Franco Debenedetti eBooks
eBooks di Franco Debenedetti editi da Marsilio Politica e governo
Scegliere i vincitori, salvare i perdenti: L'insana idea della politica industriale. E-book. Formato EPUB Franco Debenedetti - Marsilio, 2016 -
Protezionismo, autarchia, keynesismo, programmazione, strategie, italianità: tante variazioni su uno stesso tema, l’idea che lo Stato, per governare l’economia, debba intervenire e sappia farlo con le scelte giuste. È la politica industriale: lo Stato si sostituisce al mercato e sceglie i vincitori della gara concorrenziale. Salvo poi, quando l’«insana idea» non ha successo, dover correre ai ripari salvando i perdenti. Ma la politica industriale influenza e condiziona anche «l’altra metà del cielo», quella dell’industria privata, delle grandi famiglie e non solo. Si allarga alla politica finanziaria, si espande a quelle culturali e giudiziarie. Cade sulle sue contraddizioni, risorge, sopravvive ai vincoli dall’Unione europea. Quasi coetaneo dell’Iri, che in Italia della politica industriale è stato l’eponimo, Franco Debenedetti, per il suo percorso e per i ruoli che ha ricoperto, vi ha convissuto per molto tempo: prima da manager, lavorando nell’«altra metà del cielo», poi da politico e da saggista, mirando a smontare le strutture dell’intervento pubblico e l’ideologia su cui si reggono. Dalla Grande Depressione alla Grande Recessione, dagli altiforni alla banda larga, dall’Italietta di Giovanni Giolitti all’Unione europea di Angela Merkel, gli assi di lettura di questo libro - storico, politico, personale - si incrociano in un punto: la politica industriale e le ragioni per cui è un’«insana idea».
Il peccato del professor Monti: L'Europa, i tecnici e le identità politiche degli italiani. E-book. Formato EPUB Franco Debenedetti - Marsilio, 2013 -
Partendo dalla cronaca è possibile individuare tutta una serie di pregiudizi contro il capitale che li produce, il politically correct che li giustifica, e i danni che essi procurano. Paradossi, assurdità, errori plateali hanno origine dal dirigismo dell'amministrazione, dal corporativismo dei cittadini, dall'accettazione dello statalismo come dato imprescindibile della nostra società. Sono questi i veri "peccati capitali". I peccati capitali possono essere contro il capitale o del capitale: in questa ambiguità consiste il (facile) gioco di parole. Peccati piccoli, ma non piccoli peccati. Piccoli se paragonati sia a quelli compiuti nella grande battaglia ideologica del secolo scorso contro il capitalismo, sia a quelli commessi da coloro che si proclamavano, e ancor oggi si proclamano, interpreti di un'evoluzione del capitalismo, senza accorgersi che quella è la "strada della schiavitù". Anche con il Governo Monti le cose non sono poi molto diverse: non si avverte nelle visioni, nei giudizi, negli obiettivi quella discontinuità che il governo dei tecnici avrebbe dovuto segnare. E rimane un dubbio: se, e in che direzione, questa discontinuità possa essere l'esito delle elezioni del nuovo Parlamento e poi del nuovo Capo dello Stato. Se gli episodi da cui muovono le riflessioni sono effimeri, nascono e si dimenticano come le pagine dei giornali da cui sono tratti, le loro cause materiali e ideologiche esibiscono una straordinaria vitalità. La "morale" di queste pagine rimane attuale al mutare delle circostanze.