Fedor Dostoevskij eBooks
eBooks di Fedor Dostoevskij editi da Bruno Osimo di Formato Mobipocket
Memorie dal sottosuolo (Tradotto)Versione filologica del racconto lungo. E-book. Formato Mobipocket Fëdor Dostoevskij - Bruno Osimo, 2025 -
«Questo romanzo breve potrebbe essere considerato la descrizione di un caso clinico con evidenti e variegati sintomi di persecuzione. Il mio interesse è limitato allo studio dello stile. I temi di Dostoevskij, i suoi stereotipi e le sue intonazioni sono presentati nel modo più vivido. È la quintessenza della dostoevsticità. La prima parte è composta da 11 piccoli capitoli, o sezioni. La seconda parte è lunga il doppio della prima ed è composta da 10 capitoli più lunghi con diversi incidenti e dialoghi. La prima parte è un monologo, ma un monologo che coinvolge ascoltatori immaginari. In tutta questa parte, l'uomo del sottosuolo, il narratore, si rivolge al pubblico, apparentemente filosofi alla buona, lettori di giornali e, come li chiama lui, "persone normali"» (Vladimir Nabokov).
Il villaggio di Stepancikovo e i suoi abitantitraduzione di Bruno Osimo. E-book. Formato Mobipocket Fëdor Dostoevskij - Bruno Osimo, 2025 -
Mio zio, il colonnello Egór Il'ìc Rostanev, andando a riposo si trasferì nel villaggio di Stepàncikovo, che aveva ricevuto in eredità, e si mise a viverci come un proprietario terriero che per tutta la vita non abbia mai messo piede fuori dai propri possedimenti. Vi sono persone che sono proprio soddisfatte di ogni cosa e che si abituano a tutto; proprio così era il carattere del colonnello a riposo. Era difficile immaginare persona più pacifica e più accomodante. Se gli avessero chiesto seriamente di portare qualcuno in spalla per un paio di verste, forse l'avrebbe anche fatto: era così buono che a volte era disposto a dare decisamente tutto alla minima richiesta e, poco ci mancava, a dividere la sua ultima camicia con chiunque glielo avesse chiesto. Aveva un aspetto imponente: era alto e slanciato e aveva guance rubizze, denti bianchi come zanna d'elefante, lunghi baffi castani, una voce forte e chiara e una risata sincera e fragorosa; parlava a scatti e in fretta. All'epoca avrà avuto quarant'anni e aveva trascorso tutta la vita, si può dire quasi da quando aveva sedici anni, negli ussari. Si era sposato ancora molto giovane, aveva amato sua moglie con passione; ma lei era morta, lasciando nel suo cuore un ricordo indelebile, di riconoscenza. Infine, dopo avere ricevuto in eredità il villaggio di Stepàncikovo, che accrebbe il suo patrimonio a seicento anime, si era ritirato dal servizio e, come è già stato detto, si era messo a vivere nel villaggio insieme con i figli: Iljùša, di otto anni (la cui nascita era costata la vita alla madre) e la figlia maggiore Sàšen'ka, una ragazza di una quindicina d'anni che, da quando era morta la madre, era stata educata in un collegio a Mosca. Ma presto la casa dello zio finì per assomigliare all'arca di Noè. Ecco come accadde.