Stefano Poma eBooks

eBooks di Stefano Poma editi da L Universale

EBOOK   9791220208550

«Il Caffè» numero dueDiciassette Ottobre 2020. E-book. Formato EPUB Stefano Poma   -  L'universale, 2020  - 

Rivista settimanale del 17 Ottobre 2020. Direttore: Stefano Poma. Condirettore: Federico Bini. Redattori: Suor Anna Monia Alfieri, Fabio Belgrano, Alessandro Benedetti, Domenico Bonaventura, Domenico Caridi, Giacomo Carrus, Federico Cartelli, Elisa Demartini, Nicola Galati, Amedeo Gasparini, Tommaso Giacomelli, Vincenzo Mangione, Gregory Marinucci, Marco Mensi, Alessio Moroni, Efisio Paderi, Antonio Giovanni Pesce, Lucio Quinzio, Francesca Sonedda. Indipendenti, idealisti e cultori di un giornalismo di qualità. Così è giusto definire la redazione de «Il Caffè», più che una rivista settimanale e mensile una grande sfida editoriale. In un mondo, quello del giornalismo in continua evoluzione, due ragazzi con una grande passione per la storia e il proprio Paese, Stefano Poma e Federico Bini, assieme a una giovane e preparata squadra, hanno deciso di fondare questa rivista - che uscirà in versione cartacea e e-book sabato tre ottobre - per contribuire ad arricchire il panorama culturale italiano. Spesso ci sono ragazzi validi e competenti che non riescono a trovare spazio nelle redazioni dei vari quotidiani o settimanali, motivo per cui abbiamo deciso di offrire una piccola ma ambiziosa isola felice in cui raggruppare giovani talenti con capacità di scrittura e visione critica dei principali fatti nostrani e mondiali, dalla politica alla cultura e alle dinamiche socio-economiche. «Il Caffè» vuole essere una rivista generalista, dove appunto parleremo di tutto, ispirandoci sia in senso editoriale che giornalistico ai grandi maestri del giornalismo del Novecento, tra cui spiccano Leo Longanesi e Indro Montanelli. Maestro e allievo in un’Italia che ha smarrito la bellezza nel fare informazione con etica, obiettività e sarcasmo. Buona lettura.

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EBOOK   9791220205696

«Il Caffè» numero unoDieci Ottobre 2020. E-book. Formato EPUB Stefano Poma   -  L'universale, 2020  - 

Rivista settimanale del 10 Ottobre 2020. Direttore: Stefano Poma.Condirettore: Federico Bini. Redattori: Suor Anna Monia Alfieri, Fabio Belgrano, Alessandro Benedetti, Isabella Bianchi, Domenico Bonaventura, Giacomo Carrus, Federico Cartelli, Vanessa Combattelli, Ferrante De Benedictis, Elisa Demartini, Nicola Galati, Amedeo Gasparini, Tommaso Giacomelli, Enrico Lentini, Vincenzo Mangione, Lucio Quinzio, Francesca Sonedda, Gerardo Verolino.Indipendenti, idealisti e cultori di un giornalismo di qualità. Così è giusto definire la redazione de «Il Caffè», più che una rivista settimanale e mensile una grande sfida editoriale. In un mondo, quello del giornalismo in continua evoluzione, due ragazzi con una grande passione per la storia e il proprio Paese, Stefano Poma e Federico Bini, assieme a una giovane e preparata squadra, hanno deciso di fondare questa rivista - che uscirà in versione cartacea e e-book sabato tre ottobre - per contribuire ad arricchire il panorama culturale italiano. Spesso ci sono ragazzi validi e competenti che non riescono a trovare spazio nelle redazioni dei vari quotidiani o settimanali, motivo per cui abbiamo deciso di offrire una piccola ma ambiziosa isola felice in cui raggruppare giovani talenti con capacità di scrittura e visione critica dei principali fatti nostrani e mondiali, dalla politica alla cultura e alle dinamiche socio-economiche. «Il Caffè» vuole essere una rivista generalista, dove appunto parleremo di tutto, ispirandoci sia in senso editoriale che giornalistico ai grandi maestri del giornalismo del Novecento, tra cui spiccano Leo Longanesi e Indro Montanelli. Maestro e allievo in un’Italia che ha smarrito la bellezza nel fare informazione con etica, obiettività e sarcasmo. Buona lettura.

