del Grande Nord. Siti storici leggendari, come The Lost Colony, la colonia inglese fondata nel 1585 sull’isola di Roanoke, North Carolina, e misteriosamente scomparsa. Curiosità architettoniche, come il campus della Università del Texas a El Paso, disegnato come i templi del Buthan. Paesaggi unici, come i crateri della Luna in Idaho. Laghi e monti che hanno ispirato grandi scrittori, come quelli del Michigan per Hemingway. Bellezze inattese, come il Crystal Bridges Museum immerso nei boschi di Benton - ville, Arkansas, la capitale del gigante dei supermercati Walmart. Ma soprattutto ci sono tante situazioni, idee, umanità. Testimonianze del passato più buio dell’America, come il nuovo Museo del linciaggio a Montgomery, Alabama. Squarci di speranza come la storia di Opal Lee, la novantaseienne afroamericana che da Fort Worth, Texas, ha marciato fino a Washington per rendere festa nazionale il giorno della liberazione dalla schiavitù. E innumerevoli pezzi d’Italia, senza contare i tantissimi italiani di nuova immigrazione incontrati ovunque, come gli scienziati del nasa Jet Propulsion Laboratory a Pasadena, California, o gli insegnanti della nostra lingua, considerata cool nei campus universitari delle città più sperdute. «No. L’America non è quella di Julia Roberts, di Meryl Streep, di George Clooney e men che meno quella di Woody Allen. L’America non è più, e forse non è mai stata, quella dell’assalto alla scalinata di Columbia, almeno come noi l’abbiamo interpretata. L’unico che forse l’ha capita è stato Pasolini». Fabio Finotti, Direttore dell’Istituto Italiano di Cultura di New York