Giovanni Stanghellini eBooks

eBooks di Giovanni Stanghellini editi da Feltrinelli Editore

EBOOK   9788858832066

L'amore che cura: La medicina, la vita e il sapere dell’ombra. E-book. Formato EPUB Giovanni Stanghellini   -  Feltrinelli Editore, 2018  - 

Spesso si confonde la diagnosi di una malattia con la diagnosi di una persona affetta da una malattia, perdendo di vista il carattere specifico che quella malattia assume in quella persona. Ma la malattia, insediandosi in persone diverse, dà luogo a forme morbose diverse, a quadri sintomatologici diversi e, in ultima analisi, a malattie diverse. La persona, con le sue risorse particolari, le sue difese e le sue fragilità, configura la malattia in maniera assolutamente individuale. E la risposta individuale alla minaccia della malattia incide sulla presentazione clinica dei sintomi, sulla prognosi e sull’adesione alle cure. Incide sul destino della persona malata. Allora, dimostra Giovanni Stanghellini, la persona e la sua irriducibile singolarità non costituiscono solo un’opzione etica, ma un vero e proprio vincolo epistemologico per la buona prassi della cura. Psichiatra e psicoterapeuta, Stanghellini dedica questa sua ricerca all’integrazione tra psicologia, psicopatologia, filosofia e neuroscienze, sulle orme di Karl Jaspers, per il quale “il trattamento medico deve basarsi sulla vita non compresa”. E dimostra che, per curare la malattia, la medicina deve cessare di detestare il proprio oggetto. Deve abbandonare l’ossessione per l’astrazione e la classificazione che la vincola alla freddezza di una ragione dicotomica capace di distinguere tra sano e malato, tra esogeno ed endogeno, tra innato e acquisito, tra psichico e somatico, ma impermeabile al carattere specifico della persona e dunque della sua malattia.

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EBOOK   9788858838358

Selfie: Sentirsi nello sguardo dell'altro. E-book. Formato EPUB Giovanni Stanghellini   -  Feltrinelli Editore, 2020  - 

Ciascuno di noi ha due corpi, forse addirittura tre. Noi possiamo avere un’esperienza diretta e immediata del nostro corpo, possiamo “sentirlo”: la carne è l’oggetto di questo sentire. Ma possiamo fare esperienza del nostro corpo anche “vedendolo” dall’esterno, come quando ci guardiamo in uno specchio oppure rappresentati in una fotografia. L’equilibrio fra queste due modalità garantisce una buona esperienza del nostro corpo e quindi una buona base per costituire la nostra identità. È grazie a questa proporzione che possiamo sentirci, e soprattutto possiamo sentire le nostre emozioni, che ci radicano in noi stessi e nel mondo. Esiste anche una terza modalità di fare esperienza del nostro corpo: sentirlo quando è oggetto dello sguardo altrui. È quello che succede quando scattiamo un selfie. L’equilibrio va in pezzi e, improvvisamente, abbiamo bisogno di una mediazione esterna per assicurarci della nostra identità. A garantirla è il pubblico: solo l’altro, colui che si trova altrove, può esserne il testimone. Videor ergo sum – sono visto dunque sono. Giovanni Stanghellini dimostra che il selfie è il sintomo di un’epoca in cui omologazione culturale, sociale, identitaria e corporea vanno di pari passo. Sviluppare un rapporto diretto, singolare e necessariamente complesso con il nostro corpo, con la carne, è sempre più difficile. Così cediamo a un rapporto mediato e posticcio con l’immagine di noi stessi che ci restituisce uno sguardo estraneo, che valutiamo molto più del nostro.

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