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EBOOK   9788835843160

L'Italia in guerra 1896-1943la grande storia degli italiani del Regno. E-book. Formato EPUB Stefano Poma   -  L'universale, 2020  - 

Il Novecento, per i contemporanei che ne festeggiavano l’arrivo, era il secolo delle grandi speranze e delle immense delusioni. Le speranze di pace che erano fiorite durante i felici anni della belle époque si inabissarono per sempre, come il Titanic. Le convenzioni dell’Aia del 1899 che dovevano garantire la pace europea vennero cancellate dal sangue dell’Arciduca Francesco Ferdinando versato a Sarajevo. Il secolo che prometteva un lungo e prosperoso periodo di armonia tra i Paesi europei portò presto le due più terribili e sanguinose guerre della Storia. Ultima delle sei grandi potenze, l’Italia scivolava nel Novecento reduce dalla terribile sconfitta di Adua e dai cannoni del generale Bava Beccaris che a Milano avevano sparato sul popolo in rivolta. Ma la grande proletaria, come la definì Giovanni Pascoli, per acquistare prestigio internazionale mosse il suo giovane esercito contro l’Impero ottomano per conquistare la Libia, all’epoca possedimento turco. Fu la scintilla che fece scoppiare il grande incendio dei Balcani che portò nell’agosto del 1914 allo scoppio della Grande Guerra. Nove mesi più tardi, ai primi di maggio del ’15, gli italiani erano ancora divisi tra neutralisti e interventisti. Tuttavia la notizia dell’entrata in guerra era nell’aria e in tutto il Paese si respirava l’ansiosa attesa dei grandi eventi. Una violenta trepidazione divampava sulla stampa e nelle piazze si celebrava l’euforia per l’intervento nelle radiose giornate di maggio. Il cinque, di ritorno da Parigi, Gabriele D’Annunzio sullo scoglio di Quarto inaugurò il monumento dedicato a Giuseppe Garibaldi, arringando una folla entusiasta dalla sua grande oratoria, agitando le sue corte ma vivaci braccia e trasformando l’interesse per l’imponente statua scolpita da Eugenio Baroni verso quello per la guerra contro l’Austria: “Voi volete un’Italia più grande non per acquisto, ma per conquisto, a prezzo di sangue e di gloria. Udite, udite: la Patria è in pericolo, la Patria è in punto di perdimento. Intendete? Avete inteso? Viva Trento e Trieste, viva la guerra”, concluse D’Annunzio, mentre la folla eccitata agitava i suoi eleganti cappelli. Quasi un milione di uomini partirono per il fronte e presto un’intera generazione vide spegnere il proprio entusiasmo nel fango e nei reticolati delle trincee. La vittoria non aveva accontentato nessuno e tutti si accorsero presto che Caporetto era stata una vittoria e Vittorio Veneto una sconfitta. Spaventata da una possibile rivoluzione rossa, l’Italia nel ’22 si svegliò fascista e inaugurò il periodo delle grandi dittature europee. Quarant’anni dopo la disastrosa impresa d’Abissinia nel ’36 attaccò l’Etiopia alla ricerca di un posto al sole, schierando nell’immenso continente nero il più grande esercito mai sbarcato in terra africana. Due anni più tardi gli italiani venivano informati dalle leggi razziali di appartenere alla razza ariana e un tragico vento di odio e di morte cominciava a soffiare da nord, dove nel folklore italiano volano le streghe che al loro passaggio causano terribili e inevitabili sciagure. Appena giunse il ’39 i chiromanti erano sicuri: i pronostici per quell’anno erano terribili e prevedevano perfino l’apparizione della stella cometa come fosco presagio. Nessuno vide mai la cometa ma il primo settembre le terribili previsioni risultarono esatte. La Germania nazista di Adolf Hitler trascinò il mondo nel buio abisso della guerra e Mussolini, tragicamente, vi trascinò dentro l’ultima Italia del Regno.

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