Czeslaw Milosz eBooks
eBooks di Czeslaw Milosz editi da Adelphi Saggi letterari
Abbecedario. E-book. Formato EPUB Czeslaw Milosz - Adelphi, 2022 -
Nella nona decade della sua vita, alle soglie del nuovo millennio, Czeslaw Milosz decide di raccontare il suo Novecento. Comincia allora a rovistare nei cassetti della memoria e ne trae figure, luoghi, avvenimenti: un fulgido mosaico di vicende proprie e altrui che spaziano da un continente all’altro, da un’epoca all’altra, delineando una personalissima enciclopedia del secolo appena trascorso, un alfabeto di ricordi e riflessioni sulla civiltà occidentale. Ma, come sempre, la memorialistica di Milosz scaturisce non già dall’impulso a eternare sé e il proprio vissuto, bensì dall’esigenza di testimoniare, anzi di perpetuare il mondo, meraviglioso e terribile. Così, rinunciando al ruolo di protagonista per assumere quello di regista, Milosz chiama in scena grandi attori e piccole comparse, mosso dal duplice intento di salvare tutto ciò che in un modo o nell’altro ha avuto un ruolo nella sua vita, e di riflettere sul suo tempo. Non stupisce allora che accanto a medaglioni come quelli su Rimbaud, Schopenhauer, Whitman, Dostoevskij o Baudelaire compaiano riflessioni sulla pittura di Edward Hopper, sull’alchimia o sul buddhismo; che «la fine del capitalismo» o «la stupidità dell’Occidente» si specchino nei lemmi dedicati al mondo russo-sovietico; che i commenti sulla «spietatezza» o sulla «blasfemia», sul «pregiudizio» o sulle «lettere anonime» stemperino le loro note amare nel fascino di paesaggi nordici o mediterranei – Inverness, la Selva Rudnicka di Vilna, il Connecticut, le acque trasparenti di Bocca di Magra.
La testimonianza della poesia: Sei lezioni sulla vulnerabilità del Novecento. E-book. Formato EPUB Czeslaw Milosz - Adelphi, 2022 -
Nei primi anni Ottanta, appena insignito del Nobel, Czeslaw Milosz fu chiamato dall'Università di Harvard a presentare, in sei lezioni, le sue idee sulla poesia. E della poesia decise di privilegiare la funzione ai suoi occhi più importante, vale a dire la miracolosa capacità di offrire una testimonianza sull'epoca a cui appartiene: «non ho dubbi» afferma «che i posteri ci leggeranno nel tentativo di comprendere che cosa è stato il Novecento, proprio come noi apprendiamo molto sull'Ottocento grazie alle poesie di Rimbaud e alle prose di Flaubert». Ma quale testimonianza del Novecento offre la poesia? Il «tono minore», il dubbio, l'amarezza, la cupezza che paiono contraddistinguerla derivano, certo, dalla fragilità «di tutto ciò che chiamiamo civiltà o cultura», dal presagio che quanto ci circonda «non è più garantito», e potrebbe scomparire. Resta nondimeno una via di salvezza: guardando al secolo dalla prospettiva di un'«altra Europa» ed eleggendo a guide Oscar Milosz e Simone Weil, Milosz ci introduce infatti a una diversa concezione della poesia, quella che ne fa un «inseguimento appassionato del Reale» – giacché solo nel mai appagato desiderio di mimesi, nella fedeltà al particolare, nel «senso della gerarchia» delle cose sta «la possibilità di sopravvivere a periodi poco propizi».