Vincenzo Napolillo eBooks

eBooks di Vincenzo Napolillo di Formato Pdf

EBOOK   9788889013595

Mattia Preti: Artefice del Seicento. E-book. Formato PDF Vincenzo Napolillo   -  Nuova Santelli Edizioni, 2013  - 

Mattia Preti, detto il Cavaliere Calabrese, figlio di Cesare Preti e Innocenza Schipani, «onorati» cittadini, venne alla luce il 24 febbraio 1613 a Taverna, nel borgo di Portacise, e fu battezzato, due giorni dopo, nella chiesa parrocchiale di San Martino. All’età di 11 anni partì per Roma, dove la vita intellettuale metteva in crisi la cultura laica del Rinascimento ristabilendo, sotto l’influenza della Chiesa cattolica, il principio dell’autorità contro la Riforma protestante e il connubio tra arte e fede. A Roma, Gregorio dello Prete e il fratello Mattia presero alloggio in Via dei Borgognoni presso la famiglia Perro(ne). Rossella Vodret, dall’esame del libro degli Stati delle anime (1624, fol. 25) della chiesa di San Lorenzo in Lacina, ha scoperto che Gregorio fratello maggiore e tutore del «pupillo» Mattia, nella Pasqua del 1624, abitava a Roma con lui e altri calabresi e che ciò impone di riconsiderare la cronologia dei due pittori «accettata finora da tutti gli studiosi». Mattia fu avviato all’arte dal fratello e non già da Giovanni Francesco Barbieri, detto il Guercino, che proprio nel 1624 lasciò Roma per fare ritorno a Cento e iniziarvi il periodo di ripensamento, che lo avvicinò a Guido Reni e all’Accademia di Bologna, nella quale succedette al Reni come direttore. Gian Lorenzo Bernini non riuscì, nel Giubileo 1625, a terminare il Baldacchino bronzeo al centro della crociera michelangiolesca in San Pietro. I cardinali, seguendo l’esempio di San Carlo Borromeo, aprivano ai pellegrini più bisognosi di assistenza le porte dei loro palazzi romani. Gregorio e Mattia erano lieti di lucrare la grande perdonanza, ma Gregorio Prete, come testimoniò Padre Resta, per tirare avanti e mantenere il fratello Mattia alla pittura, doveva lavorare per i bottegai di Roma, «che allora erano ricchi e facevano lavorare, onde lavorò per il coloraro Nasini alla Sapienza». Gregorio e Mattia Preti occupavano insieme, nel 1636, una casa in Campo Marzio, presa in affitto dalla parrocchia di San Biagio a Montecitorio....

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EBOOK   9788889013571

Contributi storici e letterari. E-book. Formato PDF Vincenzo Napolillo   -  Nuova Santelli Edizioni, 2013  - 

INDICE La via Popilia-Annia Il tesoro di Alarico è in Francia I castelli nella provincia di Cosenza Il busto di Asclettino conte di Aversa Il cronista Amato di Montecassino La fondazione di Guardia Piemontese Gioacchino da Fiore e l’arca di Pietro Lombardo Il Mausoleo d’Isabella d’Aragona San Francesco d’Assisi nel Meridione Il valore di Ruggero di Lauria ricordato da Boccaccio Nicola Brancaccio confermato cardinale da un antipapa L’origine di San Giovanni in Fiore La marchesa Maria de Cardona Eretici di Calabria Il crocifisso di pietra nella cappella Telesio Il luogo di nascita di Innocenzo XII L’atto di battesimo di Gaetano Argento Giacomo Casanova in Calabria Giuseppe Pignone Sindaco di Napoli Lo storico incontro tra Garibaldi e il Re L’Unità d’Italia Brigantaggio prima e dopo l’Unità Arthur John Strutt in Calabria e Sicilia Il fascino storico e artistico di Cosenza

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EBOOK   9788889013373

San Marco Argentano. E-book. Formato PDF Vincenzo Napolillo   -  Nuova Santelli Edizioni, 2012  - 

