Bianca De Maj eBooks
eBooks di Bianca De Maj editi da Decima Musa Edizioni
Signorine di studio. E-book. Formato EPUB Bianca De Maj - Decima Musa Edizioni, 2025 -
Entrò, una mattina d’agosto, nella Ditta Caroni e Valli ( gomma elastica, guttaperca e affini ) a far parte delle impiegate nell’ufficio di ragioneria. Si chiamava Gabriella Oldani; aveva sedici anni e un abito di tela grigia.Veniva dalla borghesia della provincia: oscura, povera, ma non volgare. Anzi, sua madre era nobile, con un volto di finezza e di tristezza. Suo padre era morto lasciando, con lei adolescente, una sorella: Maria; due gemelli: Nino e Rino, e una pensioncina di novanta lire al mese.La sorellina aveva la vocazione del chiostro. I gemelli avevano dei riccioli biondi e una fame da scoiattoli.Con tre franchi al giorno, per cinque persone, la vita diviene un problema; che affatica e che non si può risolvere. Perciò il pane bruno, pei dentini insaziabili, non bastava mai; perciò la vedova Oldani, nonostante la corona sul biglietto da visita, piangeva spesso sopra un pentolino di riso troppo piccolo. E perciò Gabriella che in casa, per diminutivo, chiamavano Ninì, uccelletto maggiore della nidiata, aveva dovuto pensare al suo volo.Non volo d’aquila, ma volo di rondine, ch’esce dal nido in cerca di un insetto, di un seme, d’una briciola; e ritorna, alla sera, sotto la grondaia. Con pochi quaderni e qualche libro a prestito, con la persona acerba nel paltoncino di lutto, aveva percorso dei rapidissimi studi commerciali e ne aveva conseguito una licenza frettolosa. Sventolando quella licenza, come una bandiera, dinanzi a tutti gli avvisi della quarta pagina, aveva ottenuto un impieguccio, finalmente. Nove ore al giorno per trenta lire mensili, decorrenti dopo quindici giorni di prova.
Il mio ladro. E-book. Formato EPUB Bianca De Maj - Decima Musa Edizioni, 2025 -
Qualcuno aprì la finestra. L’aprì dolcemente, in modo che nella camera entrò la luce, ma non il raggio violento del solleone.Il mattino nitido trasparì dai cristalli velati e quella trasparenza aveva uno sfondo di cielo, aveva la macchia rossa di un garofano che fioriva sul mio piccolo balcone.Una voce mi domandò con un sorriso di mistero placido:— Oggi?E con lo stesso tono, ma più lievemente così che il mistero quasi svaniva e rimaneva solo il sorriso, risposi:— Spero.Non avevo sino allora, né pronunziata né concepita quella parola con una commozione così forte, con una gioia così fiduciosa, mentre tutti i miei sensi affinati e raccolti parevano tante sentinelle vigilanti sulla breccia.L’attesa dei lunghissimi mesi era divenuta l’attesa di pochi giorni; adesso ogni giorno poteva separarmi di una sola ora, di un solo attimo, dal divino compimento. Divino e feroce, d’una ferocia tutta piena di passione, che talvolta, nei tempi quieti e vuoti, forma una delle più acute nostalgie materne.— Spero. – Lo ripetei così, in mente, più volte, con una specie d’immediato presagio. E chiusi gli occhi perché il riverbero bianco li stancava leggermente, venendo dalla finestra socchiusa e formando un solo cerchio luminoso fra il mio letto e la culla.Chiusi gli occhi. Cominciava in me un tremito non mai conosciuto, l’orgasmo del miracolo che doveva compiersi attraverso il grande patimento. Avevo terrore del patimento ma l’invocavo per l’ansietà del miracolo. Qualche cosa infatti, blandita dalla suggestione, io avvertivo: come se la piccola fonte della mia vita traboccasse in piena di gioia, e il piccolo volto dell’innocenza si affacciasse alla casa tutta fiorita per lui, tutta vibrante per lui d’una solenne festività.Sul cassettone era un lino bianco spiegato, la coperta aveva dal mio respiro un’ampia ritmica ondulazione, la tenda della finestra palpitava come una vela quieta.
Madri dell'ombra. E-book. Formato EPUB Bianca De Maj - Decima Musa Edizioni, 2025 -
La Bigia varcò il cancello del Brefotrofio di Milano, il cancello di ferro bruno spalancato nel mattino di maggio.Attraversò il giardino, salì la grande scala bianca e giunta al primo piano, attese nella sala comune.Fra il gruppo delle nutrici di campagna, fresche contadine o artigiane floride, ella appariva la più alta, la più sana, la più bella. Era quel suo busto di ventitre anni, o quel tesoro di trecce bionde intorno al placido viso, o era quella sua espressione di salute appena tocca da un velo di malinconia, come un’ombra dinanzi a una stella?Ella si presentava all’Istituto di Assistenza Pubblica per domandare una creatura in allattamento.La levatrice anziana che aveva assistito alla visita sanitaria, nell’aiutarla a rivestirsi le disse:— Il salario è di ventiquattro lire mensili, più il corredo. E c’è l’obbligo, ad ogni sei mesi, di riportare il bambino per la visita —— Lo so. – rispose calma la contadina. – Non è la prima di queste creature che allatto. —La levatrice la fissò per un attimo e si ricordò.— Ah, la Bigia! Scusatemi, non vi avevo riconosciuta. Mancavo da più di un anno e sono ritornata giusto ieri. Come va che venite a prendervi un altro baliatico? —La Bigia chinò il capo e si vide più distinto scendere sul suo volto roseo il velo di malinconia.— Mi è morto anche il secondo figlio, – rispose. – Una disgrazia di Dio, se sapeste! Almeno uno me ne fosse rimasto. —— Ah, ma davvero lo dite? E di che malattia, benedetta? Chissà che dolore anche per vostro marito, povera gente. Così belli e giovani tutti e due! —Scosse un momento la testa grigia, incanutita negli Istituti di beneficenza, poi domandò:— E il piccolo Donato, ditemi, quell’esposto che avete preso qui dopo che avevate perduto il vostro primo bambino, è sempre con voi, è vero? —Aggiunse subito, col viso compunto che precorreva la domanda incresciosa:— E ha incominciato a parlare? —La Bigia rispose:— Qualche parola, sì, la dice. Non proprio come gli altri, ma mi contento. Non c’è più la paura che sia muto, ecco. —