Czeslaw Milosz eBooks

eBooks di Czeslaw Milosz editi da Adelphi Saggi letterari

EBOOK   9788845983795

Abbecedario. E-book. Formato EPUB Czeslaw Milosz   -  Adelphi, 2022  - 

Nella nona decade della sua vita, alle soglie del nuovo millennio, Czeslaw Milosz decide di raccontare il suo Novecento. Comincia allora a rovistare nei cassetti della memoria e ne trae figure, luoghi, avvenimenti: un fulgido mosaico di vicende proprie e altrui che spaziano da un continente all’altro, da un’epoca all’altra, delineando una personalissima enciclopedia del secolo appena trascorso, un alfabeto di ricordi e riflessioni sulla civiltà occidentale. Ma, come sempre, la memorialistica di Milosz scaturisce non già dall’impulso a eternare sé e il proprio vissuto, bensì dall’esigenza di testimoniare, anzi di perpetuare il mondo, meraviglioso e terribile. Così, rinunciando al ruolo di protagonista per assumere quello di regista, Milosz chiama in scena grandi attori e piccole comparse, mosso dal duplice intento di salvare tutto ciò che in un modo o nell’altro ha avuto un ruolo nella sua vita, e di riflettere sul suo tempo. Non stupisce allora che accanto a medaglioni come quelli su Rimbaud, Schopenhauer, Whitman, Dostoevskij o Baudelaire compaiano riflessioni sulla pittura di Edward Hopper, sull’alchimia o sul buddhismo; che «la fine del capitalismo» o «la stupidità dell’Occidente» si specchino nei lemmi dedicati al mondo russo-sovietico; che i commenti sulla «spietatezza» o sulla «blasfemia», sul «pregiudizio» o sulle «lettere anonime» stemperino le loro note amare nel fascino di paesaggi nordici o mediterranei – Inverness, la Selva Rudnicka di Vilna, il Connecticut, le acque trasparenti di Bocca di Magra.

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EBOOK   9788845983801

La testimonianza della poesia: Sei lezioni sulla vulnerabilità del Novecento. E-book. Formato EPUB Czeslaw Milosz   -  Adelphi, 2022  - 

Nei primi anni Ottanta, appena insignito del Nobel, Czeslaw Milosz fu chiamato dall'Università di Har­vard a presentare, in sei lezioni, le sue idee sulla po­e­sia. E della poesia decise di privilegiare la funzione ai suoi occhi più importante, vale a dire la mi­ra­colosa capa­cità di offrire una testimonianza sul­l'epoca a cui ap­partiene: «non ho dubbi» afferma «che i po­steri ci leg­geranno nel tentativo di com­pren­dere che cosa è stato il Novecento, proprio co­me noi ap­prendiamo molto sull'Ottocento grazie al­le poesie di Rimbaud e alle prose di Flaubert». Ma quale testimonianza del No­ve­cento offre la poesia? Il «tono minore», il dub­bio, l'a­ma­rezza, la cupezza che paiono con­trad­di­stin­guerla derivano, certo, dal­la fragilità «di tutto ciò che chia­miamo civiltà o cul­tura», dal pre­sagio che quanto ci circonda «non è più garantito», e potrebbe scompa­rire. Resta nondimeno una via di salvezza: guardan­do al secolo dalla prospettiva di un'«altra Europa» ed eleggendo a guide Oscar Milosz e Simone Weil, Milosz ci in­tro­duce infatti a una diversa con­cezione della poesia, quel­la che ne fa un «in­­se­gui­men­to ap­passionato del Reale» – giacché solo nel mai ap­paga­to desiderio di mimesi, nella fedeltà al par­ti­cola­re, nel «senso della gerarchia» delle cose sta «la possi­bilità di so­prav­vivere a periodi poco propizi».

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