Sofia Boesch Gajano eBooks

eBooks di Sofia Boesch Gajano di Formato Epub Storia della Chiesa

Sofia Boesch Gajano insegna Storia Medievale presso l'Università degli Studi Roma Tre. Ha pubblicato numerosi saggi sull'agiografia altomedievale (in particolare Gregorio di Tours, Gregorio Magno), sulle raccolte di vita di santi tra medioevo ed età moderna, sulla santità femminile. Più di recente si è specificamente interessata al rapporto tra santità e sacralità. E' autrice di Gregorio Magno. Alle origini del Medioevo (Roma 2004) e curatrice tra l'altro dei volumi Agiografia altomedievale (Bologna 1976), Culto dei santi, istituzioni e calssi sociali in età preindustriale (con L. Sebastiani, L'Aquila 1984), Luoghi sacri e spazi della santità (con L. Scaraffia, Torino 1990). Dirige la collana «Sacro/Santo» (Rosenberg e Sellier, Torino; dal 1999 Viella Roma). E' presidente dell'Associazione italiana per lo studio della santità, dei culti e dell'agiografia (Aissca), del cui primo convegno ha curato gli Atti (Santità, culti, agiografia. Temi e prospettive, Roma 1997).
EBOOK   9788833135007

L’ara dipinta di Thaenae: Indagini sul culto martiriale nell’Africa paleocristiana. E-book. Formato EPUB Sofia Boesch Gajano   -  Viella Libreria Editrice, 2020  - 

L’ara dipinta conservata nel museo di Sfax è un monumento unico nel suo genere, sia all’interno della necropoli di Thaenae, da cui proviene, sia nell’ambito dell’archeologia del Mediterraneo di età tardoantica. A partire dal contesto di provenienza e dalle sue caratteristiche strutturali, l’ara è analizzata in una prospettiva multidisciplinare, che vede coinvolti diversi autori e differenti prospettive di ricerca. I risultati sono presentati in termini dialettici, nella convinzione che ogni tentativo di irrigidire i dati costituisse, in questo caso, una rinuncia a frammenti di verità. L’analisi iconografica delle immagini dipinte sulle quattro facce, originali tanto nel loro impianto quanto nel reciproco accostamento, porta alla conclusione che il monumento vada ricondotto alla sensibilità delle comunità cristiane d’Africa della prima metà del IV secolo e sia specchio di quella sete del martirio da esse spesso evocata. In un’epoca in cui poche e spesso ambigue sono le immagini del martyrium, l’ara si pone come una testimonianza imprescindibile per chi voglia indagare i modi e le forme con cui le iconografie pagane si piegarono a narrare, già dai primi secoli, i nuovi valori del Cristianesimo.

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