Vincenzo Altieri eBooks

eBooks di Vincenzo Altieri di Formato Mobipocket

EBOOK   9788822856296

Il filosofo di Monziglia o dell'impostore Umberto Galimberti. E-book. Formato Mobipocket Vincenzo Altieri   -  E4659, 2016  - 

Il filosofo di Monziglia o dell’impostore Umberto Galimberti dimostra in modo inoppugnabile che L’ospite inquietante è una frode: un capolavoro di plagi e imposture, che Galimberti avrebbe fabbricato “perché i giovani, anche se non sempre ne sono consci, stanno male”, quindi per propinar loro un elisir di “salvezza”?, così sembra, perché nel 2008 a Le Storie il sapiente Corrado Augias infine lo raccomandò dicendo ai telespettatori: “Questo è un libro importante perché racconta che cosa sono diventati i giovani e nel racconto c’è nascosto anche forse un tentativo di salvezza.” Ma “importante” è piuttosto leggere Il filosofo di Monziglia, un libro che narra “che cosa è diventata” la funzione intellettuale nell’allegro Belpaese dei morti viventi, e nel nostro racconto non c’è nascosto, bensì esposto in evidenza il redditizio malaffare dell’“emerito professore di filosofia morale” e dis-educatore dei giovani Umberto Galimberti. Con la colossale impostura L’ospite inquietante. Il nichilismo e i giovani, Galimberti ha gabellato la favola di un “nichilismo” personificato, che in veste di seducente Satanasso “si aggira tra loro”, cioè tra i giovani, e usando stuzzicanti lusinghe, “penetra nei loro sentimenti, confonde i loro pensieri, cancella prospettive e orizzonti, fiacca la loro anima, intristisce le passioni rendendole esangui”, insomma, succhierebbe ai giovani inermi la loro anima per una manciata di spicciole illusioni. Ma così, a sua insaputa?, il nichilista Galimberti ha descritto gli effetti intossicanti che la lettura del libro-frode L’ospite inquietante. Il nichilismo e i giovani ha inoculato nella mente non solo dei giovani, ma anche di genitori e insegnanti, e ancora seguita ad avvelenarli, dato che L’ospite inquietante non è affatto “forse un tentativo di salvezza”, bensì una seducente impostura che instilla una morbosa e corrosiva confusione mentale... Perciò non sono i giovani, ma senz’altro Galimberti e i suoi “parenti” che sguazzano in “quel nulla che li pervade e li affoga”, come indubbiamente dimostra Il filosofo di Monziglia o dell’impostore Umberto Galimberti.

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EBOOK   9788822856272

Umberto Galimberti L'impostore glorioso. E-book. Formato Mobipocket Vincenzo Altieri   -  E4659, 2016  - 

