Giacomo Carrus eBooks

eBooks di Giacomo Carrus di Formato Mobipocket

EBOOK   9788834185025

Storia degli Asburgo di Spagna. E-book. Formato Mobipocket Giacomo Carrus   -  Publisher S20109, 2019  - 

Rispetto alla Storia dell'Europa nell'età Moderna la storiografia ufficiale ha portato avanti per lungo tempo l'idea secondo la quale l'occidente europeo, nei secoli in questione, sia stato caratterizzato dallo sviluppo di monarchie assolute con caratteri fortemente 'nazionali', nettamente distinte dalle altre potenze straniere e raccolte attorno ad una pretesa omogeneità di popolo rappresentata dalla figura del sovrano assoluto. Tale idea è figlia di una storiografia novecentesca influenzata dal presente, o dal più recente passato, caratterizzato dal trionfo di quelle ideologie sovraniste e nazionaliste affatto recenti e dunque non appartenenti all'età Moderna. Piuttosto la loro nascita va inscritta nell'ambito di derive di pensiero appartenenti al XIX secolo che hanno fatto da 'culla' a quella che sarà l'esplosione dei nazionalismi reazionari che percorrerà l'Europa nella prima metà del '900, l'onda lunga dei quali ancora oggi, con rinnovato vigore, scuote il Vecchio Continente.Per scardinare l'idea di un'Europa composta da tante realtà nazionali monolitiche ben distinte tra di loro e storicamente giustificate dalla loro Storia secolare si è scelto di analizzare i caratteri fondamentali di quella potenza della Storia Moderna che può essere considerata il padre putativo dell'Europa odierna: la cosiddetta monarchia 'spagnola' (per quanto di Spagna non si possa a rigore parlare prima del XVIII secolo) o, più correttamente, monarchia asburgica. Fu questa una realtà multiforme, composita, unita nella figura del sovrano ma costituita da una moltitudine di società, culture e civiltà differenti. Nessuna omogeneità di popolo, culturale o amministrativa. Il culmine della complessità, per lo meno da un punto di vista quantitativo in termini di territorio, fu raggiunto già nel suo primo secolo di storia sotto il regno di Carlo V, il sovrano a cui si attribuisce l'affermazione secondo la quale sul suo 'impero' non tramontasse mai il sole. Un sovrano che regnò su uno stuolo di territori che andavano dalle Americhe all'area germanica e dai Paesi Bassi alle coste dell'Africa, ognuno con le sue peculiarità culturali, amministrative e perfino, in certi casi, religiose, a comporre un grande 'mosaico' di realtà sostanzialmente differenti. Un 'mosaico' che segnò per circa tre secoli la Storia europea e del Nuovo Mondo.Passando attraverso la disamina delle fasi iniziali di nascita e sviluppo del colosso asburgico, durante le quali prendono corpo le sue istituzioni fondamentali, abbiamo proceduto verso il momento in cui, con Filippo II, il baricentro del dominio degli Austrias si sposta verso occidente, Madrid costituendone il cuore pulsante. Emerge in questo momento storico una corrente di fondo in fin dei conti già presente, pur 'sommersa' sotto Carlo V. Una certa tendenza ad una visione 'castigliana' della politica estera.Se negli anni a venire, in misura differente, ogni componente della monarchia dà il suo contributo allo sforzo complessivo dell'insieme, è anche vero che l'impressione rimane quella di una linea di politica estera di lungo respiro nel solco della Castiglia e dei suoi valori, per quanto istituzionalmente sia sempre forte e presente la volontà dei sovrani di mantenere intatta la caratteristica fondamentale della monarchia, vale a dire la già citata natura composita fondata sul rispetto dei fueros, l'insieme dei privilegi e delle consuetudini di ogni sua componente.La difesa dei fueros sarà lo scudo che verrà alzato ogni qual volta si faranno tentativi in direzione di un maggior coordinamento e una maggior centralizzazione all'interno della monarchia asburgica, e contro questo scudo si infrangerà l'ultimo grande tentativo del conte-duca di Olivares di dare alla monarchia una natura, potremmo dire oggi, 'federativa' attraverso l'Union de las armas, un atto ancor più politico che militare, se è vero, come sosteneva Carl von Clausewitz, che la guerra non è che la continuazione della politica con altri mezzi.

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EBOOK   9788829599813

L'esercito e le guerre dell'Impero Romano d'Oriente. E-book. Formato Mobipocket Giacomo Carrus   -  Publisher S20109, 2019  - 

