Mario Tedeschini Lalli eBooks

eBooks di Mario Tedeschini Lalli di Formato Epub

Mario Tedeschini Lalli ha scritto a lungo di politica internazionale per agenzie e quotidiani, poi si è occupato di informazione digitale, guidando redazioni web e team di sperimentazione multimediale nell’allora Gruppo Espresso. Nel libro Nazisti a Cinecittà (2022) ha raccontato le storie di ex ufficiali nazisti che rimasero in Italia ignorati dai più, lavorando tra l’altro per alcuni dei più importanti film del dopoguerra. È autore di saggi sui rapporti tra fascismo e mondo arabo e si è spesso divertito con la micro-Storia: ha scoperto l’identità della ragazza nella foto simbolo scattata da Federico Patellani per la vittoria della Repubblica nel referendum del 1946 e ha ricostruito le biografie dei veri giornalisti che compaiono nella scena finale di un film di culto come Vacanze romane. Ha scritto, con Pietro Del Re, In viaggio con Poirot (1995), una guida ai luoghi reali e immaginari dei romanzi di Agatha Christie.
EBOOK   9788865949191

Nazisti a Cinecittà. E-book. Formato EPUB Mario Tedeschini Lalli   -  Nutrimenti, 2018  - 

Dalle Fosse Ardeatine a Cinecittà, dalla divisa nazista indossata per uccidere alla divisa nazista indossata per fare cinema. Borante Domizlaff e Karl Hass, due ufficiali delle SS che il 24 marzo 1944 spararono agli ordini di Herbert Kappler, riappaiono, con altri ex ufficiali tedeschi, nella produzione di alcuni dei più celebri film italiani del dopoguerra. Il primo, assolto nel 1948, resterà negli anni fedele a Kappler, aiutandolo nella fuga dall’Italia nel 1977. Il secondo, sfuggito al primo processo arruolandosi nei servizi segreti americani e italiani, sarà raggiunto dalla giustizia solo cinquant’anni dopo e condannato all’ergastolo. Nel frattempo, fra gli anni Cinquanta e Sessanta, tutti e due sbarcarono il lunario anche interpretando ‘sé stessi’, in parti da militare tedesco, in film come Una vita difficile di Dino Risi, La ciociara di Vittorio De Sica, Tutti a casa di Luigi Comencini, La caduta degli dei di Luchino Visconti. E non furono i soli.Nazisti a Cinecittà nasce da una scoperta casuale che ha dato il via a una lunga ricerca tra carte di servizi segreti, cineteche, archivi privati e interviste a famigliari. Un racconto che a tratti si tinge di giallo, una finestra su una realtà paradossalmente ‘normale’ dell’Italia del dopoguerra: il ‘nazista della porta accanto’ tornava utile per raccontare il nazismo.

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EBOOK   9788854535602

Le olimpiadi del 1944: Gare e guerra da Roma ai lager tedeschi. E-book. Formato EPUB Mario Tedeschini Lalli   -  Neri Pozza, 2026  - 

L’estate del 1944 fu una stagione di sangue, ma anche di sport. Di battaglie campali e di improbabili gare. Di propaganda bellica e di appelli all’ideale olimpico di pace e fraternità. Non ci furono, naturalmente, i giochi olimpici previsti a Londra, ma a Roma, a Parigi, a Losanna e persino nei lager tedeschi la ricorrenza fu osservata. A Roma, al Foro Mussolini, dove l’Italia fascista sperava di ospitare proprio le Olimpiadi del ’44, gli Alleati organizzarono, tra giugno e luglio, grandi campionati di atletica leggera e di nuoto con atleti militari provenienti da tutta l’area del Mediterraneo. Il regime di Vichy celebrò solennemente il ricordo del fondatore Pierre de Coubertin, immaginando ancora un futuro per la Francia collaborazionista. Negli stessi giorni, la “Capitale olimpica” di Losanna, nella neutrale Svizzera, mantenne l’impegno preso prima della guerra di celebrare ufficialmente il Giubileo. Con cerimonie, gare, alzabandiera, emissioni di francobolli, seguite da “mini Olimpiadi” cui presero parte internati militari di ogni nazionalità. Il libro ricostruisce questi avvenimenti nel più generale contesto politico e bellico, raccontando la storia di alcuni partecipanti. Un afroamericano che trionfò al Foro Mussolini e finirà per vincere davvero una medaglia olimpica dopo la guerra. Nuotatori nippoamericani delle Hawaii, destinati a vera gloria olimpica, che si accontentarono di fare razzia di medaglie a Roma. Un mezzofondista ebreo jugoslavo che gareggiò sotto falso nome nell’Italia in guerra e poi fu tra gli organizzatori e i partecipanti delle “mini Olimpiadi” di Losanna. Un ex olimpionico polacco, poi giornalista sportivo, che alzò e ammainò la bandiera olimpica nel lager tedesco di Gross Born. Mentre Roma era liberata e gli Alleati sbarcavano in Normandia, mentre Varsavia si ribellava ai Tedeschi e i sovietici cominciavano la loro avanzata verso Ovest, in diversi luoghi dell’Europa in guerra, qualcuno ricordò che quell’anno era il cinquantenario delle Olimpiadi moderne e lo celebrò. Tra luglio e agosto del 1944, in due campi di concentramento tedeschi anche ufficiali polacchi prigionieri di guerra organizzarono le loro “Olimpiadi del 1944”. Furono stampate medaglie di cartone, create uniformi sportive, organizzati corsi per arbitri, stampati francobolli per la posta del campo, pubblicati giornali sportivi scritti a mano. Sotto la bandiera con i cinque cerchi, centinaia di atleti in condizioni fisiche precarie, dopo cinque anni di prigionia, presero parte alle gare… Una storia poco conosciuta e sorprendente dello sport e della Seconda guerra mondiale: nessuno l’ha mai raccontata in questo modo. Un’emozionante immersione nella disperata voglia di andare oltre l’odio e la distruzione.

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