Giorgio Ravegnani eBooks
eBooks di Giorgio Ravegnani di Formato Pdf
Giorgio Ravegnani, professore ordinario di Storia medievale, insegna Storia medievale, Storia dell'Italia bizantina e Storia militare del medioevo all'Università Ca' Foscari di Venezia. Tra le sue numerose pubblicazioni: I Bizantini e la guerra. L'età di Giustiniano (Roma 2004); I Bizantini in Italia (Bologna 2004); Bisanzio e Venezia (Bologna 2006); Introduzione alla storia bizantina (Bologna 2006); Imperatori di Bisanzio (Bologna 2008); Soldati e guerre a Bisanzio. Il secolo di Giustiniano (Bologna 2009); Bisanzio e le crociate (Bologna 2011); Gli esarchi d'Italia (Roma 2011); La caduta dell'impero romano (Bologna 2012); Il doge di Venezia (Bologna 2013); La vita quotidiana alla fine del mondo antico (Bologna 2015); Andare per l'Italia bizantina (Bologna 2016); Teodora (Roma 2016).
Venezia prima di Venezia: Mito e fondazione della città lagunare. E-book. Formato PDF Giorgio Ravegnani - Carocci Editore, 2020 -
Come è nata Venezia? E quando è cominciato l’insediamento dell’uomo in laguna? Dove fu posata la prima pietra di fondazione, a Rialto come vuole la tradizione, oppure a Torcello dove sorge la prima basilica? È difficile rispondere a queste domande perché realtà e mito si confondono nei racconti degli storici medievali sulle origini di Venezia. L’unica cosa veramente certa è che la città nacque bizantina e tale si mantenne per alcuni secoli. Ma i Veneziani (o “Venetici” come li chiamavano i Bizantini) elaborarono già nel X secolo una leggenda, secondo cui la loro città sarebbe stata fondata in «un luogo deserto, disabitato e paludoso» al tempo dell’invasione di Attila, quando cioè il re unno devastò la terraferma veneta distruggendo Aquileia e altri centri minori. Il racconto era destinato a nobilitare l’origine della città lagunare, facendola derivare da un avvenimento drammatico che colpiva fortemente l’immaginario collettivo. Ma la realtà era diversa: i Veneziani non si insediarono in territori deserti e la migrazione ebbe luogo in un lungo arco di tempo. Le isole in cui si sarebbe formata Venezia erano infatti abitate già in epoca romana. Un lento processo avrebbe dunque portato l’arcipelago a diventare una delle piú grandi potenze del Mediterraneo.
Ezio. E-book. Formato PDF Giorgio Ravegnani - Carocci Editore, 2018 -
La storia spesso trascura la vita di uomini illustri, che restano sullo sfondo degli avvenimenti, e questo è il caso di Ezio, l’ultimo grande generale di Roma, la cui biografia presenta forti lacune. Ezio fu il generale più eminente della sua epoca travagliata e può sicuramente essere definito l’ultimo dei Romani, quando l’impero era ormai ridotto a una pallida ombra di ciò che era stato. Edward Gibbon scrisse di lui che era «l’uomo celebrato universalmente come terrore dei barbari e baluardo della repubblica di Roma». Nato a Durostorum verso il 390 d.C. e morto a Roma nel 454, era figlio di un militare di carriera e seguì a sua volta la professione delle armi, fino a divenire nel 434 il primo generale dell’impero di Occidente. Ezio visse e operò nel periodo tragico delle invasioni barbariche, quando lo stato romano veniva progressivamente cancellato dai nuovi venuti che si insediavano nel suo territorio. Mise comunque tutte le sue energie al servizio di Roma e riuscì a conservarne in parte il dominio combattendo senza posa e sempre con successo gli invasori, nonostante la progressiva dissoluzione dell’esercito nazionale per cui era costretto a servirsi di mercenari barbarici. Il suo trionfo fu rappresentato dalla battaglia dei Campi Catalaunici, in Gallia, dove nel 451 sconfisse insieme agli alleati visigoti le orde di Attila che avevano attaccato l’Occidente co¬stringendo il re unno a ritirarsi. Il suo imperatore, Valentiniano III, lo assassinò nel 454 e, con la sua morte, venne meno «l’ultimo dei Romani» avviando l’impero a una rapida dissoluzione.
Teodora. E-book. Formato PDF Giorgio Ravegnani - Carocci Editore, 2016 -
Storia della sovrana più discussa del trono di Bisanzio. Attrice e poi moglie dell’imperatore Giustiniano ebbe un ruolo attivo nella gestione dello stato. I suoi detrattori, primo fra tutti, Procopio di Cesarea nella sua Storia Segreta, le rimproverano la giovinezza dissoluta e una condotta del tutto negativa sul trono di Bisanzio. La critica più recente tende però a rivalutarla ritenendo che la sovrana fosse stata costretta a seguire la carriera di attrice a causa dello stretto vincolo ereditario allora esistente nelle professioni e che, una volta divenuta sovrana, non avesse mai dato occasioni per mettere in dubbio la sua moralità. Teodora ebbe inoltre un ruolo politico rilevante, in contrasto con la tradizione bizantina che tendeva a relegare in secondo piano le sovrane e, in particolare, in occasione della rivolta popolare del 532, infuse coraggio negli uomini incitandoli a resistere evitando così che Giustiniano fuggisse abbandonando il potere.