Lucien Febvre eBooks

eBooks di Lucien Febvre editi da Donzelli Editore

Lucien Febvre (1878-1956) è stato uno dei più grandi storici del Novecento. Dal 1919 fu chiamato a insegnare all’Università di Strasburgo e qui conobbe Marc Bloch, con cui costruì un profondo sodalizio intellettuale che avrebbe dato vita, nel 1929, alle «Annales d’histoire économique et social», una delle esperienze più vive della cultura storica europea. Tra i suoi insuperati lavori, ricordiamo Filippo II e la Franca Contea (1979) e La terra e l’evoluzione umana (1980). Di Febvre la Donzelli ha pubblicato Onore e patria (1997) e Il Reno. Storia, miti, realtà (1998).
EBOOK   9788868439354

L'Europa: Storia di una civiltà. E-book. Formato EPUB Lucien Febvre   -  Donzelli Editore, 2019  - 

«Rimettiamo davanti ai nostri occhi la serie successiva delle incarnazioni europee. L’Europa è un nome fluttuante, e che da lungo tempo non sa su quali realtà esattamente poggiare. L’Europa è un equilibrio di potenze, un bilancio di forze, una bilancia di Stati rivali. L’Europa è una patria ideale, la patria ideale delle élites liberali del XVIII secolo. L’Europa è un nemico, l’avversario delle nazioni. L’Europa è un rimedio disperato, perché non si è mai parlato tanto dell’Europa quanto dopo il Trattato di Versailles, tra il 1920 e oggi; è allora che l’Europa si è rivelata una nozione di crisi, un rifugio, un’ultima speranza di salvezza… Ma come farla, questa Europa?». Lucien Febvre Che cos’è l’Europa, per Lucien Febvre? Che cosa rappresenta questo «continente» agli occhi del grande storico francese, nei mesi in cui si chiude il sipario dell’ultima e più distruttiva guerra europea? In queste pagine, nate da un corso tenuto da Febvre al Collège de France nel 1944-45, l’eco degli accadimenti nutre la rivisitazione dello storico. Il fatto è che l’idea di Europa sembra accamparsi sotto la bandiera di una inafferrabile vaghezza: «Un ideale, un sogno. Una estensione di territori estensibili a non finire». Fuori dalla storia, l’Europa, semplicemente non esiste. Ma allora, quando nasce l’Europa? Essa è figlia della disgregazione dell’unità mediterranea, ellenica e romana. Solo quando l’Impero romano crolla si danno le condizioni perché si possa cominciare ad aggregare una civiltà europea. Ma questa nuova realtà nasce da una grande mutilazione. L’Islam irrompe nel vecchio mondo greco-romano disgregandolo. Ed è contro l’Islam che nasce la costruzione carolingia, atto costitutivo dell’Europa in idea. Parte integrante di quest’idea fu, all’inizio, l’espansione di una cristianità concepita come il vero elemento unificante. Quel passaggio da un mondo mediterraneo a un mondo in cui il centro di gravità si sposta a nord ha determinato poi uno «slancio europeo» che è stato soprattutto uno slancio economico. Scorrono così sotto gli occhi dello storico le successive incarnazioni europee. Europa, equilibrio di potenze. Europa, patria delle élites intellettuali del XVIII secolo. E, dopo la Rivoluzione, Europa nemica delle nazioni. Europa, infine, rimedio disperato dopo la catastrofe della grande guerra. L’Europa, insomma, non è una cosa semplice, non si incide bell’e pronta sopra una tabula rasa. «Ciascuna parte d’Europa ha dietro di sé una terribile storia “contro”. Perciò l’idea di un dominatore che sottometta tutto l’Universo, è una idea vana. E, bisogna aggiungere, sanguinaria». Lo spettro del dittatore appena sconfitto domina le ultime pagine del libro. Febvre recalcitra all’idea di una unificazione europea. Non sono ancora maturi gli anni del rinnovato progetto europeista. A distanza di settant’anni, è possibile misurare la difficile strada che l’Europa storica ha compiuto, ma anche vedere la problematicità di questo progetto e i rischi che deve fronteggiare. Rileggere oggi queste lezioni – ripubblicate ora nella Piccola Biblioteca Donzelli con una prefazione di Guido Crainz – aiuta a comprendere la presente crisi europea: le parole di Febvre rimangono come un monito, sia per gli euroscettici che per gli europeisti. L’Europa può espandersi solo a patto di non prevaricare le altre civiltà: quelle che la compongono e quelle che ha di fronte.

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EBOOK   9788855220842

Lavoro e storia: Scritti e lezioni (1909-1948). E-book. Formato EPUB Lucien Febvre   -  Donzelli Editore, 2020  - 

«Da quando gli uomini esistono, il lavoro ha occupato sempre la vita della maggior parte di loro. Lavoro, dura legge. Ma nulla impedirà all’uomo di soffrire, di lottare perché divenga un giorno la dolce legge del mondo». Il grande storico francese Lucien Febvre, fondatore della celebre Scuola delle Annales, negli scritti raccolti in questo volume, in parte inediti per il pubblico italiano, si misura sui temi del lavoro e del sindacato. L’interesse di Febvre per il mondo del lavoro, prima ancora che dalla sua professione di storico, deriva dalla militanza politica giovanile, iniziata tra le file dei socialisti all’epoca dell’affaire Dreyfus. È in quella stagione così intensa e vivace che egli si appassiona alle vicende sindacali, mostrandosi vicino alle idee di Proudhon e alle posizioni della Confédération générale du travail. Di tale interesse sono testimonianza soprattutto le Lezioni sul sindacalismo francese che egli tiene a Parigi nel 1920, quando accetta la difficile sfida di ripercorrere la recente storia nazionale, tanto affascinante quanto travagliata, proprio attraverso l’evoluzione del sindacato. I temi affrontati sono molteplici: le radici culturali del movimento operaio, le complesse dinamiche organizzative, il ruolo assunto dai diversi protagonisti, i pregi e i limiti della dottrina rivoluzionaria e, da ultimo, la cesura della Grande guerra, foriera di profondi mutamenti. Le analisi di Febvre, come evidenzia il saggio introduttivo di Fabrizio Loreto, risentono anche dei rapporti personali che egli mantiene con alcuni dirigenti socialisti, il più importante dei quali è Albert Thomas, direttore dell’Organizzazione internazionale del lavoro, e con insigni studiosi del lavoro, primo fra tutti il sociologo Georges Friedmann, suo stretto collaboratore nella stagione delle Annales. Anche se nel tempo Febvre abbandonerà quasi del tutto l’analisi storica del tema, tornando sull’argomento solo in modo occasionale, a tanti anni di distanza i suoi scritti su lavoro e sindacato conservano intatto il loro valore: sia a livello scientifico, offrendo numerosi spunti di riflessione per il mestiere di storico; sia sul piano civile, invitando a riflettere sul lavoro come fondamento della cittadinanza democratica e, dunque, sulla necessità di dare a chi lavora un’adeguata rappresentanza sociale e politica.

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