Cesare De Seta eBooks

eBooks di Cesare De Seta editi da Neri Pozza ARTI

Cesare de Seta, storico dell’arte e dell’architettura moderna e contemporanea, insegna all’Università di Napoli Federico II. Ha pubblicato numerosi volumi tradotti in diverse lingue, si segnalano tra gli ultimi: Napoli tra Barocco e Neoclassico (Electa Napoli, 2002), Philipp Hackert, (Electa Napoli, 2005), Il mito dell’Italia e altri miti e II secolo della borghesia (Utet, 2005, 2006), Le lettere e le arti (Aragno, 2006). Ha organizzato mostre in Italia e all’estero: l’ultima delle quali Imago Urbis Romae, Musei Capitolini, 2005. Ha inoltre pubblicato tre romanzi: Era di maggio (Rusconi, 1991), La dimenticanza (Pironti, 1994) e Terremoti (Aragno, 2003), finalista al Premio Strega. Collabora con il quotidiano "la Repubblica".
EBOOK   9788854512962

Venezia e Moby Dick. E-book. Formato EPUB Cesare De Seta   -  Neri Pozza, 2016  - 

Ciascuno di noi ha in cuor suo un’idea di Venezia, proprio perché di questa straordinaria città non esiste e non può esistere una definizione esaustiva. Venezia è sgusciante e imprendibile, come un animale misterioso. L’idea di Cesare de Seta è che essa sia come Moby Dick, la balena bianca con cui Ahab mette in gioco il suo destino: un’inafferrabile città-destino, immersa nel Mediterraneo con i suoi tentacoli-isole. Un accostamento azzardato tra la magnifica città dei rii e dei campielli e il capolavoro di Melville? Provate allora a leggere – magari di notte, com’è accaduto all’autore di queste pagine – Moby Dick e a soffermarvi, nel capitolo intitolato Sulle raffigurazioni mostruose delle balene, sulle singolari righe in cui Melville descrive la balena dei legatori, «avvinta come un tralcio di vite al ceppo di un’àncora calante», e cita Aldo Manuzio. Il logo di Manuzio, quel Leviatano che campeggia su ogni suo libro, vi apparirà allora come una raffigurazione simbolica di Venezia. Animato da quest’idea, de Seta si è mosso alla ricerca degli infiniti tesori che giacciono nel corpo di questo misterioso Leviatano: le opere che hanno segnato la storia dell’arte e sulle quali incombe una tale bibliografia da far tremare i solai di una biblioteca. La tempesta di Giorgione, ad esempio, il dipinto il cui soggetto è uno dei grandi nodi irrisolti della storiografia artistica. Viaggiando nel corpo della balena-Venezia, come uno di quei naviganti abili a raccontare mirabolanti storie ed avventure, de Seta ci ricorda la «mossa del cavallo» di uno studioso che ha sparigliato le carte sostenendo che il quadro raffigura in realtà i bombardamenti cui fu sottoposta Padova da parte delle artiglierie imperiali nel 1509. Durante il viaggio, compaiono le gigantesche figure dell’arte che sono Venezia, anche quando non la dipingono: Tiziano che, come Michelangelo, era nella leggenda già da vivo, e il cui colore è all’origine del mito della pittura veneziana in Europa; Tintoretto che con il suo «schioppettio cromatico» prese assai rapidamente il posto di Tiziano; i vedutisti Canaletto, Guardi e Bellotto, che resero sublime l’uso della camera oscura, e appaiono qui come protagonisti di una singolare pièce teatrale, in dialogo con i loro e i nostri contemporanei che di loro si sono occupati. Una navigazione affascinante nel corpo di una città unica, con una sorpresa finale – il ritrovamento alla British Library di Londra di un meraviglioso libro sulla marineria veneziana – che sembra fatta apposta per rendere omaggio al creatore di Moby Dick.

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