Roberto Beneduce eBooks
eBooks di Roberto Beneduce editi da Bollati Boringhieri
Roberto Beneduce insegna Antropologia del corpo e della violenza e Teorie e campi dell'antropologia all'Università di Torino, dove dirige il Centro Frantz Fanon, che accoglie rifugiati, immigrati e vittime di tortura. Da oltre trent'anni conduce ricerche in Africa subsahariana. Ha curato Mobiliser Fanon (2016), numero speciale della rivista "Politique africaine". Tra le sue più recenti pubblicazioni, L'histoire au corps. Mémoires indociles et archives du désordre dans les cultes de possession en Afrique (Friburgo 2016) e Frantz Fanon, Psychiatry and Politics (con N.C. Gibson, New York 2017).
Il rancore del tempo: Follia, cura e violenza sull’altopiano dogon (Mali). E-book. Formato EPUB Roberto Beneduce - Bollati Boringhieri, 2025 -
Si può ancora scrivere sui dogon? Dopo decenni di studi – dall’egemonia della scuola di Marcel Griaule alle critiche più recenti – l’antropologia sembrava aver detto tutto sulla vita culturale e religiosa di questa società dell’altopiano maliano. Ma proprio l’idea che una cultura possa essere compresa una volta per tutte è ciò che Il rancore del tempo mette in discussione, nella convinzione che ogni sguardo vada riattraversato, ogni racconto riaperto.Antropologo e psichiatra, Roberto Beneduce è stato partecipe e testimone di mutamenti profondi nel corso degli ultimi trent’anni. Le sue ricerche restituiscono ai dogon una voce resistente e inquieta: racconti di guaritori e migranti, di malati e divinatori, che parlano da un luogo segnato dalla violenza, dai conflitti per la terra, dalla guerra e dalle nuove mappe della migrazione. La follia, le terapie rituali, i sogni e i silenzi si intrecciano in un racconto che mentre dissolve la presunta unità della cultura dogon scava nella crisi e ripensa la cosiddetta «medicina tradizionale» come dispositivo di cura e, allo stesso tempo, di memoria e riscatto. Contro l’antropologia di «secondo grado» già denunciata da Jean-Loup Amselle, e in dialogo con il pensiero di de Martino e Lévi-Strauss, Beneduce propone un’etnografia che non si accontenta più di interpretare simboli o rituali, ma si lascia attraversare dalla storia e dall’ascolto. Il suo progetto è scrivere con i dogon, non più su di loro, e costruire insieme strategie di conoscenza anziché accontentarsi di rappresentare l’altro da una distanza sicura. Le silhouette dei dogon, per anni prigioniere dei musei e dei cliché etnografici, tornano a muoversi come soggetti di memoria e di trasformazione. Il rancore del tempo è un’etnografia che interroga i suoi stessi strumenti e si fa gesto politico: per restituire complessità a vicende dimenticate, per non mascherare il dolore della storia, e continuare a raccontare – con rigore e rispetto – ciò che resiste e pulsa nell’ombra.