Le cose dell’amore è una colossale frode, che ancora si smercia. Ora, sebbene una vasta documentazione attesti che Galimberti è un frodatore, tuttavia i “parenti” de L’impostore glorioso Umberto Galimberti ancora propinano agli ignari la favola che l’avido ladrone sarebbe un “pensatore di razza”, “filosofo umile e onesto”, “filosofo grandissimo”, e via gabellando, inducendo così la gente a credere Galimberti un illustre intellettuale, creatore di quei “valori della cultura che fanno di noi una superpotenza mondiale”, mentre i fatti certificano piuttosto che è un lestofante e inveterato predone. E la censura, nonché l’omertà e la codardia di tanta intellighenzia italica, che sa delle malefatte di Galimberti, ma tace, turandosi il naso, permette all’impostore di seguitare ad andare in scena col suo teatrino ciarlosofico. Ad esempio, sulla scena di Laser, Radio televisione svizzera, sede di Milano, e ora in rete, il filosofo impostore è presentato come “Filosofo tra i più interessanti e inquieti nel panorama culturale italiano ed europeo”, e alla curiosità di Antonio Ria, e degli ascoltatori, di “conoscere i suoi maestri”, il “filosofo inquieto” evocò allora: “Severino, Jaspers e Borgna”. E a fronte di tali nomi, Ria osservò: “Quindi grandi maestri, e impegnativo anche essere discepolo di tanti maestri.” Perciò va precisato: Borgna è stato plagiato dal “discepolo”, Jaspers non è mai stato maestro di Galimberti, mentre “Severino” gli avrebbe “insegnato come si fa a pensare”, e così, divenuto “pensatore di razza”, per ringraziarlo, il discepolo non si fece scrupolo alcuno d’ingannare maestro Severino, persuadendolo a presentare la frode Heidegger, Jaspers e il tramonto dell’Occidente, 1975, libro assemblato con materiali copiati a Marcuse, Cacciari, Vattimo, Fink et al. Nel cartellone del festivaLOVE 2016, “oltre all’arte, ci sarà tanto spazio per la cultura”, e tra i chiamati a dar voce alla “cultura” c’era pure “maestro” Galimberti, che fu presentato come “uno dei più noti filosofi italiani di oggi”, nonché “nuovo ospite di lusso di festivaLove2016”, e trattandosi di Love, il “filosofo di lusso” predicò alla moltitudine Le cose dell’amore, invitando all’acquisto dell’omonimo libro, e quindi spacciando agli ignari ancora per “cultura” quella che è piuttosto una spregevole frode, come comprova la lettura de L’impostore glorioso. Quindi, il Belpaese premia gli impostori e invita i giovani talenti a emigrare?

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EBOOK   9788826032764

Lo spettatore creativo. E-book. Formato Mobipocket Vincenzo Altieri   -  E4659, 2017  - 

Lo spettatore creativo consta di due saggi: Sul concetto di volto nel Figlio di Dio, spettacolo della Socìetas Raffaello Sanzio, la cui contestata rappresentazione al Teatro Franco Parenti di Milano a gennaio 2012 fece tanto rumore per nulla, perché lo spettacolo era una “pezzenteria culturale”, come comprovano le nostre “osservazioni critiche”, che sono inoltre una critica delle critiche scritte dai critici Sul concetto di volto nel Figlio di Dio, da cui può desumersi il perché da qualche anno la critica teatrale occupi ormai uno spazio marginale sulla stampa nazionale. Il secondo saggio: La morte era già lì…, tratta della tragica morte di Alfredo Tassi sul palco di Digione. Il Tassi era macchinista nello spettacolo Inferno, della Socìetas Raffaello Sanzio, e morì, secondo Chiara Guidi, “in un contesto di gioco, stavano giocando, stavano ridendo”, ed è nel contesto di tale presunto “gioco” che si è inoltrata la nostra indagine, cercando di cogliere i perché dell’“assurda” morte del giovane macchinista, e non solo. Circa le voci sull’autocensura del regista per la rappresentazione Sul concetto di volto nel Figlio di Dio al Teatro Franco Parenti di Milano, il cesenate, ad onta di equivoci, disse: “D’ora in avanti riproporrò sempre e solo la prima versione dello spettacolo con i bambini in scena che lanciano bombe a mano contro il volto di Cristo. Lo faccio per sgombrare il campo da ogni dubbio di autocensura. Preferisco subire un processo e andare in prigione piuttosto che essere accusato di autocensurarmi.”[Romeo Castellucci, Il Resto del Carlino, 18.02.2012] Tuttavia, in quanto a censura, autocensura, processo, prigione, e altri fantasiosi rumori, nella fattispecie l’altisonante proclama del Castellucci ci apparve ridicolo, perché era ovvio che per la sua fetida “merda d’artista” non rischiava né processo né prigione, ma stava solo ottenendo appoggi e solidarietà che “molto poco hanno a che vedere con lo spettacolo in sé”, perché se ci fosse stata ancora una critica teatrale degna di questo nome, allora Sul concetto di volto nel Figlio di Dio si sarebbe dovuto stroncarlo già alla Prima, perché è “pezzenteria culturale”… E basta leggere Lo spettatore creativo per averne inoppugnabile prova.

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