Andrea Grillo eBooks

eBooks di Andrea Grillo di Formato Pdf Religione e fede

Andrea Grillo insegna Teologia dei sacramenti e Filosofia al Pontificio Ateneo Sant Anselmo di Roma e all'Istituto di Liturgia Pastorale Santa Giustina di Padova. Tra le sue pubblicazioni: Guida laica per tornare a messa. Dal precetto alla libertà (San Paolo 1997); Introduzione alla teologia liturgica. Approccio teorico alla liturgia e ai sacramenti cristiani (Messaggero 1999);La nascita della liturgia nel XX secolo. Saggio sul rapporto tra movimento liturgico e (post) modernità (Cittadella 2003);La riforma liturgica e il Vaticano II. Quale futuro? con Matteo Ferrari (Pazzini 2009); La forma rituale della fede cristiana. Teologia della liturgia e dei sacramenti agli inizi del XXI secolo (Il pozzo di Giacobbe 2011).
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Domande al Padre: La forma cristiana del pregare. Introduzione di Firmino Bianchin. E-book. Formato PDF Andrea Grillo   -  Edb - Edizioni Dehoniane Bologna, 2016  - 

Nella preghiera facciamo un’esperienza radicale di dipendenza e di non-autosufficienza nella quale passività e attività, libertà e grazia si intrecciano e si presuppongono a vicenda. Aprendosi a Dio l’uomo si apre anche all’altro che ha offeso, all’altro da perdonare, al bene altrui, al bene proprio. La tradizione liturgica ci offre il linguaggio per vivere individualmente il pregare come parola, come azione, come relazione; ci dà il vocabolario per interpretare la nostra esperienza. Nella festa della lode tutti i diritti e tutti i doveri si ridimensionano e si purificano. La pretesa e la dedizione si scoprono anticipate da un dono e sollevate, rifigurate e ricomposte in un ordine nuovo.

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EBOOK   9788810961209

Oltre Summorum Pontificum: Per una riconciliazione liturgica possibile. E-book. Formato PDF Andrea Grillo   -  Edb - Edizioni Dehoniane Bologna, 2020  - 

Nel contesto dello «stato di eccezione» causato dalla recente pandemia è emerso con maggiore evidenza come anche la Chiesa, dopo il motu proprio di Benedetto XVI, Summorum Pontificum (2007), viva in uno «stato di eccezione liturgica». Improvvisamente, la «doppia forma» del rito romano è stata riconosciuta come una «questione»: domande sono state rivolte dai teologi alla Congregazione per la dottrina della fede e domande sono state rivolte, su impulso di papa Francesco, dalla stessa Congregazione a tutti i vescovi. Come aiutare i vescovi a rispondere con discernimento e lungimiranza al questionario inviato loro per valutare l’impatto pastorale di Summorum Pontificum? Come curatori e autori di questo testo abbiamo voluto promuovere un «sondaggio teologico internazionale», nella convinzione che sia in gioco per la Chiesa una possibilità di svolta autentica e feconda: per superare i pregiudizi, fare pace e restituire alla liturgia la sua potenza originaria e la sua profezia evangelica.

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EBOOK   9788839966698

Oltre Pio V. La riforma liturgica nel conflitto di interpretazioni. E-book. Formato PDF Andrea Grillo   -  Editrice Queriniana, 2015  - 

