Angelo Filipponi eBooks
eBooks di Angelo Filipponi di Formato Pdf Storia antica: fino al 500 d.C.
G. Flavio, Antichità Giudaica, XX. E-book. Formato PDF Angelo Filipponi - Publisher S17896, 2012 -
Giuseppe Flavio nel XX libro di Antichità Giudaica mostra il suo modo di scrivere, serio e teso alla verità, pur mirando ad avere l’adesione dei fruitori con mezzi paradossali ed ha piena coscienza della grandezza della sua opera. L’autore non solo segue i modelli ellenistici, servendosi dell’aiuto di retori greci, tesi alla meraviglia e a delectare ma sa innestare la cultura giudaica ed evidenziare la tipica storia ebraica secondo la sua formazione eclettica e sincretica sacerdotale, utilitaristica, basata sul docere. Il libro, ha valore culturale e storico perché l’autore rivela che la romanitas, avendo giudicato il giudaismo una peste per l’impero, dopo aver tentato interventi chirurgici sapienti con drastici cambiamenti politici, entra con Domizio Nerone nella logica della necessitas di estirpazione del male. Festo, Albino e Floro sono procuratori incaricati di provocare il mondo popolare giudaico aramaico e portarlo scopertamente alla guerra. L’elemento popolare giudaico di lingua aramaica , crede di essere il popolo eletto in quanto figlio unico di Dio, reagisce continuamente con sedizioni e si prepara segretamente alla guerra..., si ribella e si collega con i popoli della confederazione partica (specie adiabene, armeno mesopotamico). Un tale politica antiaramaica ed antipartica, connessa con l’impresa di Domizio Corbulone in Armenia, determina in Gerusalemme un conflitto tra i filoromani e gli antiromani, che si diffonde e si propaga in tutto il territorio dell’impero romano dove vivono gli ebrei ellenisti mescolati ai pagani, svolgendo attività bancaria e commerciale, specie nei grandi porti del Mediterraneo. La città templare più di ogni altra, in quanto centro dell’ebraismo della diaspora, è dilacerata da lotte di classe tra gli aristocratici e gli erodiani da una parte e il popolo dall’altra, ma anche da contrasti intestini tra le partes sacerdotali delle famiglie dei sommi sacerdoti e tra queste e il piccolo e medio clero. Il fenomeno dei sicari, tipico di Gerusalemme, esprime un clima di ostilità interna e un altro di opposizione selvaggia alla romanitas, impedisce la regolarità delle feste tradizionali e quindi riduce drasticamente le entrate e per il sacedorzio e per i romani, poi si diffonde in tutto il territorio giudaico. Alessandria, Antiochia, Efeso, Corinto, oltre alle città ebraiche, anch’esse di popolazione mista greco-giudache, sono variamente sconvolte, in relazione al numero di giudei. Nerone segue la politica di Claudio, che aveva ordinato agli ebrei di rispettare i culti altrui e di non millantare il loro credo ed aveva proibito il proselitismo, in linea con l’indirizzo di Caligola e di Tiberio. Questa è la sostanziale lezione, piu' o meno nascosta sotto la lettera ambigua dello scrittore, Mattatia ben Iosip, divenuto Giuseppe Flavio, storico ufficiale della corte flavia, traditore del suo popolo.
