Cristina Campo eBooks
eBooks di Cristina Campo editi da Adelphi BIOGRAFIE E STORIE VERE
Lettere a Mita. E-book. Formato EPUB Cristina Campo - Adelphi, 2023 -
Ha ventidue anni Margherita Pieracci – la Mita a cui sono indirizzate queste lettere – allorché, nel novembre del 1952, chiede a Vittoria Guerrini, che ne ha allora ventinove – e che adotterà poi, fra gli altri, lo pseudonimo di Cristina Campo –, di poterla incontrare per parlare con lei di «La pesanteur et la grâce», dalla cui lettura è uscita profondamente turbata. Comincia così, sotto il segno e nel nome di Simone Weil, un’amicizia che avrà fine solo con la morte di Vittoria, ventiquattro anni dopo, e si nutrirà, nei lunghi periodi durante i quali le due amiche saranno separate, di uno scambio epistolare affettuoso e costante. Le duecentoquaranta lettere scritte a Mita fra il 1955 e il 1975, che vengono presentate qui con la cura appassionata della stessa Margherita Pieracci, offrono ai lettori della Campo una cornice in cui inscrivere le poesie e i saggi che videro la luce in quegli anni (anni sui quali aprono spiragli di un fulgore talvolta crudele, che riduce le cose, secondo le parole di John Donne, «a coraggiosa chiarezza»). Al contempo, tuttavia, sono un’opera compiuta in se stessa, e di straordinaria qualità letteraria. Mai come nelle lettere la scrittura della Campo riesce a esprimere una gamma così mutevole e cangiante di intonazioni e di sfumature: se in certi momenti può farsi cullante, e quasi incantatoria, in altri è sferzante, aspra, risentita; ma sempre, in esse, la profondità di un pensiero la cui densità risplende in limpidissime gemme anche quando sembra limitarsi a suggerire la lettura di un libro o a formulare un giudizio, e la ricerca instancabile della verità e della bellezza, ma pure lo sgomento e il dolore, e persino l’angoscia, si fanno parola poetica.
La Tigre Assenza. E-book. Formato EPUB Cristina Campo - Adelphi, 2021 -
«Poesia è l’arte di caricare ogni parola del suo massimo significato» scrisse Pound una volta – e Simone Weil: «che ogni parola abbia un sapore massimo». Sono regole convergenti a cui Cristina Campo sempre si attenne, con lo scrupolo fin troppo crudele che le faceva dire di sé: «Ha scritto poco e le piacerebbe aver scritto meno». Così tutta la sua opera in versi è racchiusa in questo libro, che in gran parte si compone di traduzioni, come l’opera in prosa sta tutta negli «Imperdonabili». Dopo una esile raccolta del 1956, «Passo d’addio», che ci offre insieme la fragranza di una voce che si scopre e un presagio del duro rigore della Campo, da sempre dedito «a insolubilmente saldare / a inguaribilmente separare», le sue poesie sono tutte sparse, fino al poemetto «Diario bizantino», che apparve pochi giorni dopo la sua morte. E forse da questi ultimi versi, come da una specola vertiginosa, da un «mondo celato al mondo, compenetrato nel mondo, / inenarrabilmente ignoto al mondo», occorrerebbe partire per capire tutta Cristina Campo. Da questo osservatorio ormai inaccessibile capire come per lei il senso acuminato dello stile si proiettasse sul fondale di un «altro» cielo, là dove traluce «la Bellezza a doppia lama, la delicata / la micidiale», l’unica che la toccasse e di cui finì per riconoscere i simulacri soltanto nel respiro iconico della liturgia bizantina. A nulla della poesia italiana del nostro tempo possono essere avvicinate queste liriche, ma piuttosto a Simone Weil e a John Donne, a Hofmannsthal e a W.C. Williams, a Herbert e a Juan de la Cruz, tutti autori dei quali la Campo ha lasciato traduzioni che sono altrettanti esercizi di metafisica simbiosi.