Simone Cerlini eBooks
eBooks di Simone Cerlini di Formato Epub
La ragazza che ballava sui cornicioni. E-book. Formato EPUB Simone Cerlini - Zoom Feltrinelli, 2015 -
“Si dice che portasse i suoi amanti sul cornicione di via Rattazzi per mostrare il tessuto di strade ortogonali della città. Poi li faceva morire di terrore con le ruote e i salti mortali sul vuoto, mentre quelli se ne stavano rattrappiti sui coppi, mezzi sbronzi e in confusione. Poi li sbeffeggiava, quei conigli, poi li insultava e li maltrattava e li gettava come gomme masticate. Li collezionava, loro e le chiavi dei portoni della città”. Cinque storie, la stessa vita, percorsa sull’instabile cornicione dell’esistenza, una passeggiata che costringe a controllare con occhio vigile e rimpianto i bivi che si sono abbandonati nell’avanzare del percorso. Una ragazza che danza sui cornicioni dei palazzi come se fosse su un palcoscenico, un gatto che approda nella vita di una coppia che ha dimenticato cosa significhi esserlo, un padre e una figlia divisi dalle cuffiette di uno smartphone, una docente universitaria che cela la più bruciante delle passioni e un ragazzo divenuto uomo con il rimpianto di aver perduto il grande amore con la più viziosa attrice porno di Parigi. Vite parallele che si intrecciano nel tratto sicuro e immaginifico della penna di Simone Cerlini. Numero di caratteri: 53.689
Manifesto della classe dei servi: Contro la fine del lavoro. E-book. Formato EPUB Simone Cerlini - Il Margine, 2023 -
In questo agile saggio l'autore analizza il tramonto delle professioni liberali classiche, ma anche, più in generale, del mondo dell'università e della cultura, e il loro atteggiamento ostile al lavoro con la conseguente reazione pro-lavoro da parte delle classi in ascesa. «L'idea che le persone si allontanino dal mercato del lavoro per liberare tempo all'ozio creativo può venire in mente solo a chi può vivere il lavoro come gioco e non come condizione essenziale». Perché leggiamo saggi e articoli tesi a convincerci che non ci può essere soddisfazione in ciò che facciamo? Dobbiamo credere alla retorica delle dimissioni volontarie che piace così tanto ai media? Forse davvero alcune persone, primi fra tutti i benestanti intellettuali, hanno interiorizzato una forma di snobismo per cui devono essere premiati, remunerati e riconosciuti per il solo fatto di esistere, alterando così la loro percezione del lavoro, tanto da teorizzarne uno tagliato su misura per loro. Si ha l'impressione che chi propone la fine del lavoro non ne comprenda l'essenza fondata sulla relazione e sulla reciprocità. Coloro che non godono di rendite, chi vive del proprio stipendio, «servi» in quanto lavoratori, quindi servitori per definizione, poiché orientati ai bisogni e agli interessi degli altri, non chiedono però la fine del lavoro ma anzi lo difendono. La classe dei servi sa che lavorare è il modo migliore per vivere in una società democratica e solidale, lasciando che siano i signori e i loro cortigiani a pensarla diversamente.