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I personaggi biblici del tempo pasquale. E-book. Formato PDF Cabra P. Giordano - Editrice Queriniana, 2015 -
Nel Tempo liturgico di Pasqua i cristiani celebrano la memoria della risurrezione di Gesù. Riscoprono così il loro essere redenti: fanno esperienza della forza dello Spirito, conformano il loro essere e il loro operare alle "cose di lassù" (Col 3,1s.), riaffermano la loro appartenenza ecclesiale, rinnovano lo slancio missionario della comunità. In sedici, deliziosi ritratti, le principali figure bibliche del Tempo pasquale guidano lungo questo percorso, consentendo di riscoprire oggi l'entusiasmo iniziale della fede nel Risorto. L'incontro con il Risorto ha sconvolto le vite di discepoli e discepole di Gesù. Dopo la Pasqua, la loro conoscenza umana del Maestro di Nazaret si è evoluta fino a confluire nella fede matura nel Cristo: è lui il Signore! Attorno alla buona notizia, che non poteva non essere divulgata, è sorto il primo nucleo della Chiesa, il nuovo popolo di Dio. Oggi come allora, nella cinquantina pasquale i cristiani rivivono quel mistero inaudito: "Cristo, spezzati i vincoli della morte, risorge vincitore dal sepolcro". Riscoprono il loro essere redenti, fanno esperienza della forza dello Spirito, conformano il loro essere e il loro operare alle "cose di lassù", riaffermano la loro appartenenza ecclesiale. In questo cammino di esultanza, la Scrittura e la liturgia propongono all'attenzione dei fedeli alcune personalità esemplari: le donne al sepolcro e la madre di Gesù, il gruppo dei Dodici e in particolare Pietro, Giacomo, Giovanni. DESCRIZIONE L’incontro con il Risorto ha sconvolto le vite di discepoli e discepole di Gesù. Dopo la Pasqua, la loro conoscenza umana del Maestro di Nazaret si è evoluta fino a confluire nella fede matura nel Cristo: è lui il Signore! Attorno alla buona notizia, che non poteva non essere divulgata, è sorto il primo nucleo della Chiesa, il nuovo popolo di Dio. Oggi come allora, nella cinquantina pasquale i cristiani rivivono quel mistero inaudito: «Cristo, spezzati i vincoli della morte, risorge vincitore dal sepolcro». Riscoprono il loro essere redenti, fanno esperienza della forza dello Spirito, conformano il loro essere e il loro operare alle «cose di lassù», riaffermano la loro appartenenza ecclesiale. In questo cammino di esultanza, la Scrittura e la liturgia propongono all’attenzione dei fedeli alcune personalità esemplari: le donne al sepolcro e la madre di Gesù, il gruppo dei Dodici e in particolare Pietro, Giacomo, Giovanni. Agli apostoli si aggiungono poi Stefano e Filippo, Barnaba e Paolo. E non mancano figure femminili forse meno note, come Tabità e Damaris. Dalla lettura attualizzante dei vangeli della risurrezione e degli Atti degli apostoli nasce un originale percorso di lectio divina che aiuta ad aprire la mente e il cuore alla novità incessante dello Spirito. Per un annuncio cristiano convinto, appassionato e credibile.
Senza l'amore sarei nulla. L'inno alla carità di 1 Corinzi 13. E-book. Formato PDF Cabra P. Giordano - Editrice Queriniana, 2015 -
Una lectio divina sull'inno alla carità, caratterizzata dalla costante presenza di testi di san Francesco di Sales a commento delle parole ispirate di san Paolo. Come quest'ultimo, anche il grande vescovo e dottore della Chiesa ha una visione totalizzante dell'amore. E sa coglierne i diversi aspetti guardando sempre alla loro fonte prima e perenne, il Dio trinitario. La carità non è solo necessaria per piacere a Dio e al prossimo, ma è anche indispensabile per la vita quotidiana del semplice cristiano, dell'apostolo, del missionario. ESTRATTO DALLA PRIMA PARTE Mai come in questi anni le nostre comunità cristiane e di vita consacrata si sono tanto impegnate sul fronte della carità, a tutti i livelli e in varie forme, e mai come oggi hanno bisogno di riflettere sul vissuto per non smarrire la bellezza della figura evangelica della carità. Questo volumetto meditativo sull’inno di Paolo alla carità, secondo il metodo della lectio divina, centra dunque un bisogno oggi essenziale nella chiesa e merita il nostro plauso. San Paolo nelle sue lettere torna spesso sul tema della carità. Aveva capito che la riuscita della vita cristiana risiede nella carità tra fratelli e sorelle nella fede. Alle comunità della Galazia egli scrive che la pienezza della legge è l’amore del prossimo (Gal 5,14s.); e per ‘prossimo’ intende qui i fratelli nella fede: «Pratichiamo il bene verso tutti, ma soprattutto verso i fratelli nella fede» (Gal 6,10). Un testo paolino che sempre mi affascina nella Prima lettera ai Corinzi è: «Se avessi il dono della profezia, se conoscessi tutti i misteri e avessi tutta la conoscenza, se possedessi tanta fede da trasportare le montagne, ma non avessi la carità non sarei nulla» (1 Cor 13,2). Queste parole possono valere come verità generale, che presuppone e insieme compendia tutto un ampio discorso sul