Alessandro Manzoni eBooks

eBooks di Alessandro Manzoni editi da Corriere Della Sera

Alessandro Manzoni (Milano 1785-1873) è figlio del conte Pietro Manzoni e di Giulia Beccaria. Fu quindi nipote di Cesare Beccaria e fu cresciuto secondo i dettami dell'illuminismo. Dal 1805 al 1810 dimorò a Parigi, dove frequentò intellettuali repubblicani, fra cui lo storico Fauriel. Nel 1808 sposò la ginevrina Enrichetta Blondel che, abiurata la confessione calvinista per quella cattolica, influì alla sua conversione (1810). Manzoni aderì al romanticismo con scritti etico-religiosi, storici, letterari e linguistici, che furono di grande importanza nel dibattito ottocentesco sull'unità della lingua italiana. Aderì a una poetica del vero e si convinse che fosse necassario scrivere in una lingua che potesse essere popolare e nazionale. Per questo riscrisse il romanzo storico I promessi sposi>/i>. Fu anche poeta (Gli inni sacri e le odi) e tragediografo (Adelchi).
EBOOK   9788861267343

I promessi sposi. E-book. Formato EPUB Alessandro Manzoni   -  Corriere Della Sera, 2014  -  La Biblioteca Di Papa Francesco

Tra i testi in lingua italiana più letti nel mondo, "I promessi sposi" è un avvincente romanzo storico, e il primo di impianto moderno della nostra letteratura, ma è anche e soprattutto un grande affresco. Un'opera capace di tratteggiare, con forza e universalità difficilmente eguagliabili, attraverso i singoli personaggi e le loro vicende, il carattere di un popolo, i mali di un Paese, la tensione verso il riscatto personale e collettivo che nonostante tutto permane al fondo dell'esperienza storica nazionale. Se il suo capolavoro letterario è diventato uno dei simboli dell'Italia, tuttavia, Manzoni è lo scrittore che più di ogni altro rifiutò di essere "all'italiana". Scelse un genere letterario all'epoca disprezzato come il romanzo e come sfondo storico un secolo deriso come il Seicento, ma soprattutto scelse una lingua nuova, che faceva parlare i grandi della terra e la gente del popolo, che poteva descrivere guerre, pestilenze e conversioni senza enfasi né artificio. Fu così che il romanzo, che secondo Vincenzo Monti era "troppo dotto per gli umili e troppo umile per i dotti" e non avrebbe avuto alcuna fortuna, diede forma nazionale alla lingua di un'Italia non ancora unita.

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