Cesare Garboli eBooks

eBooks di Cesare Garboli editi da Adelphi

Cesare Garboli (Viareggio 1928-Roma 2004) è stato uno dei più originali critici letterari del Novecento, sempre sorprendente, accurato, e con un impalpabile gusto per l’umorismo. I suoi scritti sono stati pubblicati in diverse raccolte: La stanza separata (1969), Molière. Saggi e traduzioni (1976), Scritti servili (1989), Falbalas. Immagini del Novecento (1991), Il gioco segreto. Nove immagini di Elsa Morante (1995), Ricordi tristi e civili (2001), Pianura proibita (2002). Del 1982 la bellissima introduzione ai Diari 1927-1961 di Antonio Delfini; postumo Storie di seduzione (2005).
EBOOK   9788845978340

La gioia della partita: Scritti 1950-1977. E-book. Formato EPUB Cesare Garboli   -  Adelphi, 2016  - 

Per oltre mezzo secolo, la scrittura di Cesare Garboli ha suscitato gioia ed energia – non solo intellettuale – nei suoi lettori. Che parli di cinema o di letteratura, che affronti la pittura o il teatro, ogni suo incontro (con Francis Bacon o Mario Soldati, con Chaplin o Goya, con Gianni Brera o Walter Benjamin, o magari con l’ufficiale delle SS Herbert Kappler) produce l'impatto memorabile di una rivelazione. Ma il dono del supremo esecutore di testi, «portato a vedere le cose piuttosto come un problema da risolvere che come un tema da svolgere», l'ammaliante intelligenza comunicativa coabitarono in Garboli con una cruda severita` verso i propri scritti: pochi e come a contraggenio ne raccolse, centinaia ne lascio` dispersi. Il giovane filologo che nel 1954, non ancora laureato, curava un'edizione di tutto Dante in versi, e al quale dobbiamo la promozione di Pascoli e Molie`re a nostri contemporanei, e` autore di un'opera che ha dissimulato se´ medesima nel segno di un apparente e talvolta compiaciuto spreco. E` tempo, dunque, di rendere disponibile per tutti il luminoso rigore del lavoro svolto da questo scrittore antagonista sempre, anche del proprio talento.

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EBOOK   9788845975790

Tartufo. E-book. Formato EPUB Cesare Garboli   -  Adelphi, 2014  - 

Ognuno ha un suo classico, ha detto Garboli, cioè «un compagno di veglia, un segreto e inseparabile interlocutore». Il suo, non c'è dubbio, è stato Molière, cui ha dedicato, nel corso di oltre un trentennio, memorabili saggi e rivoluzionarie traduzioni, sino a diventarne «interprete accanito e quasi maniacale». Sempre, occorrerà aggiungere, in un'ottica acutamente teatrale. Non a caso, radunando nel 1976 cinque testi molieriani, Garboli sottolineava di voler offrire «cinque copioni al teatro italiano di oggi, nella presunzione che il teatro di Molière sia portatore di un sistema di idee, di un messaggio che ci è oggettivamente contemporaneo». Epicentro di quel sistema di idee è per lui "Tartufo", oltraggiosa figura di servo che – infrangendo «l'antica, dura legge teatrale che fa dell'intelligenza dei servi un privilegio infruttuoso» – si cimenta nell'impossibile impresa di farsi padrone, e che dalla servitù si libera «con l'esercizio salutare, rassicurante, medico della politica»: sicché la pièce altro non è se non la «diagnosi comica e disperata della struttura politica della realtà, mascherata di valori intoccabili che si autolegittimano grazie alla santità di una causa e si presentano come la guarigione di un male». Ma rileggere gli scritti di Garboli sul "Tartufo" non significa solo ripercorrere la storia di un febbrile corpo a corpo con Molière: signi­fica, soprattutto, riscoprire la più energica, spavalda, elettrizzante prosa critica del Novecento. Quella di un seduttivo, stregonesco «critico attore», giacché l'attore «esegue un testo come si esegue una partitura, o una vita» (Carlo Ginzburg).

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