valore fondante dell’amore per l’identità del cristiano sia nell’oggi della storia sia nell’éschaton. Questi due momenti si richiamano necessariamente l’un l’altro: da una parte è vero che, se l’amore è determinante per definire oggi la persona religiosa, esso deve anche essere coestensivo alla sua esistenza e quindi durare indefinitamente; ecco perché poche righe dopo, nella stessa pagina paolina, si legge che «l’amore non avrà mai fine» (13,8); dall’altra parte è certamente anche vero che, se l’amore non verrà mai meno in futuro, è segno che di esso davvero non si può fare a meno neanche nel presente. Infatti, come si sa, ciò che non ha futuro è per natura caduco, mentre ciò che è eterno, come la parola di Dio, è essenziale. Mi ha colpito molto ciò che ha detto Benedetto XVI il 6 ottobre 2008, durante il Sinodo dei vescovi sulla parola di Dio, quando ha affermato: La parola di Dio è il fondamento di tutto, è la vera realtà. Dobbiamo cambiare la nostra idea che la materia, le cose solide, da toccare, sarebbero la realtà più solida, più sicura [...]. Solo la parola di Dio è fondamento di tutta la realtà, è stabile, è la realtà. Quindi dobbiamo cambiare il nostro concetto di realismo. Realista è chi riconosce nella parola di Dio il fondamento di tutto. Realista è chi costruisce la sua vita su questo fondamento che rimane in permanenza. Realista è chi scopre che cosa è la realtà e trova in questo modo il fondamento della sua vita, come costruire la vita. Parlando di amore nella Scrittura e in san Paolo, dunque, parliamo di qualcosa che caratterizza la nostra vita alla radice, cioè semplicemente “ci fa essere”. Di quale amore si parla? Ma qual è il significato del termine ‘amore’? La lingua greca utilizza tre vocaboli, ciascuno dei quali ha una sfumatura diversa. Il primo, il più noto, è éros: cantato dai poeti, questo ‘amore’ è fatto oggetto di riflessione anche dai filosofi; tra questi spicca Platone che lo definisce sì di natura divina, ma come un dio imperfetto, figlio di Povertà e di Espediente, così da essere perennemente in tensione verso qualcosa di cui è privo (non solo in direzione orizzontale verso l’essere umano, ma anche in verticale verso Dio) e che vuole raggiungere a qualunque costo: è l’ebbrezza; se non è purificata, è degradazione dell’uomo. Il secondo vocabolo è philía, ‘amore di amicizia’: ripensata soprattutto da Aristotele, suppone una eguaglianza tra coloro che la sperimentano ed è fondata sulla reciprocità, cioè sulla constatazione di qualcosa di amabile che viene condiviso come bene comune dai partner e che ciascuno dei due però riconosce nell’altro anche come utile per sé. Epicuro la definisce addirittura come «il bene più grande», che riproduce nel mondo le caratteristiche della vita degli dèi. Il terzo vocabolo è agápé: genericamente ha significato di ‘affetto’; nel greco classico è un termine piuttosto raro e deriva dal verbo agapân che vuol dire soltanto ‘trattare con affetto, con cura, aver caro’. La cosa sorprendente è che, mentre nel Nuovo Testamento è omesso del tutto il primo dei tre termini e il secondo viene impiegato solo una volta in senso negativo (cfr. Gc 4,4: «Non sapete che l’amore per il mondo è nemico di Dio?»), è proprio il terzo vocabolo invece che è stato assunto dal linguaggio cristiano e arricchito enormemente, fino a significare sia l’amore di Dio verso l’uomo, sia l’amore del cristiano verso Dio, sia l’amore vicendevole tra i cristiani e verso gli esseri umani in generale. Questo caratterizza, in maniera del tutto originale e tipica, il Nuovo Testamento e quindi il cristianesimo, che nel latino tradurrà il termine greco agápé preferibilmente con caritas, ‘carità’. Per comprendere esattamente l’importanza e il significato dell’amore (agápé) dal punto di vista biblico e cristiano, sbaglieremmo a partire dall’idea di un comandamento, come se l’amore fosse qualcosa di imposto dall’esterno. Del resto, anche solo a livello psicologico, si sa bene per esperienza che lo stesso amore umano non può essere comandato. Infatti, non c’è nulla di più personale e spontaneo dell’amore, che parte autonomamente dal di dentro: basta lasciarlo fare. Tutt’al più, a comandare l’amore dal punto di vista umano è l’amabilità del partner, cioè sono la sua bellezza, la sua intelligenza, la sua bontà. L’amore in senso cristiano, invece, cioè l’agápé, scatta là dove di desiderabile non c’è proprio nulla. Lo si vede sia nell’Antico Testamento, dove Dio dice a Israele: «Il Signore si è legato a voi e vi ha scelti, non perché siete più numerosi di tutti gli altri popoli..., ma perché il Signore vi ama» (Dt 7,7s.), sia soprattutto nel Nuovo, dove Paolo scrive: «Dio dimostra il suo amore verso di noi nel fatto che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi» (Km 5,8). Già da questi testi, e specie da san Paolo e dall’apostolo Giovanni, ricaviamo alcune caratteristiche dell’agápé assolutamente fondamentali per la nostra vita di persone credenti.
