Giuseppe Vitale eBooks
eBooks di Giuseppe Vitale editi da Gangemi Editore
Il complicato caso di don Onofrio Caccamo e del giudice Mendolìa. E-book. Formato EPUB Giuseppe Vitale - Gangemi Editore, 2016 -
L'Alfa 166, sbandata sulla sinistra, gli sbarrava quasi per intero la carreggiata della provinciale Caltabiano-Mezzojuso. Era ridotta a un colabrodo. Il parabrezza completamente sfondato. Sparsi sul piano stradale un numero impressionante di bossoli di grosso calabro, in apparenza di Kalashnikov o di mitraglietta Skorpion. Aveva fatto il militare nella Folgore e di armi ne capiva. Scese dall'abitacolo e si avvicinò all'Alfa. Il sole era già alto e faceva caldo. Un resoconto in presa diretta di un complesso e difficile processo di Corte d'Assise, dove le iniziali apparenze si tramutano, grado a grado, in tutt'altre sconvolgenti e intricate verità. Dietro le quinte una singolare e complicata partita a scacchi tra due improbabili giocatori: il presidente della Corte, Nicola Mendolía, e il capo-mafia imputato, don Onofrio Caccamo. Vi irrompono di volta in volta, incisivamente, a sostegno dell'uno o dell'altro, imprevedibili comprimari. E la posta in gioco della partita diventa, a un certo punto, la vita del presidente della Corte. Perché, quando l'accusato capisce che le false prove a discolpa, preordinate con la complicità di personaggi insospettabili, si sono rivelate tali e che le mosse suggerite proprio dal giudice al giovane sostituto di udienza suonano fatalmente la campana a morto per lui, ordina ai suoi uomini in libertà di uccidere il suggeritore per fermarne le iniziative e impedire il precipitare degli eventi. Ma l'agguato, per una serie di casuali e banalissime circostanze, fallisce. E però le complicate scansioni del processo, lungi dall'esaurire i temi della narrazione, finiscono poi col rappresentare la cornice dentro la quale vive e ribolle, con tutte le sue contraddizioni, una certa società meridionale, anche quale metafora di una certa Italia. Un quadro vivace e polifonico, intrecciato alle vicende del processo, di grande suggestione ed efficacia, improntato a un realismo rigoroso, tuttavia mai pedante, dentro il quale assume particolare risalto la profonda umanità del personaggio Mendolía, per niente confinato nel freddo stereotipo del giudice integerrimo. Anche se assolutamente determinato a fare sino in fondo il proprio dovere senza debolezze o cedimenti, Mendolía vive il suo difficile ruolo nella disincantata consapevolezza dei limiti della Giustizia umana. Ha passato i cinquant'anni e ha una vita privata complicata. Appassionato di musica, soprattutto classica, scrive le motivazioni delle sue sentenze sulle note, diffuse a basso volume da un sofisticato impianto stereofonico, delle sinfonie e dei preludi dei più famosi compositori del passato. Un personaggio a tutto tondo, attorno al quale in definitiva ruota la trama narrativa e che, con le sue debolezze e il suo non voluto eroismo, pur nella fosca severità di un quadro d'insieme cupo e drammatico, finisce, tante volte col far sorridere il lettore. GIUSEPPE VITALE, nato a Nicastro di Lamezia Terme, vive a Roma. Entrato a 26 anni in Magistratura, vi ha rivestito, dapprima in Sicilia e poi in Calabria, rilevanti funzioni, tra cui quelle di giudice istruttore, di sostituto procuratore generale, di presidente di tribunale e di presidente vicario di corte d'appello. Nel dicembre 2005 il CSM gli ha conferito il titolo onorifico di presidente aggiunto della Corte suprema di cassazione. Autore di pubblicazioni su importanti riviste giuridiche e relatore in numerosi convegni di studio, ha sostenuto la pubblica accusa e ha presieduto il dibattimento in gravi processi di mafia. Ha anche collaborato, quale esperto nominato dal Ministro della Giustizia, alla redazione del nuovo codice di procedura penale. Dopo aver lasciato il servizio ha rivestito la carica di vicesindaco della sua città, con delega alla tutela della legalità. Ha pubblicato, per l'editore Rubbettino, Calafuri (1989), di recente ripubblicato riveduto, corretto e ampliato da Gangemi, Come se l'accarezzasse il vento. Calafuri (2013).
Come se l'accarezzasse il vento. Calafuri: con prefazione di Franco Ferrarotti. Terza edizione. E-book. Formato EPUB Giuseppe Vitale - Gangemi Editore, 2014 -
“…Scrivere del passato è, dunque, impresa ardua. È forse possibile solo alla condizione di saper leggere e fissare nel labile frammento di una qualunque stagione della vita – foss'anche la prima infanzia o la fanciullezza – il vibrare della totalità. Insomma, saper scoprire il significato di un'intera esistenza nel breve, brevissimo tremito di un fuggevole episodio, destinato a deperire e a sparire nelle pieghe del quotidiano. Con questo libro, credo che Giuseppe Vitale abbia vinto la sfida.” [Franco Ferrarotti] È centrale nell'ordito narrativo la storia d'amore, che si consuma in un luogo di mare della Calabria primordiale e incontaminata della fine degli anni '40 del Novecento, tra il diciottenne Ugo, lí in villeggiatura con la famiglia, e una signora francese trentacinquenne – Cristiana – scaraventata da vicende personali drammatiche in quel recesso di terra assolata e spesso ventosa, insieme a un marito anziano e nevrotico. Tuttavia la storia serve da filo conduttore per rappresentare la vita quotidiana di una famiglia della borghesia “buona” di quel tempo, con le sue ataviche contraddizioni e però custode dei valori, sempre attuali, dell'amore per la cultura, dell'impegno sociale e politico (magari solo predicato) e dell'onestà personale. E, insieme, per narrare gli aspetti più significativi della società meridionale di quell'epoca cruciale nel suo complesso, con le sue irriducibili antinomie. Con tutto quello che poteva essere e non è stata. Con la presenza di una criminalità mafiosa di stampo rurale – sin da allora contigua (o dentro) alla “politica” e a pezzi delle istituzioni – che avrebbe generato, negli anni, quella attuale. Ma anche con l'esistenza di strati popolari sia pure marginali (i marinoti) e tuttavia portatori di valori alti, quali il rispetto della natura, la dignità della persona e la solidarietà tra compagni di vita e di destino. E con l'evocazione delle tante speranze di cambiamento, poi andate deluse, scaturite dalle “lotte contadine” (unico momento davvero “rivoluzionario”, dal secondo dopoguerra in poi, nel profondo Sud d'Italia). In definitiva, una scrittura – quella di Giuseppe Vitale – che affonda le radici nelle memorie e nel complesso humus culturale, tra luci e ombre, della sua terra d'origine, ma che sa anche scavare nell'animo umano con una sensibilità che sgomenta ed emoziona.