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eBooks di Gi editi da Zandonai Editore di Formato Mobipocket

EBOOK   9788895538662

Diabolus in musica. Prose ed elzeviri musicali. E-book. Formato Mobipocket Giorgio Vigolo   -  Zandonai Editore, 2010  - 

Il volume, pensato da Giorgio Vigolo già nel 1967, raccoglie una scelta di testi inediti, molti dei quali scritti per la trasmissione radiofonica Musica e Poesia. Vigolo non mira a tradurre i fatti musicali in un linguaggio didascalico e informativo, né si limita a indagarne il dato squisitamente tecnico: la sua prosa musicale racconta e genera storie, inseguendo – per dir così – il significato “diabolico” della musica, versatile musa capace di trasmigrare in altre forme artistiche, come l’architettura (che Goethe chiamava «musica ammutolita») e la poesia. Poeta e narratore, studioso del Belli e indimenticato traduttore di Hölderlin, Vigolo apre, con i suoi atteggiamenti linguistici, le suggestioni letterarie e filosofiche, e la sua padronanza musicale frutto di estesi e meditati studi, un nuovo e illuminante spazio alla critica musicale. Brevi, veloci e di squisito gusto letterario, questi saggi restituiscono con maestria l’atmosfera poetica delle opere musicali e captano ciò che nella musica si nasconde: l’anelito di assoluto, la dimensione ritmica come memoria dei suoni e le inquietudini etiche, specie fra Barocco e Romanticismo, quando il suono – aereo e spirituale – convive con la pietra, il peccato e la morte. Giorgio Vigolo (1894-1983) è stato poeta e narratore, critico musicale e traduttore. La sua ricca attività letteraria copre un arco cronologico che va dagli esordi su “La Voce”, negli anni 1915-16, fino alla tarda produzione degli anni sessanta: la raccolta di racconti Le notti romane (Bompiani, 1960) vinse il Premio Bagutta e alle poesie de La luce ricorda (Mondadori, 1967) venne assegnato il Premio Viareggio. Ha sempre alternato una vasta produzione di poesie e prose all’assiduo impegno di studioso, che ha portato all’edizione critica dei Sonetti del Belli (Mondadori, 1952) e alla traduzione delle Poesie di Hölderlin (Einaudi, 1958). I suoi brillanti scritti di critica musicale, frutto di una lunga collaborazione con “Il Mondo” e il “Corriere della Sera”, sono stati in parte raccolti nel volume Mille e una sera all’opera e al concerto (Sansoni, 1971) e gli hanno valso la nomina ad accademico di Santa Cecilia.

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EBOOK   9788895538655

I latitanti. E-book. Formato Mobipocket Gilberto Forti   -  Zandonai Editore, 2010  - 

Gilberto Forti ci restituisce in pochi straordinari tratti la misura vincolante a cui la guerra riduce persone e cose. La dimensione della sopravvivenza non coincide con quella della vita, tuttavia ha il pregio di non nasconderne la precarietà, come ben sanno i latitanti che si ritrovano sospesi, nella loro sub-esistenza, tra una “morte apparente” e una tumultuosa vita interiore. Di questo sfasamento, così come del tormentato rapporto fra memoria e oblio, testimonianza e silenzio, si nutre la scrittura di Forti che nei suoi momenti di asciutto lirismo non si esaurisce mai in un esercizio – seppur alto – di rievocazione storica o biografica. Anzi, da queste storie di giovinezza e di latitanza, ambientate per lo più fra le montagne dell’Appennino emiliano e durante la guerra partigiana, promana un alone di atemporalità che sta a indicare quanto la memoria, individuale e collettiva, sia intaccata da una rimozione necessaria: i ricordi dei superstiti fluttuano in “un regno intermedio fra memoria e immaginazione”, gli stessi luoghi boschivi rifugio dei latitanti e teatro degli scontri bellici sono metafora dello spazio mentale della guerra e di una spettrale convergenza dei vivi e dei morti. Gilberto Forti (1922-99), scrittore, giornalista e grande studioso di letteratura tedesca, ha pubblicato versioni poetiche da Goethe (Sessanta liriche, Rusconi, 1970; Ifigenia in Tauride e Torquato Tasso, in Teatro, Einaudi, 1973) e Trakl (Sebastian in sogno, Edizioni Ca’ Spinello, 1984); nel 1995 ha ricevuto il Premio Monselice per la resa in italiano dei versi di W.H. Auden (La verità, vi prego, sull’amore, Adelphi, 1994). Rimangono memorabili le sue traduzioni di Brodskij, Canetti, Benn, Walcott, Prokosch e von Rezzori. È autore di due opere in forma poetica (Il piccolo almanacco di Radetzky, Adelphi, 1983 e A Sarajevo il 28 giugno, Adelphi, 1984), che, «con certe sottili astuzie dimesse e magre», come scrisse Giorgio Manganelli, rievocano la finis Austriae attraverso «una crepitante marcia di endecasillabi».

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