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Campagna dell'Esercito Napolitano dal 1 ottobre 1860 fino al cominciamento dell'assedio di Gaeta narrata da un testimone oculare. E-book. Formato Mobipocket Anonimo - Passerino, 2016 -
"Campagna dell'Esercito Napolitano" (titolo esteso: "Campagna dell'Esercito Napolitano dal 1 ottobre 1860 fino al cominciamento dell'assedio di Gaeta") è il racconto dettagliato di un anonimo testimone oculare datato 1861, probabilmente un cronista del genio militare Borbonico. Un racconto struggente tra speranza e decadimento di un Regno, quello dell'Italia meridionale, ormai al tramonto — sotto l'avanzata del fuoco Piemontese. «I fuochi nemici eransi alquanto affievoliti: un'ultima resistenza a superar restava, un ultimo sforzo, ed il giglio Borbonico sarebbe riapparso minaccioso sui tetti di Santa Maria, e Francesco II avrebbe forse riacquistato il trono di Napoli! Ma, quell'ultima resistenza non fu superata, quell'ultimo sforzo non si fece ed i Regi, stanchi e scoraggiati, davansi celeramente a ripiegare; mentre il Genio della Libertà sulle batterie nemiche riaccendeva gli animi, ed animava i fuochi, che immediatamente riprendevano la loro intensità» (Estratto 1). «L'alba del giorno 21 fatale ispuntava, e lanciava fra il Volturno e Gaeta l'inatteso segnale di ben tristi giorni, sorgendo inesorabile a determinare la caduta della Borbonica Dinastia» (Estratto 2).
Il brigante Musolino. E-book. Formato Mobipocket Anonimo - Passerino Editore, 2015 -
Giuseppe Musolino, conosciuto come U 're i l'Asprumunti (il Re dell'Aspromonte), o meglio ancora come il Brigante Musolino (Santo Stefano in Aspromonte, 24 settembre 1876 – Reggio Calabria, 22 gennaio 1956), è stato un brigante italiano. Nel libro pubblicato da un anonimo agli inizi del secolo scorso, con il titolo originale "Vita, delitti, arresto e condanna del famigerato brigante Giuseppe Musolino detto il bandito d’Aspromonte" viene ripercorsa la sua storia dagli inizi fino all'arresto. La vicenda di Musolino ebbe eco su tutta la stampa italiana e in parte anche in quella straniera. In ogni giornale si cercò di descrivere la vicenda del bandito, talvolta come esempio negativo, talvolta circondandolo di un aurea leggendaria, talvolta additando la colpa degli omicidi a una condizione di degrado e miseria della Calabria dell'epoca.