È sempre interessante e affascinante conoscere attraverso la storia i nostri antenati, che furono gli abitanti della bruzia Argentanum, ricordata da Tito Livio, e così chiamata dall’argento o dal lucente colore delle rocce. Essi combatterono con i Cartaginesi e quando videro che la seconda guerra punica «piegava alla fine» passarono al console Gneo Servilio Cepione (203 a. C.). Argentano subì il dominio romano e accettò la fede cristiana. Sostengono alcuni che il luogo, dopo la venuta di San Marco Evangelista, si chiamò Fanum S. Marci (dal latino fanum, tempio o luogo sacro). Diede i suoi Martiri come «primizie» della verità evangelica, come scrisse il cardinale Sirleto, che ricoprì la carica vescovile di San Marco. L’arrivo dei Normanni s’inserì in una precisa responsabilità dei Bizantini o Greci, che produssero aspre contese e persero i vantaggi acquisiti. Roberto il Guiscardo ricevette dal fratello Drogone il compito di conquistare tutta la Calabria. Stabilì la sua sede proprio nel castello fortificato di San Marco, in una posizione strategica sull’asse viario tra i due mari: Ionio e Tirreno. Chiamò il fratello Ruggero, che rafforzò il castro di Scalea, che si ribellò in preda alla disperazione e alla carestia del 1058. Roberto il Guiscardo, duca di Puglia e di Calabria, continuò le sue conquiste: cacciò dall’Italia i Bizantini, pose fine al principato longobardo di Salerno, dove mise la capitale, intervenne nella lotta delle investiture in aiuto del papa, organizzò l’amministrazione del suo Stato, si spinse in Oriente. Morì nel 1085 durante l’assedio di Cefalonia. Roberto il Guiscardo e la moglie Sichelgaita fondarono l’abbazia della Matina (dalla voce prelatina Matina, che significa altura), consacrata nel 1065, nella quale soggiornò, per un breve periodo, il papa Urbano II, che bandì poi la crociata, alla quale partecipò Marco detto per la sua gigantesca statura Boemondo. L’abbazia, dapprima benedettina, fu riformata e ricostruita dai Cistercensi, che rinnovarono l’agricoltura medievale e attuarono la loro esperienza religiosa riformatrice nella valle del Follone e del Crati, concedendo ospitalità ai monaci della Sambucina. La diocesi di San Marco ebbe anche origini normanne. I Normanni diedero inizio, perciò, ad un valido modello di civiltà europea. San Marco vanta d’essere stata annoverata, assieme a Melfi (in Basilicata), che fu capitale dei domini normanni in Puglia, Sessa (in Campania), antica capitale degli Aurunci, e Gravina di Puglia, fra i maggiori ducati del Regno di Napoli. Sul luogo di nascita, che è San Marco, dell’artista Pietro Negroni, non ci sono più dubbi, essendo stato trovato dal prof. Vincenzo Napolillo il documento coevo e inoppugnabile. L’opera: San Marco Argentano – La Matina e la Torre normanna di Vincenzo Napolillo è condotta sulla lezione metodologica di Pietro Dalena, Giuseppe Roma e Maurizio Paoletti, con scrupolosa documentazione ed esemplare limpidezza. L’Accademia di Cultura Mediterranea di “V. Selvaggi” esprime validi apprezzamenti al Prof. Napolillo la cui opera rivela non solo il patrimonio culturale di San Marco Argentano, ma soprattutto la qualità di storico acuto e preciso dell’autore. L’Accademia, inoltre, ringrazia il Sig. Alberto Termine (Sponsor) per la sua disponibilità e la sensibilità culturale verso il suo paese e si complimenta, con il suo segretario Rag. Franco Lombardo, per il vivo interesse a vantaggio e dell’Accademia e della storia della nostra città. Il Presidente dell’Accademia di Cultura Mediterranea “V. Selvaggi” Prof.ssa Olga Fiorillo Mulino

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