Giovanni Gentile eBooks

eBooks di Giovanni Gentile editi da Fuoriscena SCIENZE UMANE

Giovanni Gentile (1875 –1944) è stato un filosofo, pedagogista e politico italiano. Fu insieme a Benedetto Croce uno degli esponenti del neoidealismo filosofico, un protagonista della cultura italiana nella prima metà del XX secolo e una delle figure di spicco del fascismo. Nel 1922 Mussolini, nominandolo Ministro dell’Istruzione, gli offrì l’occasione per realizzare la riforma della scuola cui lavorava dall’inizio del secolo. Aderì alla Repubblica Sociale Italiana. Pagò con la morte la propria scelta.
EBOOK   9791222500713

Che cos'è il fascismo: L'essenza di un fenomeno storico. E-book. Formato EPUB Giovanni Gentile   -  Fuoriscena, 2025  - 

Tutto comincia nel 1914, con "La filosofia della guerra", uno dei testi pubblicati in questa raccolta curata da Salvatore Natoli. Giovanni Gentile allora ha quasi quarant’anni. Siciliano, ha studiato alla Normale di Pisa e in quegli anni insegna nella medesima città. Siamo al principio della Prima guerra mondiale e Gentile si oppone con forza a una nazione che vede in gran parte inerte, debole, dedita al chiacchiericcio fine a sé stesso. La guerra va assunta come dovere e responsabilità morale. Il filosofo non può essere neutrale. Scrive già nel 1914: «Il nostro dovere oggi è di essere pronti all’appello, tutti al nostro posto, con l’animo proteso verso il cenno che da un momento all’altro potrà venirci da chi rappresenta la nostra volontà, il nostro essere nazione». In queste parole, che recuperano un’immagine – seppur mutilata – dell’epopea risorgimentale (la stessa che riecheggia anche nel motto dei carabinieri «Obbedir tacendo e tacendo morir», creato proprio in quel 1914 riprendendo un poema del 1861), possiamo già leggere la costruzione di un vocabolario morale che negli anni Venti porterà il filosofo alla convinta adesione al fascismo e alla missione della costruzione di una filosofia per il fascismo, di cui i testi qui raccolti rappresentano l’espressione compiuta. Un’adesione che non avrà ripensamenti, tanto che nel "Discorso agli Italiani" (1943) che segnerà la sua condanna a morte (qui riproposto), Gentile non fa atto di pentimento, non denuncia gli errori né le leggi criminali del regime, non si dichiara colpevole ma chiama all’unità della nazione. Resta coerente fino alla fine.

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