Cechov Anton eBooks
eBooks di Cechov Anton editi da Bruno Osimo di Formato Mobipocket LETTERATURA E STUDI LETTERARI
Chi cerca i libri di Anton Cechov trova una delle espressioni più alte del realismo letterario russo e della forma breve del racconto. Seguire i libri in ordine cronologico di Anton Cechov permette al lettore di osservare l'evoluzione del suo sguardo critico e sensibile verso la società russa di fine Ottocento, cogliendo la transizione dal bozzetto umoristico alla profondità psicologica delle sue opere mature.
Biografia dell'autore
Anton Cechov nasce a Taganrog nel 1860. Si forma come medico, professione che eserciterà per gran parte della vita e che influenzerà profondamente la sua scrittura, donandogli uno sguardo analitico e distaccato verso la sofferenza umana. Riconosciuto come un maestro del racconto moderno e del teatro, Cechov ha rivoluzionato la drammaturgia con opere che esplorano l'inazione e le sfumature emotive dei personaggi. Nel 1888 ha ricevuto il Premio Puškin per la raccolta Nel crepuscolo. È morto a Badenweiler nel 1904, lasciando un'eredità letteraria che continua a influenzare la letteratura mondiale.
Stile di scrittura
I libri di Anton Cechov si distinguono per una prosa essenziale, priva di fronzoli, capace di cogliere il significato profondo della quotidianità attraverso piccoli dettagli apparentemente insignificanti. L'autore è celebre per aver creato personaggi indimenticabili, come quelli che popolano le sue opere teatrali fondamentali quali Il giardino dei ciliegi o Zio Vanja, dove l'incomunicabilità e la malinconia diventano protagonisti. La sua capacità di trasformare stati d'animo sfuggenti in narrativa ha lasciato un segno indelebile nei lettori, rendendo le sue figure archetipi universali della condizione umana sospesa tra speranza e rassegnazione.
Dama con cagnolinoversione filologica del racconto. E-book. Formato Mobipocket Anton Cechov - Bruno Osimo, 2025 -
«Un ozio perfetto, questi baci in mezzo al bianco del giorno, con circospezione e paura d’essere visti, il caldo, l’odore del mare e il continuo balenare davanti agli occhi di persone oziose, eleganti, sazie lo avevano come rigenerato».In certi passi la voracità e la golosità – l'oralità – vengono apertamente contrapposte ai sentimenti, come qui, dove al dramma dell'amore impossibile si sovrappone il dramma della sua incomunicabilità, perché Gurov si ritrova circondato da persone che vivono l'intera loro vita ruotando intorno al cibo:«E ormai era afflitto dal forte desiderio di condividere con qualcuno i suoi ricordi. Ma a casa non poteva parlare del suo amore, e fuori casa non c’era nessuno. Non con i vicini e nemmeno in banca. E di che cosa parlare? Quindi la amava veramente? [...] "Se lei potesse sapere quanto era affascinante la donna che ho conosciuto a Âlta!". Il funzionario salì sulla slitta e partì, ma improvvisamente si voltò e chiamò:"Dmitrij Dmitric!" "Che cosa?" "Aveva ragione prima: lo storione aveva un odorino così così!" [...] Che costumi selvaggi, che gente! Che serate senza senso, che giornate poco interessanti, insignificanti! La smania del giocare a carte, la golosità, l’ubriachezza, le conversazioni continue tutte sulla stessa cosa».Cehov ritorna sempre sulla questione dell'incontinenza dell'uomo, si tratti di sesso, di cibo, di alcol, di gioco. Questo "paradiso artificiale" nel quale vive l'homo cehovianus è però a ben vedere – a patto di riuscire a estraniarsi dallo stato di ottundimento mentale che questo ambiente genera – una gabbia, con tanto di recinto. «[...] una sorta di vita monca, senza ali, una sciocchezza, e andarsene e fuggire non si può, come se fossi rinchiuso in manicomio o in arresto». Ecco qui che entra in gioco la metafora del recinto, che racchiude in sé tutte le altre di cui abbiamo appena parlato. Cehov descrive in dettaglio il recinto della casa di Anna Sergéevna, con i chiodi, grigio:«Proprio di fronte alla casa si estendeva il recinto, grigio, lungo, con i chiodi. "Da un recinto così ti viene da scappare" pensava Gurov guardando ora le finestre ora il recinto. [...] continuava a camminare per la via e intorno al recinto e ad aspettare questo caso. [...] Camminava e detestava sempre di più il recinto grigio e già pensava irritato che Anna Sergéevna lo avesse dimenticato e che, magari, si stava già distraendo con un altro, ed è così naturale nella situazione di una giovane donna costretta dal mattino alla sera a vedere questo maledetto recinto».Ci sono animali con le ali che servono a volare via, e animali che riescono a volare come vola il tacchino, come si vede anche nel finale:«a loro sembrava che la sorte stessa avesse predestinato uno per l’altra, ed era incomprensibile perché si era sposato lui, e perché lo aveva fatto lei; e sembravano due uccelli migratori, un maschio e una femmina, catturati e costretti a vivere in gabbie separate».
Il giardino dei ciliegi(L'amareneto) versione filologica. E-book. Formato Mobipocket Anton Cechov - Bruno Osimo, 2025 -
PostfazioneHo pensato di tradurre Il giardino dei ciliegi quando mi sono accorto che gli alberi in questione non sono ciliegi, ma amareni. Il dramma ruota intorno all'impoverimento della famiglia dovuto proprio al fatto che le amarene non sono trasportabili (e quindi commerciabili) a meno di sottoporle prima a procedimenti di conservazione (marinatura). Sono proprio i procedimenti che non sono più noti, e che causano la decadenza, con tutto ciò che ne deriva. Manca il tramandarsi di generazione in generazione dei "metodi di famiglia", delle "tradizioni" che hanno fatto di questo, il più grande amareneto della regione, una fonte di ricchezza.Quanto al "giardino", la parola russa sad si usa in locuzioni come fruktovyj sad, "giardino della frutta", ma che noi chiamiamo «frutteto», zoologiceskij sad, "giardino degli animali", ma che noi chiamiamo «zoo», botaniceskij sad, "giardino botanico", ma che noi chiamiamo «orto botanico» e così via. Quindi risulta evidente che la resa «giardino dei ciliegi» è rozza e frettolosa (il che ovviamente non giustifica che non sia stata corretta nei centodieci anni successivi). Soprattutto, non è il giardino di casa, come pensano tutti gli italofoni a teatro, ma ettari ed ettari di campo coltivato a frutta. Non so se è più bello o meno bello, ma certamente è diverso.Anche in tutto il resto la mia traduzione ha una sola ambizione: la precisione. Se mai una compagnia teatrale deciderà di usarla per un allestimento, ci lavorerà sopra, con o senza il mio aiuto. Io ho cercato di produrre battute recitabili, ma non sono né attore né regista. E non c'è nulla di peggio di un traduttore che sceglie una formulazione immaginandosela abbinata a una certa intonazione, senza rendersi conto che quella intonazione è solo nella sua testa, ma non ci sono appigli né di punteggiatura né di altro tipo che possano suggerirla (a parte la telepatia, che forse non è un criterio del tutto scientifico).Il barin, la bàrynâ, il mugìk e altri realia sono rimasti tali. Nella maggior parte dei casi, sono parole reperibili nei dizionari di italiano. Per qualsiasi commento, suggerimento, critica vi prego di scrivermi. C'è di bello che gli ebook si possono correggere anche dopo averli venduti (e comprati). Buona lettura!Milano, 7 luglio 2014Bruno Osimo