Nicola Costantino eBooks
eBooks di Nicola Costantino
Abbondanza, per tutti. Contro la scienza triste della scarsità. E-book. Formato EPUB Nicola Costantino - Donzelli Editore, 2015 -
La scienza economica è fondata sul principio di scarsità dei fattori produttivi – lavoro, capitale, risorse naturali – che determina a sua volta la scarsità di beni e servizi producibili, e quindi la necessità di ottimizzare le scelte individuali, attraverso i meccanismi concorrenziali del mercato. Nel mondo contemporaneo, però, grazie agli enormi incrementi di produttività generati dal progresso tecnologico, lavoro e capitale sono sempre più abbondanti. Anche le risorse naturali non rinnovabili, oggettivamente limitate, possono essere utilizzate in modo più razionale, lungimirante e sostenibile, così da superarne la relativa scarsità. L’attuale crisi economica mondiale non è quindi determinata, come quelle del passato, da un’offerta inadeguata a soddisfare le necessità di tutti; al contrario, essa è generata da una domanda insufficiente ad assorbire tutta l’offerta potenziale, a causa della troppo disomogenea distribuzione di redditi e patrimoni. Di qui l’enorme, strutturale, aumento della disoccupazione, soprattutto giovanile, in quasi tutto il mondo. Bisogna avere la volontà di cambiare i propri stili di vita, privilegiando la quantità rispetto alla qualità, e soprattutto perseguire una più equa ripartizione dei redditi e dei patrimoni. Di qui sorge la necessità di ripensare i presupposti teorici e morali su cui è fondata la scienza economica, per adeguarla alle nuove condizioni di potenziale, o già effettiva, abbondanza. Raggiungere la piena consapevolezza collettiva che tutto dipende dall’insieme dei nostri sforzi tesi al cambiamento: abbiamo la possibilità di offrire all’intera popolazione mondiale una vita migliore. Dipende solo da noi.
Abbondanza, per tutti. Contro la scienza triste della scarsità. E-book. Formato PDF Nicola Costantino - Donzelli Editore, 2014 -
La scienza economica è fondata sul principio di scarsità dei fattori produttivi – lavoro, capitale, risorse naturali – che determina a sua volta la scarsità di beni e servizi producibili, e quindi la necessità di ottimizzare le scelte individuali, attraverso i meccanismi concorrenziali del mercato. Nel mondo contemporaneo, però, grazie agli enormi incrementi di produttività generati dal progresso tecnologico, lavoro e capitale sono sempre più abbondanti. Anche le risorse naturali non rinnovabili, oggettivamente limitate, possono essere utilizzate in modo più razionale, lungimirante e sostenibile, così da superarne la relativa scarsità. L’attuale crisi economica mondiale non è quindi determinata, come quelle del passato, da un’offerta inadeguata a soddisfare le necessità di tutti; al contrario, essa è generata da una domanda insufficiente ad assorbire tutta l’offerta potenziale, a causa della troppo disomogenea distribuzione di redditi e patrimoni. Di qui l’enorme, strutturale, aumento della disoccupazione, soprattutto giovanile, in quasi tutto il mondo. Bisogna avere la volontà di cambiare i propri stili di vita, privilegiando la quantità rispetto alla qualità, e soprattutto perseguire una più equa ripartizione dei redditi e dei patrimoni. Di qui sorge la necessità di ripensare i presupposti teorici e morali su cui è fondata la scienza economica, per adeguarla alle nuove condizioni di potenziale, o già effettiva, abbondanza. Raggiungere la piena consapevolezza collettiva che tutto dipende dall’insieme dei nostri sforzi tesi al cambiamento: abbiamo la possibilità di offrire all’intera popolazione mondiale una vita migliore. Dipende solo da noi.
E se lavorassimo troppo? Lo stomaco di Menenio Agrippa gli spilli di Adam Smith e i baffetti di Charlie Chaplin. E-book. Formato PDF Nicola Costantino - Donzelli Editore, 2013 -
«L’economia globalizzata produce sempre più beni che hanno bisogno di acquirenti; ma la stessa economia ha bisogno di mettere i lavoratori in competizione tra loro, abbattendone il più possibile i salari: da qui quello che possiamo definire il paradosso del lavoratore, al quale si chiede di spendere molto, guadagnando poco». Il lavoro: condanna biblica o strumento di realizzazione personale? Partendo dal famoso aneddoto della fabbrica di spilli di Adam Smith, e attraverso le parole di alcuni grandi pensatori del Novecento e non solo, gli autori si interrogano sull’evoluzione del rapporto tra il sistema di produzione capitalistico e il più importante dei fattori produttivi, l’uomo. Negli ultimi due secoli il progresso tecnologico e la crescente globalizzazione dei mercati hanno infatti provocato enormi aumenti di efficienza produttiva, molto superiori all’incremento demografico. Questi ultimi tuttavia non sempre hanno determinato un aumento del benessere degli individui. La «mano invisibile» del mercato tende, paradossalmente, a trasformare lo sviluppo tecnologico in incrementi nell’offerta da una parte, e in disoccupazione dall’altra, piuttosto che in tempo libero e qualità della vita dei lavoratori. A livello macroeconomico, questo si traduce nella rincorsa sfrenata al Pil e al profitto, a discapito della sostenibilità sociale, ambientale e perfino economica del sistema: la sovrapproduzione richiede infatti un sostegno alla domanda che passa attraverso l’indebitamento e la finanziarizzazione dell’economia, preludio delle sempre più gravi crisi che hanno sconvolto l’economia globale negli ultimi anni. La soluzione, secondo gli autori, passa attraverso un sistema economico più etico e sobrio che, privilegiando la persona, rispetto al lavoratore-consumatore, e prendendo ad esempio i più riusciti esperimenti di economia sociale (dal commercio equo e solidale alla finanza etica) sia in grado di produrre «valore a mezzo di valori».