Umberto Curi eBooks

eBooks di Umberto Curi di Formato Pdf Storia della filosofia occidentale

Umberto Curi è ordinario di Storia della filosofia e Presidente del corso di laurea in Filosofia dell’Università di Padova. Visiting Professor presso le Università di Los Angeles e Boston, ha tenuto cicli di lezioni e conferenze in numerose città europee e americane. Ha diretto per oltre 20 anni la Fondazione Istituto Gramsci Veneto. Giornalista pubblicista, è editorialista politico per i quotidiani veneti del gruppo “L’Espresso” e collaboratore di “Micromega”. Fra le sue opere si segnalano La cognizione dell’amore. Eros e filosofia (1997) e Endiadi. Figure della duplicità (2000), entrambi usciti da Feltrinelli, Pòlemos. Filosofia come guerra (2000), La forza dello sguardo (2004), Meglio non essere nati (2009), Via di qua. Imparare a morire (2011), editi da Bollati Boringhieri, Filosofia del Don Giovanni (Bruno Mondadori, 2002), Straniero (Raffaello Cortina, 2010). Al rapporto fra cinema e filosofia sono dedicati anche Lo schermo del pensiero (Raffaello Cortina, 2000), Ombre delle idee (Pendragon, 2002), L’immagine-pensiero. Tra Fellini, Wilder e Wenders: un viaggio filosofico (Mimesis, 2009). Per Bompiani ha pubblicato Miti d’amore (2009).
EBOOK   9788833981086

Via di qua: Imparare a morire. E-book. Formato PDF Umberto Curi   -  Bollati Boringhieri, 2011  - 

"Via di qua; ecco la mia meta". Nell'annuncio del protagonista del racconto di Kafka La partenza risuona l'universale della condizione umana, quell'andar via a cui non occorre una destinazione, poiché è già meta in sé: la morte, ineluttabile, inconcepibile, inconoscibile, eppure evento-limite che conferisce alla vita il senso più autentico. Nella sua vicenda millenaria, talvolta la filosofia si è incaricata di strappare alla morte l'aculeo velenoso, ossia di liberare l'uomo dal timore della morte, riducendola a puro nulla, quindi espungendola dall'orizzonte dell'esistenza. Una strategia che il filosofo Umberto Curi non condivide affatto. Come il principe di Danimarca, è convinto da tempo che i contenuti di pensiero abitino anche al di fuori della disciplina che ne è ufficialmente titolare, e li va a cercare con mano sapiente nella tragedia e nel mito dell'antica Grecia, nella poesia e nella narrazione contemporanee. Lì incontra ricchissime testimonianze che, da prospettive diverse, recuperano la morte alla pienezza della vita, senza per questo disinnescare in modo consolatorio il potenziale angoscioso della fine. Sfuggono infatti a intenti edificanti, e non potrebbero mai essere rifuse in un eserciziario della buona morte, simile a quelli diffusi in Occidente secoli fa. Ci possono solo suggerire con Rilke - ed è suggerimento prezioso - che "bisogna imparare a morire: ecco in che cosa consiste tutto il vivere".

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