Un saggio, dotto e raffinato, che getta nuova luce sulle ragioni profonde della riforma liturgica del concilio Vaticano II, vista come passaggio necessario della coscienza ecclesiale contemporanea. Né contro né senza Pio V, ma senza dubbio oltre Pio V. La riforma liturgica del concilio Vaticano II rischia di non essere più compresa. Diversi segnali sollevano dubbi e perplessità nel corpo ecclesiale. Estensione della validità dell’“indulto” per l’uso del Messale di Pio V, richieste di maggiore impegno nell’uso delle lingue “morte”, interviste disinvolte o superficiali di importanti ufficiali della Curia romana, irrigidimenti poco giustificabili – e spesso peggio giustificati – in fatto di traduzioni, inversione delle priorità tra mistero e disciplina. Il compito cui si dedica questo saggio è di riscoprire le ragioni profonde che ci permettono di leggere la riforma liturgica come passaggio necessario della coscienza ecclesiale contemporanea, né contro né senza Pio V, ma senza dubbio oltre Pio V. Purché non abbiamo deciso – disperatamente – di essere gli ultimi cristiani ancora fedeli ad una grande tradizione (solo) antica, ridotta alla figura di un passato prezioso da chiudere in un museo, con aria condizionata e sistemi di sicurezza, ma senza vita e senza figli. EPILOGO La coscienza che il Movimento liturgico ha elaborato intorno alla liturgia cristiana è un bene troppo prezioso perché possa essere lasciato cadere o rischi di andare perduto. E le parole da cui ho voluto cominciare in questo epilogo mi sembra che rendano bene il senso di ciò che è in gioco nella "questione liturgica" e che ha trovato una prima — e non risolutiva — risposta nella riforma liturgica inaugurata dall'ultimo concilio ecumenico. Che la liturgia sia nello stesso tempo «viva e fragile, viva e dinamica», è una verità difficile da sopportare, ma decisiva per la vita cristiana. Ogni progetto di tradizionalismo liturgico concepisce la liturgia solo nella sua assoluta fragilità, senza alcuna attenzione alla sua necessaria dinamicità. È, al massimo, un affresco da pulire e restaurare: in sostanza, nulla più di questo. Viceversa, ogni progetto di progressismo liturgico trova la liturgia solo nella sua continua dinamica, senza percepirne più la grande fragilità, con tutto il bisogno di accuratezza, di sapienza e di manualità fine. Non si può tuttavia restaurare la "vera" liturgia uscendo dalla storia, rifugiandosi in riti ormai superati, dimenticando il dinamismo delle culture, il mutare anche sempre benedetto delle forme di vita, delle esperienze storiche e delle espressioni simboliche. Una via semplicemente nostalgica di risposta alla questione liturgica nella chiesa era già chiusa più di cent'anni fa: oggi resta ancora aperta solo per quelle sparute minoranze che, allora come ora, fanno della nostalgia la loro identità e della presunzione la loro unica speranza. Il modo più autentico per resistere a queste tentazioni — spesso troppo evidenti e persino sovraesposte o sovrastimate nel grande corpo della chiesa — consiste nel chiarire lucidamente il compito del Movimento liturgico, che continua, dopo la riforma, in vista della formazione liturgica. E questa a me sembra anche la grande lezione che la storia recente ha da insegnarci: ossia che la nostra grande affinità — oggi — non è tanto con i nostri venerandi padri del concilio, quanto con i nostri nonni e bisnonni degli inizi del secolo scorso. E la nostra fedeltà non si misurerà tanto nella fede di cui saranno capaci i nostri figli, ma in quella che sarà possibile ai nostri nipoti e pronipoti. Sarà con loro e per loro che avremo saputo agire, sarà a loro e con loro che dovremo chiedere perdono in anticipo. A questi nonni e a questi nipoti dobbiamo pensare e render conto: solo così eviteremo la disperazione della paura del nuovo e la presunzione della fuga dal vecchio, alimentando quella speranza che ha bisogno di un lavoro in cui le diverse generazioni, senza mai deflettere, sappiano vivere con la coscienza che ogni epoca sta unmittelbar vor Gott, "immediatamente davanti a Dio", e per questo risponde sia di quanto ha potuto e saputo ricevere, sia di quanto ha potuto e saputo trasmettere. Se è opportuno che ogni generazione «nasca senza esperienza», è anche bene che ogni generazione «muoia senza assuefazione»: la chiesa che celebra il mistero di Dio Padre, Figlio e santo Spirito, non dovrà mai dimenticare questa cruda verità. Pur essendo tale oblio iniziale e tale impreparazione finale una prova abissale e una esperienza dura da portare, essa brilla pur sempre luminosa e pudica, come anticipazione promettente di una obbedienza senza depressione e di una libertà senza presunzione.

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