Antonio Nicodemo eBooks
eBooks di Antonio Nicodemo editi da Giappichelli Editore di Formato Pdf
Imprese pubbliche e settori speciali: L'autonomia contrattuale e le regole dell'evidenza pubblica. E-book. Formato PDF Antonio Nicodemo - Giappichelli Editore, 2018 -
La finalità del lavoro monografico è quella di tracciare la fisionomia delle imprese pubbliche che operano nei settori speciali in modo da definirne l’assoggettabilità o meno al regime dell’evidenza pubblica. Il quadro complessivo emerso dagli studi condotti non può dirsi lineare. Sia da un punto di vista soggettivo, sia da un punto di vista oggettivo è, infatti, difficile indicare i confini dell’applicazione delle regole dell’evidenza pubblica. Sullo sfondo del tema centrale si colloca la problematica dell’applicazione (e del rispetto) del principio della concorrenza. Nel settore degli appalti tale principio è stato elevato a valore superiore, rispetto al quale tutti gli altri principi in gioco sono recessivi. Si è scelto pertanto di affrontare l’indicata problematica partendo da una prospettiva che vede l’impresa pubblica equiparata alle imprese private e, come tale, operante in un mercato aperto al libero gioco della concorrenza. Occorre rilevare che la quasi totalità dei mercati nei quali operano le imprese pubbliche si sono gradualmente aperti. Si è in buona parte attuato il programma di liberalizzazione con il conseguente mutamento della natura giuridica dell’impresa pubblica: non più soggetto che opera con metodo economico per il soddisfacimento di un fine pubblico, bensì soggetto, formalmente privato e sostanzialmente pubblico, che si trova ad operare in un mercato aperto al libero gioco della concorrenza per gran parte delle attività indicate nell’oggetto sociale. Da qui l’esigenza di accertare in che misura le rigide regole delle procedure di gara debbano ancora oggi incidere sull’autonomia contrattuale delle imprese pubbliche che operano nei settori speciali.
Il tempo come bene della vita. E-book. Formato PDF Antonio Nicodemo - Giappichelli Editore, 2024 -
La presente monografia ha ad oggetto il “tempo” nell’esercizio dell’azione amministrativa, bene che – ad avviso di chi scrive – assume rilievo in modo autonomo e diretto nell’ambito del rapporto tra privato e amministrazione pubblica, rapporto sempre meno riconducibile al modello “autorità e cittadino”. Lo schema che contraddistingue questo lavoro e che, al tempo stesso, mira ad essere una nuova proposta interpretativa, è – pertanto – il tempo quale valore meritevole di tutela nella dinamica procedimentale. E ciò indipendentemente dal segno, positivo o negativo, che andrà ad assumere il provvedimento finale. Con la conseguente risarcibilità anche del danno derivante dal “mero ritardo”, in una logica che riconduce l’inadempimento (o il ritardo nell’adempimento) non all’illecito extracontrattuale, ma alla più rassicurante responsabilità da contatto sociale. Secondo tale impostazione, il contatto tra privato e Pubblica Amministrazione deve essere inteso come il fatto idoneo a produrre obbligazioni in conformità dell’ordinamento giuridico, dal quale derivano reciproci obblighi di buona fede, di protezione e di informazione. A conforto della proposta impostazione, si può oggi invocare la vigenza di molteplici norme che testimoniano un consistente incremento degli obblighi dell’amministrazione nell’esercizio dell’azione. È, infatti, definitivamente scomparsa quella concezione autoritaria dello Stato che portava a far coincidere l’interesse generale con l’interesse subiettivo della Pubblica Amministrazione e, per l’effetto, a negare o, nella migliore delle ipotesi, a rendere estremamente complicata la tutela dei diritti e degli interessi toccati dal non corretto esercizio dell’azione amministrativa. La piena integrazione nella dinamica del procedimento amministrativo di principi come quello della “buona fede” e dell’“affidamento del cittadino” conduce, invero, ad un rapporto paritario, con reciproci e puntuali obblighi e diritti. A ciò si unisce l’estensione agli enti pubblici, sempre con maggiore ampiezza, delle norme del codice civile di cui al Titolo IX del Libro IV, anche ad opera della giurisprudenza. In quest’ottica, l’introduzione (ad opera del c.d. decreto semplificazioni) del “principio di buona fede oggettiva” nei rapporti con la pubblica amministrazione di stampo autoritativo nella legge generale sul procedimento amministrativo codifica, di fatto, quanto venuto a consolidarsi, negli anni, nel comune sentire, come la giurisprudenza e la dottrina più autorevole hanno avuto modo di testimoniare: i criteri di buona fede e di leale collaborazione non devono orientare (più) solo il versante privatistico dell’azione delle Amministrazioni pubbliche, ma assurgono al rango di parametri per la valutazione della stessa legittimità dell’attività amministrativa. Si è così verificato, seppur in ritardo – nonostante le storiche segnalazioni della dottrina più attenta – (Merusi e Benvenuti) – il tanto agognato allineamento del modello italiano di pubblica amministrazione a quello già fatto proprio dai Paesi dell’Unione europea.