Si può essere felici con Dio? Alla ricerca della gioia. E-book. Formato PDF Cabra P. Giordano - Editrice Queriniana, 2015 -
Si può essere felici senza dio? si può essere felici con dio? Quasi in risposta alla prima domanda, degli atei inglesi hanno recentemente promosso una campagna pubblicitaria, facendo apparire sugli autobus la scritta: «Probabilmente dio non esiste. smettila di preoccuparti e goditi la vita». da parte nostra non ci sentiremmo così sicuri, perché vediamo attorno a noi molte inquietudini e smarrimento. Alla seconda domanda rispondiamo dicendo che, pur in mezzo a nebbie e incertezze, siamo al corrente di numerose testimonianze che permettono di dare una risposta positiva. Il titolo dato a queste pagine, Si può essere felici con Dio? Alla ricerca della gioia, è piuttosto provocatorio, dal momento che la gioia non viene quando la ricerchi, ma quando la accogli come dono e la coniughi come tale. Ma questo dono si inserisce nella ricerca umanissima dell’autorealizzazione e nella ricerca del benessere personale e comunitario. Il presente lavoro, centrato sulla parola di dio, mette a disposizione dei commenti preziosi di san Francesco di sales, amabile maestro di una vita cristiana improntata alla gioia. PREMESSAdi Pier Giordano Cabra Si può essere felici senza Dio? Si può essere felici con Dio? Quasi in risposta alla prima domanda, degli atei inglesi lo scorso anno hanno promosso una campagna pubblicitaria, facendo apparire sugli autobus la scritta: «Probabilmente Dio non esiste. Smettila di preoccuparti e goditi la vita». Da parte nostra non ci sentiremmo così sicuri, perché vediamo attorno a noi molte inquietudini e smarrimento. Alla seconda domanda rispondiamo dicendo che, pur in mezzo a nebbie e incertezze, siamo al corrente di numerose testimonianze che permettono di dare una risposta positiva. La tradizione biblica e cristiana preferisce parlare di `gioia', realtà più sfumata e percepita come meno utopica della 'felicità'. Il titolo dato a queste pagine, Si può essere felici con Dio? Alla ricerca della gioia, è piuttosto provocatorio, dal momento che la gioia non viene quando la ricerchi, ma quando la accogli come dono e la coniughi come tale. Ma questo dono si inserisce nella ricerca umanissima dell'autorealizzazione e nella ricerca del benessere personale e comunitario. Quando il tuo desiderio si lascia toccare e condurre dal desiderio di Dio, allora la gioia scende come una rugiada e la tua terra dà il suo frutto migliore. Anche il presente modesto lavoro è nato dalla collaborazione con un Monastero della Visitazione, questa volta con quello di Brescia, quale frutto delle iniziative per ricordare i quattrocento anni della fondazione del loro Ordine. Mentre la Lectio e la Meditatio sono state stese dal Padre Pier Giordano Cabra, le altre parti sono state preparate dalle Sorelle del Monastero di Brescia, le quali hanno ancora una volta messo a disposizione molti testi preziosi del loro Fondatore, san Francesco di Sales, amabile maestro di una vita cristiana improntata alla gioia. Un opuscolo centrato sulla parola di Dio, che vorrebbe essere realista, sereno e rasserenante.