Giorgio Manganelli eBooks

eBooks di Giorgio Manganelli editi da Adelphi Studi culturali (Cultural studies)

Giorgio Manganelli (1922-1990), scrittore, traduttore, giornalista, anglista, è stato uno dei più importanti autori e prosatori italiani del secondo dopoguerra. A partire dal tardivo esordio di Hilarotragoedia nel 1964, ha pubblicato centinaia di articoli e ventidue altri libri; dopo la sua morte, nel 1990, a sua firma sono usciti libri in numero ancora maggiore. La mole non solo materiale dei suoi scritti si può dire abbia mutato l’immaginario del secondo Novecento. Vissuto ai suoi tempi per lo più come un outsider, un trickster se non proprio un «teppista», oggi è considerato un classico della nostra letteratura.
EBOOK   9788845975370

Improvvisi per macchina da scrivere. E-book. Formato EPUB Giorgio Manganelli   -  Adelphi, 2014  - 

Il ticchettio della macchina da scrivere, per Giorgio Manganelli, nasce «dai capricciosi amori di un cembalo estroso e di una mite mitragliatrice giocattolo». Non è un caso, dunque, che nei suoi "Improvvisi" un’incessante mutevolezza di melodie e di fraseggi (ossia di temi e di linguaggi) si accompagni a una tonalità ironico-umoristica percorsa da nere venature malinconiche. Gli spunti (le «arie» su cui improvvisare) sono spesso offerti da un minimo fatto di cronaca, una polemica frivola, un provvedimento ministeriale bizzarro. La notizia sulle rivendicazioni sindacali dei sagrestani, per esempio, consente a Manganelli di elogiare l’operato di queste figure avvolte di «modesta, innocua magia»; l’attacco troppo facile della scienza alla parapsicologia lo spinge a una difesa paradossale («basta forse che una cosa non esista, perché sia impossibile frequentarla?»); e il ritorno domenicale delle targhe alterne gli ispira una pagina memorabile su chi legge Dostoevskij dopo vent’anni o si spezza una gamba per sfruttare la rapidità delle ambulanze nella città deserta. In ogni passaggio, queste improvvisazioni sono anche inversioni, capovolgimenti del senso comune. Da un lato, la quotidianità più opaca assurge a una dimensione fantastica e metafisica, con la banca trasformata in «un luogo strano», accanto alle stazioni ferroviarie, alle parrocchie di campagna e ai cimiteri. Dall’altro, i massimi sistemi slittano in una dimensione grottesca e prosaica, perché la morte – questa «cosa ridicola» – è stupida «come è un po’ stupido sposarsi». Tutte le apparenze vengono così smascherate in un gioco demistificatorio che sembra fondere miracolosamente Lewis Carroll e Flaiano, e che produce l’effetto descritto da Pietro Citati: «lacrime di gioia, furori di ilarità», che distruggono «le istituzioni, i costumi, le abitudini, la noia dell’esistenza quotidiana».

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EBOOK   9788845974885

Mammifero italiano. E-book. Formato EPUB Giorgio Manganelli   -  Adelphi, 2014  - 

L’aborto, l’amor di patria e Carosello, le raccomandazioni, le tasse e il caso Tortora: su temi come questi Manganelli è intervenuto, nel corso degli anni Settanta e Ottanta, usando un’arma che gli era massimamente congeniale – il corsivo fulminante – e sempre mandando gambe all’aria moralismi e cliché. E da quei corsivi sbiechi e solitari emerge un ritratto dell’Italia che oggi più che mai lascia ammirati e scossi. Manganelli demolisce infatti i sacri valori italici: la famiglia, anzitutto, produttrice indefessa di psicopatologie varie, anche criminali; e la Patria, che in effetti è arduo amare in toto, incluse «la periferia nord di Foggia, le latrine di tutti indistintamente i ristoranti e le tavole calde dell’autostrada». Il nostro Paese è in fondo una madre avara e insieme indulgente, che «non dà il dovuto ma si lascia insolentire», garantendo così «una lamentosa e innocua esistenza». Non c’è dunque da stupirsi che gli italiani siano cittadini mediocri, afflitti da un’endemica cattiva coscienza – e «il fatto di non essere in galera è semplicemente un segno che da noi lo Stato non funziona». Osservatore implacabile ma partecipe, Manganelli ci racconta e si racconta, e ogni piega del suo discorso cela una gemma di comicità: come quando invita il presidente Pertini, la cui popolarità minaccia le istituzioni, a farsi assegnare il diritto di imporre «un qualsivoglia numero di rigori ad una qualunque squadra di calcio, anche a partita finita, con un semplice colpo di telefono».

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