Arnaldo Affricani eBooks

eBooks di Arnaldo Affricani editi da Nor di Formato Mobipocket

EBOOK   9788897285700

La Vega ‘78Filosofia, Argentina e Allegronis. E-book. Formato Mobipocket Arnaldo Affricani   -  Nor, 2015  - 

"La Vega ‘78" è un esilarante mix di microstorie ambientate nella periferia cittadina che sperimenta la transizione dalla vocazione agricola e quella industriale e residenziale. Tra un ’68 giunto in ritardo, e lo stragismo delle BR, i personaggi ai quali l’autore dà voce inscenano una Spoon River locale dove però sono i vivi a rievocare un’adolescenza vissuta tra il degrado della periferia (dove abitano is allegronis), e la nuova piccola borghesia (abitante nei nuovi palazzi), e il conflitto tra lo slang dialettale simbolo di subalternità e l’italiano sardizzato degli emancipandi. La narrazione è localizzata in una terra di mezzo (il campo di giochi sterrato), stretta tra il manicomio e il carcere (le istituzioni totali), e il nuovo polo universitario (situato sopra le preziose evidenze archeologiche protonuragiche che avrebbe dovuto valorizzare per statuto). Al centro, il mondiale argentino del 1978, vero e proprio leit-motiv della narrazione, diviso fra cronache pallonare e tragedia dei desaparecidos, le implicazioni filosofiche involontarie tratte, come luoghi della morale, dalle veridiche storie dei protagonisti, e le interconnessioni tra microstorie e macro-Storia. Ironico, e a tratti struggente, "La Vega ‘78" oscilla tra comprensione sociologica e senso della nostalgia per ritrovare nelle pieghe di un quartiere cagliaritano spaccati di umanità vera che nessuno finora aveva narrato. E se si chiede all’autore di svelare le vere identità dei protagonisti, vi dirà che la voce narrante ha il dovere della pietas, ma che tanto più le storie sembrano romanzate, tanto più esse sono vere.

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EBOOK   9788833090610

Morire d’invidia. E-book. Formato Mobipocket Arnaldo Affricani   -  Nor, 2019  - 

L’Autore ripercorre le suggestioni del periodo post-bellico, servendosi dei racconti di famiglia e dei pettegolezzi del vicinato, per cercare traccia di quel “mal comune” che fa della Sardegna la patria dell’invidia. Un percorso lungo oltre mezzo secolo, attraverso il quale l’isola passa da una condizione di indigenza a una di appagante benessere, diffuso soprattutto tra i ceti medio-alti della popolazione. Complici di questa metamorfosi sociale furono, senza dubbio, gli Alleati e in modo particolare gli americani che con la Fondazione Rockefeller, costituita per l’eradicazione della malaria e il Piano Marshall (European Recovery Program), gettarono le basi per una rapida ascesa economica. Icasticamente, agli americani bastarono tre lettere per la ricostruzione (ERP) e tre lettere (DDT) per risolvere il problema della malaria, ma nulla poterono contro il dilagare dell’invidia e dell’egoismo che la loro presenza e il loro stile di vita avevano alimentato. Un autentico demone che poneva in ombra le virtù di un popolo conosciuto e apprezzato per generosità e ospitalità. Solo la presenza di un tenace prete di campagna, profondo conoscitore dei mali dell’umanità, riuscì ad arginare e talvolta a inibire il male oscuro che si insinuava nell’animo dei suoi fedeli. Egli era anche un profondo oppositore dei luoghi comuni e le asserzioni, anche di prestigio, che contribuivano a relegare la Sardegna dentro uno scomodo aggettivo. E chi gli domandava quale fosse il vizio capitale al quale i sardi erano particolarmente inclini, rispondeva sempre con sagace ironia: su fàmini, la fame. E del resto, come si poteva dare ragione a chi sosteneva d’aver visto più cristiani cadere per l’invidia che per la malaria, in un’epoca in cui c’era veramente poco da invidiare?

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