Franco Debenedetti eBooks

eBooks di Franco Debenedetti editi da Marsilio

Franco Debenedetti è nato il 7 gennaio 1933 a Torino. Nel 1956 si laurea in Ingegneria elettrotecnica al Politecnico di Torino e l’anno seguente si specializza in Ingegneria nucleare. Dal 1959 nell’azienda di famiglia, Compagnia Italiana Tubi Metallici Flessibili, poi Gilardini. Dal 1976 al 1978, direttore del Settore componenti Fiat. Dal 1978 al 1992, amministratore delegato dell’Olivetti. In quegli anni fonda Tecnost e Teknecomp e crea il gruppo servizi informatici OiS. Dal 1986 al 1994 è anche presidente e amministratore delegato Sasib, del gruppo Cir. Nel 2000 fonda l’Interaction Design Institute di Ivrea di cui è presidente fino al 2004. Senatore per tre legislature (xii, xiii e xiv), è primo firmatario di numerosi disegni di legge: quello sulle Fondazioni bancarie riceve il premio Ezio Tarantelli per la migliore idea dell’anno 1995 in Economia e Finanza. Amministratore di diverse società, dal gennaio 2013 è presidente dell’Istituto Bruno Leoni. È autore di: Ritagli (1996), Sappia la destra (2001), Non basta dire No (2002), Grazie Silvio (2005), Quarantacinque percento (2007), La guerra dei trent’anni (con A. Pilati, 2009), Il peccato del professor Monti (2013), Popolari addio? (con G. Fabi, 2015). Ha curato e introdotto numerosi libri. Scrive sul «Sole 24 Ore» e sul «Foglio».
EBOOK   9788831740494

Scegliere i vincitori, salvare i perdenti: L'insana idea della politica industriale. E-book. Formato EPUB Franco Debenedetti   -  Marsilio, 2016  - 

Protezionismo, autarchia, keynesismo, programmazione, strategie, italianità: tante variazioni su uno stesso tema, l’idea che lo Stato, per governare l’economia, debba intervenire e sappia farlo con le scelte giuste. È la politica industriale: lo Stato si sostituisce al mercato e sceglie i vincitori della gara concorrenziale. Salvo poi, quando l’«insana idea» non ha successo, dover correre ai ripari salvando i perdenti. Ma la politica industriale influenza e condiziona anche «l’altra metà del cielo», quella dell’industria privata, delle grandi famiglie e non solo. Si allarga alla politica finanziaria, si espande a quelle culturali e giudiziarie. Cade sulle sue contraddizioni, risorge, sopravvive ai vincoli dall’Unione europea. Quasi coetaneo dell’Iri, che in Italia della politica industriale è stato l’eponimo, Franco Debenedetti, per il suo percorso e per i ruoli che ha ricoperto, vi ha convissuto per molto tempo: prima da manager, lavorando nell’«altra metà del cielo», poi da politico e da saggista, mirando a smontare le strutture dell’intervento pubblico e l’ideologia su cui si reggono. Dalla Grande Depressione alla Grande Recessione, dagli altiforni alla banda larga, dall’Italietta di Giovanni Giolitti all’Unione europea di Angela Merkel, gli assi di lettura di questo libro - storico, politico, personale - si incrociano in un punto: la politica industriale e le ragioni per cui è un’«insana idea».

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EBOOK   9788831734592

Il peccato del professor Monti: L'Europa, i tecnici e le identità politiche degli italiani. E-book. Formato EPUB Franco Debenedetti   -  Marsilio, 2013  - 

Partendo dalla cronaca è possibile individuare tutta una serie di pregiudizi contro il capitale che li produce, il politically correct che li giustifica, e i danni che essi procurano. Paradossi, assurdità, errori plateali hanno origine dal dirigismo dell'amministrazione, dal corporativismo dei cittadini, dall'accettazione dello statalismo come dato imprescindibile della nostra società. Sono questi i veri "peccati capitali". I peccati capitali possono essere contro il capitale o del capitale: in questa ambiguità consiste il (facile) gioco di parole. Peccati piccoli, ma non piccoli peccati. Piccoli se paragonati sia a quelli compiuti nella grande battaglia ideologica del secolo scorso contro il capitalismo, sia a quelli commessi da coloro che si proclamavano, e ancor oggi si proclamano, interpreti di un'evoluzione del capitalismo, senza accorgersi che quella è la "strada della schiavitù". Anche con il Governo Monti le cose non sono poi molto diverse: non si avverte nelle visioni, nei giudizi, negli obiettivi quella discontinuità che il governo dei tecnici avrebbe dovuto segnare. E rimane un dubbio: se, e in che direzione, questa discontinuità possa essere l'esito delle elezioni del nuovo Parlamento e poi del nuovo Capo dello Stato. Se gli episodi da cui muovono le riflessioni sono effimeri, nascono e si dimenticano come le pagine dei giornali da cui sono tratti, le loro cause materiali e ideologiche esibiscono una straordinaria vitalità. La "morale" di queste pagine rimane attuale al mutare delle circostanze.

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EBOOK   9788831744812

Fare profitti: Etica dell'impresa. E-book. Formato EPUB Franco Debenedetti   -  Marsilio, 2021  - 

Come era accaduto durante la Grande Depressione, il capitalismo è oggi sotto attacco, tra voci critiche che vorrebbero «resettarlo» e nuove forme di responsabilità sociale attribuite alle aziende. Nell’epoca della rivoluzione digitale e dei communication media, in cui si sono moltiplicati i canali di accesso all’informazione, politici ed economisti si domandano se società per azioni e industria finanziaria, vere artefici di questa rivoluzione, siano all’origine dei grandi problemi sistemici. Che fare, allora? «Cambiare tutto, modificare le regole di un capitalismo che ha mantenuto le sue promesse: fare profitti e creare ricchezza per tutti?», si chiede Franco Debenedetti. «No, certo. Ci sono altri sistemi per aumentare i salari minimi, per ridurre le emissioni, per modificare il finanziamento della politica: la certezza della legge e le iniziative delle democrazie». A cinquant’anni da uno storico articolo in cui il premio Nobel Milton Friedman scrisse che la responsabilità delle imprese consiste nel fare più profitti possibile, nel rispetto delle regole fondamentali della società, l’autore propone un viaggio al cuore dell’impresa per definirne la natura, i soggetti, i diritti e gli interessi al tempo delle aziende Big Tech e della pandemia. Per leggere e affrontare i cambiamenti in atto, analizza la crisi della produttività, la tendenza al monopolio dei giganti del Web e le ricadute sulla politica, e riflette sul tema della diseguaglianza, tra classi sociali come tra vertici e dipendenti. La libertà di scambiare, sperimentare, immaginare, investire e fallire è l’ingrediente principale dell’innovazione: ha determinato il successo della società per azioni fin dalla Venezia medioevale e dall’Inghilterra delle grandi esplorazioni. Anche oggi promuovere la creatività impone di moltiplicare i contatti, di favorire l’incontro di idee e competenze diverse, di esporsi alla concorrenza.

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