Luciano Canfora eBooks
eBooks di Luciano Canfora editi da Fuoriscena
Luciano Canfora è professore emerito dell'Università di Bari. Dirige i "Quaderni di storia" e collabora con il "Corriere della Sera". Tra le sue pubblicazioni per i nostri tipi, più volte ristampate e molte delle quali tradotte nelle principali lingue: Storia della letteratura greca; Libro e libertà; Giulio Cesare. Il dittatore democratico; Prima lezione di storia greca; La democrazia. Storia di un'ideologia; L'occhio di Zeus; La prima marcia su Roma; La natura del potere; Il mondo di Atene; "È l'Europa che ce lo chiede!". Falso!; Intervista sul potere (a cura di A. Carioti); La crisi dell'utopia. Aristofane contro Platone; Augusto figlio di Dio; Tucidide. La menzogna, la colpa, l'esilio; La scopa di don Abbondio. Il moto violento della storia.
Il papiro di Dongo. E-book. Formato EPUB Luciano Canfora - Fuoriscena, 2026 -
Questo libro racconta la storia di Goffredo Coppola, grecista e fascistissimo rettore dell’Università di Bologna, che finì i suoi giorni nell’aprile del 1945 fucilato a Dongo insieme agli altri gerarchi. Racconta la storia di una valente papirologa ebrea, Medea Norsa, che il razzismo del regime e i pregiudizi antifemminili dell’accademia lasciarono sempre ai margini, al più confinata al ruolo di devota allieva del suo insigne maestro Girolamo Vitelli. Racconta della damnatio memoriae del primo e della vittoria postuma della seconda. E di Alberto Graziani, rappresentante di una generazione più giovane di intellettuali che, con la guerra, aveva aperto gli occhi sul fittizio, strumentale rivoluzionarismo del fascismo e stava smettendo di considerarlo «l’ordine naturale delle cose». Il protagonista inanimato di queste vicende è un frammentario papiro riemerso dalle sabbie egiziane, che non può che attribuirsi alle Elleniche dello storico greco Teopompo di Chio. L’acquisizione di quel testo, nei primi anni Trenta del Novecento, fu opera della papirologa Norsa, della pubblicazione fu incaricato Coppola, che lo affidò al suo scolaro Graziani. A questo raro e controverso documento, prima scomparso, poi fortunosamente scampato alle tempeste della guerra e infine edito nel 1948, spetterà riannodare i fili di questa narrazione, la cui cornice è il fascismo nella sua parabola – dall’apice a metà degli anni Trenta alla catastrofe. Poche volte un testo antico è stato così strettamente legato alle vicende dei suoi scopritori e indagatori. Così, un documento del IV secolo a.C. diventa il testimone muto di una storia degli intellettuali durante il fascismo, tra il servile conformismo di molti, l’aberrante fanatismo di alcuni e la purezza inquieta di una minoranza, e sul suo destino nell’immediato dopoguerra, in cui domineranno grigiore e opportunistica continuità. Una storia, forse, esemplare.
Il testamento di Lenin: Storia segreta di una lettera non spedita. E-book. Formato EPUB Luciano Canfora - Fuoriscena, 2025 -
La politica è fatta di falsificazioni, tradimenti, lotte per il potere senza esclusione di mezzi. Il cosiddetto «Testamento» di Lenin riassume in modo straordinario questi aspetti. Già in precarie condizioni di salute, tra il dicembre del ’22 e il gennaio del ’23, il leader bolscevico compose una lettera al Congresso con la clausola che fosse letta solo dopo la sua morte. Un documento formalmente e sostanzialmente ambiguo, nelle cui pieghe si annidano le sue ultime volontà riguardo alla successione al vertice del Partito. E proprio perché ambiguo, tale documento fu impugnato dai potenziali candidati nel tentativo di trarne un vantaggio, diventando così un elemento determinante nello scontro politico che si era aperto già prima della morte di Lenin, polarizzandosi sulle figure di Stalin e Trockij. «Un giudizio su Stalin, Trozki, Zinovief e Kamenef: tutti diseredati» titolò il «Corriere della Sera». E coglieva il punto: in quel testo si tracciava «un profilo a somma zero di tutti i principali dirigenti», scrive Canfora. Perché Lenin agì in questo modo? Perché, dopo aver indicato nella «scissione» il principale pericolo per il Partito, creò le condizioni perché quella scissione si verificasse? L’investigazione di Canfora cerca una risposta a questi interrogativi «facendo parlare» il Testamento attraverso fonti di prima mano: ne ricostruisce la genesi e le varianti, ne segnala le sottili ma evidenti manipolazioni, ne segue le tracce mentre le varie versioni si diffondono nella stampa internazionale, con le connesse edizioni lacunose e traduzioni forzate, per concludere che «raramente un documento ha avuto una storia testuale così inquinata e falsificatrice». Ma questa storia, proprio perché così problematica, ci porta al nodo di una riflessione molto più ampia sulla natura del potere, sulla leadership e sui meccanismi con cui si trasmette: una storia in cui i caratteri e le capacità personali, persino gli «scatti d’umore», giocano un ruolo imponderabile, ma che può rivelarsi decisivo.