Nella filosofia orientale è diffuso l'ideale metaforico dell'essere come l'acqua. Per aver successo, in una strada densa di imprevisti, è necessario comportarsi come farebbe un ruscello. Vale a dire che, di fronte ad ostacoli e barriere, è bene cercare la propria strada adattandosi al terreno che ci si trova davanti, evitando i punti forti dell'ostruzione, aggirandoli e intaccando i punti deboli. Non ostinarsi nel procedere a testa bassa ma fluire in maniera elastica giungendo all'obiettivo in modo da ottenere il massimo risultato col minimo sforzo. Una bella figura che richiama un deciso pragmatismo. E lungo il corso del Medioevo, ad est, ci fu una grande potenza che, più o meno consciamente e coerentemente, scelse la strada del pragmatismo per far fronte a pericoli che ne minavano la stessa sopravvivenza: l'Impero Bizantino. La deposizione dell'ultimo imperatore romano d'occidente Romolo Augusto da parte del generale barbaro Odoacre, avvenuta nel 476 d.C., segna canonicamente la caduta dell'Impero d'Occidente e la fine della Storia Antica che cedette il passo al Medioevo. Ma se Roma cadde, così non fu per la pars Orientis dell'Impero Romano. Nata in quanto entità politica autonoma nel 395 d.C. in seguito alla divisione dell'Impero attuata da Teodosio I, la sua fu una lunga esistenza che attraversò l'intero Medioevo fino alla caduta di Costantinopoli per mano degli ottomani nel 1453. L'Impero Bizantino nella Storia Medievale del Mediterraneo ha avuto un ruolo da protagonista, mantenuto anche grazie alla capacità di adattare la propria politica al procedere degli eventi. Fu questa una capacità che si dispiegò in particolare nell'ambito dei rapporti diplomatici, decisivi vista la posizione geografica dell'Impero, crocevia di continenti, popoli e culture. In questa stessa posizione geografica, quanto mai infelice rispetto alla controparte occidentale, diviso su tre continenti (Europa, Africa e Asia), con poche frontiere naturali e un territorio caratterizzato in generale da scarsa profondità strategica, l'Impero seppe resistere a lungo, anche in momenti critici di totale isolamento e pressione nemica sulle frontiere, perché seppe rivedere la sua strategia rispetto al modus operandi prevalentemente seguito dall'Impero Romano in età antica. Facendo meno affidamento sulle forze militari, pur sempre efficienti ma utilizzate più come un elemento di deterrenza, operando diverse forme di persuasione per gestire le crisi politiche e militari che via via si presentarono, adottando un ottimo meccanismo di raccolta delle informazioni sulle potenze concorrenti (ottimo per lo meno rispetto al periodo storico di riferimento, di certo approssimativo se paragonato alla cosiddetta intelligence dei nostri tempi), l'Impero mostrò una tenuta eccezionale anche di fronte a sconfitte militari apparentemente decisive, tenuta possibile solo grazie alla strategia di lungo respiro perseguita lungo l'intero corso della sua secolare storia. In questo libro si esamineranno gli aspetti salienti dell'azione politica e militare bizantina nei confronti di popoli e potenze straniere. Nella prima parte si descriveranno l'insorgere delle principali minacce esterne che misero in serio pericolo la stessa sopravvivenza dell'Impero, nonché, in generale, l'azione politico-diplomatica diretta verso il contenimento di tali minacce. Nella seconda parte si prenderanno in considerazione alcuni casi specifici particolarmente significativi rispetto ai rapporti diplomatici di Bisanzio con i suoi vicini, in particolare la creazione del cosiddetto Commonwealth Bizantino e il complesso rapporto con Venezia.  

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EBOOK   9788829599653

Venezia e Costantinopoli dall'alleanza alla guerra. E-book. Formato Mobipocket Giacomo Carrus   -  Publisher S20109, 2019  - 

29 maggio 1453, le difese di Costantinopoli cedono di fronte allo sterminato esercito di Maometto il Conquistatore dopo quasi due mesi di durissimo assedio. L'ultimo imperatore bizantino, Costantino XI, cade alla testa dei suoi soldati in un estremo tentativo di difendere la Seconda Roma dai giannizzeri, le truppe d'élite del sultano ottomano. Si spegne l'ultimo bagliore della Roma imperiale. Ma è un bagliore piuttosto fioco quello che contraddistingue l'impero bizantino nei suoi ultimi due secoli di storia. Il vero colpo mortale alla potenza orientale venne ben prima da occidente, da una ricca città di mare che pure nacque sotto l'ala dell'aquila imperiale e ne fu per lungo tempo amica e alleata: Venezia. La città di San Marco, nel corso del confuso evolversi degli eventi durante la quarta crociata del 1204, indirizzerà i propri sforzi militari nella direzione di un attacco al cuore dell'Impero bizantino. Costantinopoli costituì la preda delle mire dei crociati che spazzarono via la potenza della Seconda Roma. Seppure nel 1261 l'impero sarà restaurato dalla dinastia dei Paleologi e sarà solo l'ombra di quello che fu il colosso bizantino dei secoli precedenti, destinato com'era a ricercare una precaria sopravvivenza destreggiandosi tra gli appetiti delle potenze commerciali occidentali e le mire espansionistiche del nascente Stato ottomano. In questo breve saggio si ripercorreranno gli aspetti salienti dei rapporti tra Costantinopoli e Venezia dalla nascita della Serenissima alle soglie della quarta crociata. Si porrà attenzione alla strategia diplomatica di Bisanzio, nota per l'acume e la risolutezza con cui articolò i propri rapporti con le potenze straniere. Un acume e una risolutezza che non furono più sufficienti ad evitare il disastro una volta che le galee da guerra veneziane si presentarono di fronte ai bastioni di Costantinopoli.

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