G. Flavio, Antichità Giudaica, XIX. E-book. Formato PDF Angelo Filipponi - Publisher S17896, 2012 -
Il XIX libro di Archeologia Ioudaikh insieme al XVIII e a XX ha la funzione di introdurre il giudaismo nel sistema romano ellenistico, come precedentemente aveva fatto Dionisio di Alicarnasso, che, scrivendo Archeologia romanikh, aveva connesso la cultura greca con quella romana. Per Flavio, quindi, la cultura latina si avvale di due motori. quello greco e quello giudaico, che alimentano il Kosmos con la loro linfa più antica e ne è nobilitata. Nella sua specifica struttura il libro seguita il bios di Caligola e quello di Erode Agrippa, mentre evidenzia la ristrutturazione politica di Claudio, dopo gli sconvolgimenti del nipote, col rinnovo costituzionale della politeia in Ioudaea e col decreto, lettera agli alessandrini, in cui si stabilisce per ogni etnia il proprio culto con l’ordine ai giudei di non vilipendere la Threscheia altrui e di non fare proselitismo, si ristabiliscono l’omonoia/la concordia e l’eirenh/la pace nel corpo dell’impero. La novitas del libro è la morte di Caligola, indagata per rivelare la pazzia dell’imperatore (visibile più nelle azioni paradossali che nelle parole), reo di aver esautorato il senato e depredato gli equites, di aver sconvolto l’ordine sociale, col dare maggiore autorità all’elemento servile, di aver deprivato Roma dell’intitolatura di capitale, di aver destituito il corpo dei pretoriani ed infine di aver portato fino al punto dell’eccidio totale il popolo ebraico, unico oppositore alla sua volontà di turannos Theos, con l’ordine di erezione del suo colosso nel tempio di Gerusalemme. Da storico, Flavio segue il pensiero di Filone, espresso chiaramente nell’opera Peri toon aretoon, di cui sono testimonianza le opere rimaste, In Flaccum e Legatio ad Gaium . Flavio, insomma, col suo ambiguo discorso in epoca flavia, si rende responsabile di una damnatio memoriae che in effetti non ci fu, per salvaguardare i diritti ebraici rispetto al nomos empuschos imperiale e alla figura dell’autokrator con funzioni divine, che, invece, quasi a scadenza dinastica, si ripete con Domiziano, con Commodo e con Caracalla, Eliogabalo e Alessandro Severo fino a Diocleziano. Hanno, comunque un notevole interesse la narrazione della conquista del potere di Claudio e della sua politica di rinnovamento contenuto, mediante normalizzazione, dopo le invenzioni del nipote e la descrizione della figura, dotata di osiothes di Agrippa, esaminato nella sua epieikeia/clemenza, nonostante le contraddizioni tipiche di un’anima di cultura mista, come quella di un giudeo ellenista. Nell’esame della figura del re si nota anche il tentativo di normalizzare la situazione giudaica, dopo il grande evento del Malkuth mancato del Messia venuto. Ed, infine, le brevi notizie sul dopo Agrippa I congiungono i fatti conclusivi del libro XIX con quelli, trattati nel XX, nella volontà dell’autore di ricongiungersi con la storia, descritta in Guerra Giudaica.
G. Flavio, Antichità Giudaica, II (1-200) - vita di Giuseppe. E-book. Formato PDF Angelo Filipponi E Mirko Filipponi - Publisher S17896, 2014 -
La vicenda leggendaria di Giuseppe come storia minore (o storia di un protagonista minore) secondo lo stile ellenistico polibiano, imitato da Giuseppe Flavio, tramite la lezione di Dionisio di Alicarnasso e di Nicola di Damasco, per noi è diventata occasione di un approfondimento sulla Storia dell’Antico Israele. La traduzione del bios flaviano di Giuseppe, figlio di Giacobbe che, odiato dai fratelli e da loro venduto schiavo, diventa, dopo varie peripezie, vicerè d’Egitto, messa in relazione con quella del bios filoniano del De Iosepho, evidenzia l‘impostazione ellenistica fabulistica, romanzesca, politica. Lo studio sull’avventura egizia del figlio del patriarca, visir per ottanta anni d’Egitto e padre di faraone dà come questa risultanza: la storia di Giuseppe è una narrazione ellenistica mitica con tutti i segni del romanzo, coevo, ed è esemplare per il cosmopolitismo romano, pur nel sotteso culto atoniano. Da qui è nata la ricerca sulla funzione di semiti nel quadro cosmopolita della riforma atoniana di Amenophis IV, sulle possibili identificazioni dell’ebreo con elementi viventi alla corte egizia (Yuya, Yahnamu, Aper-el). Sulla base di una contestualizzazione dell’attività di Giuseppe nel periodo di Amenhophis III e di Amenhophis IV, in relazione ad una revisione e ad una scrittura ellenistica, nonostante la reticenza e deficienza informativa biblica e storiografica giudaica, si è rilevato il possibile visirato di un hapiru, che si combina con la riforma atoniana e con la pratica del monoteismo amarmiano, prima, e che si conclude, poi, con la controriforma ammonia e con quella sethiana. Il lavoro è un’operazione che tende a mostrare come astorico il sistema biblico e cerca di rilevare come la necessitas ellenistica ebraica di mantenere il patto con Dio, di seguire la legge mosaica, unita alla coscienza di essere popolo eletto e di avere una tradizione sacra ed ispirata, determini una trasmissione storica infedele, ambigua, apologetica. Flavio raccontando la storia di Giuseppe anticipa la vicenda storica del gran re Erode e specie quella di Giulio Erode Agrippa I, soggette a peripateiai/ rovesciamenti di sorte improvvisi ed inaspettati – in cui sono sottese sofferenze e martiri, insuccessi alternati a successi, tragedie e mirabili epopee. Lo storico in Giuseppe vede il prototipo del popolo ebraico che, con tutta la sua storia, contrassegnata da miseria e da esaltazione, seguendo il suo Dio, accetta il mistero della sua oikonomia.