Bailly Jean eBooks
eBooks di Bailly Jean di Formato Epub
La frase urbana. E-book. Formato EPUB Jean-Christhope Bailly - Bollati Boringhieri, 2016 -
Pietre, muri, asfalti, monumenti, parchi, terreni abbandonati, centri e periferie, verde spontaneo, antico splendore imbellettato e ridotto a bene di consumo culturale, modernismo dispiegato, aree pedonali, zonizzazione, espansione per accumulo: tutti insieme concorrono all’effetto-città. Effetto essenzialmente linguistico, secondo Jean-Christophe Bailly, che grazie alla metafora della lingua – alla musicalità che dovrebbe ritmarla – arriva a cogliere lo specifico del paesaggio urbano e metropolitano meglio di un urbanista o di uno storico dell’architettura. Ma come parlano oggi le città a chi voglia intenderle davvero? Non con un fraseggio fluido e ben accordato, bensì con «parole fiacche e improprie», «verbi non coniugati», infiniti e sostantivi posti «gli uni accanto agli altri». Una dizione ancora alla ricerca della partitura che accolga la felice improvvisazione dei recitativi in prosa capaci di recuperare la centralità della strada, invece di farsi ingombrare dagli assoli declamatori delle grandi opere architettoniche prive di contesto. Senza indulgere alla retorica dell’erranza e della nostalgia, Bailly ci invita ad accompagnarlo mentre calca i selciati in tre continenti, indugia sui materiali più umili e su ciò che è in disuso, ridà senso agli spazi che fuoriescono da schemi funzionali predisposti. Solo nella combinatoria infinita dei nostri passi, ci suggerisce, le città tornano a esprimersi, connettendo tra loro parti prima ammutolite nell’isolamento. E solo così quello che si limitava a scorrerci davanti agli occhi potrà diventare per noi finalmente visibile.
L’apostrofe mutaSaggio sui ritratti del Fayum. E-book. Formato EPUB Jean-Christophe Bailly - Doppiozero, 2015 -
“I vivi si scoprono, ogni volta, al mezzogiorno della storia. Essi devono preparare un pasto per il passato. Lo storico è l’araldo che invita i defunti al banchetto”, scrive Walter Benjamin. Con i ritratti del Fayum è un po’ come se i defunti si invitassero da soli, senza invadenza, con la sola forza del loro volto. I ritratti del Fayum, i loro volti, ci guardano come da un luogo neutro, che non è né la morte né la vita, da un passato remotissimo che raggiunge come per miracolo il nostro presente. Rappresentare l’individualità di un volto è come fare il calco dell’individualità in se stessa: individualità di ogni volto, individualità dell’essere o dell’essere stati quel volto, ogni volta l’unico, l’ultimo, il solo fatto a quel modo, durante la vita e nella morte. Con l’arte del Fayum è come se la finitezza che spettava solo agli dei o ai re fosse stata concessa all’uomo, ma con dolcezza, senza alcuna appropriazione, come una patina estremamente sottile – una pelle, un pigmento, un incarnato. Con questi volti viene conservata e trasmessa sino a noi una scintilla della cultura dell’Egitto greco-romano, in una perennità rituale in cui il sacro – il legame della vita con la morte – si manifesta nella luce tenue, uniforme, in cui si schiudono i grandi occhi di donne, uomini, fanciulli. I ritratti del Fayum parlano, benché muti, della morte che accompagna la vita, ci dicono “quel che era l’essere”, l’essere vivi, in quel tempo e in quel luogo. Senza aneddoti, senza dettagli, senza messa in scena, fanno trasparire l’essenza nella superficie, in una lunga catena ove i vivi sono i morti e i morti i vivi.
Il versante animale. E-book. Formato EPUB Bailly Jean-Christophe - Contrasto, 2021 -
Il versante animale di Jean Christophe Bailly, filosofo, romanziere, poeta e drammaturgo francese è il libro, insieme a Essere una quercia, inaugura la nuova collana Tracce, che nasce dal lavoro del comitato editoriale formato da Goffredo Fofi, Roberto Koch e Telmo Pievani, per dare spazio a una pluralità di voci e sguardi sul mondo che ci circonda.Nonostante i nostri tentativi di addomesticarlo, incastrarlo in classificazioni e farne una metafora della nostra vita, il mondo animale semplicemente esiste intorno a noi.In realtà, è fondamentale anche per il pensiero umano, che il versante animale esista e sia considerato. Prendendo spunto da un incontro casuale con un cervo, che una notte gli si ferma davanti, Bailly ragiona su come le diverse forme di vita animale possano rappresentare un mezzo di espansione della coscienza e di esplorazione di quello che i filosofi e i poeti hanno chiamato l’Aperto. Incrociare per caso e in modo inaspettato lo sguardo di una bestia deve essere un’esperienza inquietante, ma può anche rappresentare uno stimolo per interpretare il sistema di segni misteriosi con cui la vita selvaggia si esprime; un volo di oche selvatiche, il passaggio di una lince, la danza notturna dei pesci possono insegnarci a uscire dai limiti dell’antropocentrismo per contemplare i segreti e il senso profondo del sapere animale. Con un approccio filosofico e poetico insieme, Bailly ci spiega così quanto in realtà la questione animale sia centrale nella nostra vita e soprattutto per la minaccia della biodiversità. L’autore indica inoltre come sia necessario creare le condizioni per un nuovo dialogo fra tutti gli esseri viventi come condizione fondamentale per una nuova alleanza. Ad arricchire il volume, alcune suggestive fotografie di George Shiras, tra i primi, alla fine dell’Ottocento, a realizzare immagini di animali allo stato libero usando le fototrappole.Jean-Christophe Bailly (Parigi, 1949) è filosofo, saggista, poeta e drammaturgo. Ha insegnato Storia del paesaggio presso l’École Nationale Supérieure de la Nature et du Paysage di Blois. Tra i molti volumi pubblicati: L’istante e la sua ombra (2010), Il tempo fermato. Piccola conferenza sulle immagini (2012), Il partito preso degli animali (2015) e La frase urbana (2016).