Giuseppe Azzaro eBooks

eBooks di Giuseppe Azzaro editi da Educatt

EBOOK   9788893351119

Il teorema della colpa necessaria. E-book. Formato EPUB Giuseppe Azzaro   -  Educatt, 2016  - 

La Magistratura ha il compito di punire i trasgressori della legge ed infliggere loro, quando la colpa viene provata, le giuste condanne: la Politica invece quella di legiferare per modificare leggi obsolete o per produrne delle nuove per difendere la comunità dalla disonestà e dal malaffare. Quando l’una delle due Istituzioni pretende di surrogarsi all’altra le inevitabili perniciose contrapposizioni sono inevitabili e nocive per la comunità. Ed è proprio quello che accade da ventitre anni in Italia. Adesso occorrerebbe ristabilire le giuste regole di convivenza in maniera che ogni Istituzione assuma le responsabilità che le sono proprie. Il Parlamento svolga la sua funzione legislativa e la Magistratura garantisca la corretta osservanza delle leggi. Quando la Politica sbaglia devono essere gli elettori a fermarla e quando è invece la Magistratura dovrebbero sanzionarla i suoi organi di controllo, che da essa dovrebbero essere, e adesso non lo sono, assolutamente indipendenti. Fuori da questo semplice schema c’è solo arbitrio e disordine. La speranza di tanti cittadini risiede nella annunciata riforma dell’Ordinamento giudiziario che dovrebbe porre in uno stato di parità i diritti della difesa e quelli dell’accusa, affidare ad un organismo imparziale composto da giuristi di chiara fama il governo dell’ordinamento giudiziario, lasciare alla decisione dei magistrati la decisione di iniziare o meno un procedimento penale, apparendo la sua obbligatorietà almeno un segno di dubbio sulla preparazione professionale dei magistrati e anche sulla loro probità, lasciando agli interessati il diritto di rivolgersi all’organo di controllo per giudicane le decisioni. Tratto dalla Premessa dell'Autore

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Il teorema della colpa necessaria. E-book. Formato Mobipocket Giuseppe Azzaro   -  Educatt, 2016  - 

La Magistratura ha il compito di punire i trasgressori della legge ed infliggere loro, quando la colpa viene provata, le giuste condanne: la Politica invece quella di legiferare per modificare leggi obsolete o per produrne delle nuove per difendere la comunità dalla disonestà e dal malaffare. Quando l’una delle due Istituzioni pretende di surrogarsi all’altra le inevitabili perniciose contrapposizioni sono inevitabili e nocive per la comunità. Ed è proprio quello che accade da ventitre anni in Italia. Adesso occorrerebbe ristabilire le giuste regole di convivenza in maniera che ogni Istituzione assuma le responsabilità che le sono proprie. Il Parlamento svolga la sua funzione legislativa e la Magistratura garantisca la corretta osservanza delle leggi. Quando la Politica sbaglia devono essere gli elettori a fermarla e quando è invece la Magistratura dovrebbero sanzionarla i suoi organi di controllo, che da essa dovrebbero essere, e adesso non lo sono, assolutamente indipendenti. Fuori da questo semplice schema c’è solo arbitrio e disordine. La speranza di tanti cittadini risiede nella annunciata riforma dell’Ordinamento giudiziario che dovrebbe porre in uno stato di parità i diritti della difesa e quelli dell’accusa, affidare ad un organismo imparziale composto da giuristi di chiara fama il governo dell’ordinamento giudiziario, lasciare alla decisione dei magistrati la decisione di iniziare o meno un procedimento penale, apparendo la sua obbligatorietà almeno un segno di dubbio sulla preparazione professionale dei magistrati e anche sulla loro probità, lasciando agli interessati il diritto di rivolgersi all’organo di controllo per giudicane le decisioni. Tratto dalla Premessa dell'Autore

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EBOOK   9788893356251

I Partiti fantasmi incostituzionali . E-book. Formato PDF Giuseppe Azzaro   -  Educatt, 2020  - 

Non è vero che gli italiani si astengono dal voto per avversione alla politica: non votano semplicemente quando ritengono inutile farlo e votano invece quando lo ritengono utile: come dimostrano sia l’alta percentuale di partecipazione al referendum veneto del 22 ottobre 2017, e quello del 4 dicembre 2016, sia la bassa alle elezioni amministrative. Nel primo referendum gli elettori veneti hanno condiviso e sostenuto le proposte della loro Regione, e nel secondo, richiesti di giudicare la complessiva azione governativa hanno risposto bocciandola nonostante la chiara positività dei quesiti proposti. Nelle elezioni amministrative, chiamati a votare amministratori dei Comuni scelti senza la loro pur minima partecipazione, hanno disertato le urne. Le ragioni del diverso comportamento, quindi, non risiedono affatto in un rifiuto preconcetto e immotivato di valutare ogni proposta politica ma al contrario nella loro adesione massiccia quando sono chiamati come elemento essenziale per la decisione da assumere, ed invece nel rigetto di decisioni già confezionate sul cui contenuto nessuno li interpella. Chiaramente una rabbiosa reazione che costituisce un duro colpo all’essenziale sintonia fra popolo e classe dirigente che moltiplica gli inquietanti segni di cedimento della democrazia italiana. I cittadini, non contattati da nessuno, non credendo più nei partiti diventati fantasmi, e diffidando delle manovre degli oligarchi che li rappresentano, voltano sdegnati le spalle. Non è disponibile insomma, uno spazio ove la gente possa esprimere i propri convincimenti e desiderata, che raccolga e metta a confronto le sue opinioni con le altrui, che le consenta di partecipare allo svolgimento della vita politica del paese e alla scelta delle persone da cui vorrebbe essere rappresentata nelle Istituzioni. Eppure questo spazio esiste ed è individuabile nel partito così come configurato dall’articolo 49 della Costituzione. L’aggregazione cioè di persone di un medesimo orientamento politico riunite in un organismo che opera per ottenere, anche insieme ad altri partiti, la direzione politica del Paese avvalendosi del consiglio anche dei singoli iscritti e della loro opera. Fino a quando i dirigenti politici democratici del tempo (1950-1960) impostarono la loro azione sulla base di questi criteri, si verificò una spontanea partecipazione di questo tipo che andò scemando nel corso degli anni successivi quando proprio per la mancanza di democrazia interna i partiti lentamente sono diventati scatole vuote mentre i leader continuano a prendere le loro decisioni solamente sulla base dei risultati elettorali senza valutarne il reale limite e il valore di protesta. E se a tutto questo si aggiunge il giudizio di autorevoli analisti politici circa la nociva inutilità dei partiti, (si auspica un “Cesare democratico”) c’è da domandarsi seriamente a cosa è servito e serve l’art. 49 della Costituzione relativo al diritto dei cittadini di “concorrere a determinare con metodo democratico la politica nazionale”. L’amara conclusione è che alla struttura dei partiti – valida se raccoglie l’opinione dei cittadini così riconoscendoli protagonisti dello svolgimento della vita politica della Nazione – è subentrato di fatto un sistema di leadership che ne fa assolutamente a meno. È venuto il momento di decidere se l’articolo 49 della Costituzione deve servire a dare ai cittadini la parola: o altrimenti è meglio togliere ad esso la rilevanza costituzionale sinora ignorata ed abolirlo. Non è serio continuare a ripetere, anche se a farlo è il simpatico Benigni, che quella italiana è la più bella Costituzione del mondo e poi non attuarla. Tratto dall'Introduzione

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