Biblioteca Aragno eBooks
eBooks pubblicati nella collana Biblioteca Aragno Autobiografie generali
Lettere a Dora dal campo di internamento di Ferramonti (1940-41). E-book. Formato PDF Ernst Bernhard - Aragno, 2016 - Biblioteca Aragno
Come si resiste in un posto desolato e selvaggio a 47 gradi di temperatura e 88 di umidità, dove si è stato deportato innocente incatenato con altri uomini, donne e bambini innocenti, nell'Italia fascista che si è appena messa d'accordo con la Germania per sterminare gli "stranieri nemici"? Come si esce vivo da quei terreni malarici e non ci si fa mandare ad Auschwitz? Come si sostiene da lontano una fidanzata complicata, disperata e dipendente rimasta sola a Roma? In quale poetico modo si crea un contatto che la rassicuri e l'avvicini più direttamente delle lettere, descrivendole lo stesso cielo stellato che possono vedere entrambi anche se lontani? E, inoltre, come si prova a convincere il censore che non si è poi così nemici? E al contempo, con quali mezzi si può radiografare la mente dei nemici supremi, Hitler, Mussolini? E, se si è la fidanzata di quest'uomo troppo magnetico e importante, come si fa non solo a fargli sentire un affetto adorante pur se con soprassalti di indipendenza, ma a imboccare tra mille ostacoli la strada che la porterà al salvatore del suo amore lontano? Sono le domande a cui tentano di rispondere queste lettere che si scambiarono Dora Friedlander ed Ernst Bernhard, lo psicoterapeuta berlinese collega di Jung, che era emigrato in Italia nel 1936 per fuggire dalla Germania nazista ma nel 1940 fu internato nel campo fascista di Ferramonti, in Calabria - un "campo buono", ma sempre campo con filo spinato e censura. Le lettere vedono la luce a 60 anni esatti dalla sua liberazione. Qui è Bernhard in persona che parla, col suo italiano mai completamente dominato.
Memorie. E-book. Formato PDF Charles-Maurice De Talleyrand - Aragno, 2016 - Biblioteca Aragno
Nel "Dictionnaire des idées reçues", tra i lemmi "Traspirazione (dei piedi)" e "Tolleranza (casa di)", Flaubert fa figurare "Talleyrand (principe di): indignarsi contro". L'indignazione contro Talleyrand è stata una ginnastica dello spirito, lo scarico di coscienza dei suoi contemporanei, così pure dei posteri. Tutti hanno assaporato il piacere di infierire su di lui. I temi sono sempre gli stessi: il tradimento, l'apostasia, la corruzione, il crimine. Sotto quest'uragano, Talleyrand non trema e non arretra. Imperturbabile come una sfinge continua a tessere la sua tela. Dal 1812 al 1838, quando è ancora immerso nelle affaires che un nuovo assetto daranno all'Europa, questo virtuoso della politica è parimenti impegnato nella stesura e nella riscrittura delle sue Memorie. Talleyrand non scrive per una sorta di rivincita postuma sulle sconfitte o sulle delusioni della vita, alla maniera di uno Chateaubriand o del Cardinale di Retz. Le sue Memorie non sono un atto di confessione o di testimonianza sul suo tempo. Come dice Albert Sorel, gli uomini come Talleyrand non compongono le loro memorie per il piacere di dire la verità. Essi intrigano ancora scrivendo, "è l'ultimo affare della loro vita ma è pur sempre un affare". Tra detto e non detto, tra rivelazioni e silenzi, tra mezze verità e mezze bugie, ci si deve dunque destreggiare, quando si ha che fare con un uomo che ha fatto della dissimulazione un'arte e una maniera di vivere, il segno di un calcolo e di una strategia. Queste Memorie sono fatte della stessa finissima pasta di cui è fatta la conversazione della società del regno Luigi XV. Le parole e le frasi lasciano intuire un senso ulteriore dietro a quello che dicono. Tutto vi trapela per allusioni e sottintesi. L'uomo complesso e successivo che è Talleyrand, "il più impenetrabile e il più indefinibile degli uomini", vi appare come il Gran Ciambellano della Storia. Come colui che si limita a siglare gli avvenimenti più che a farli. L'autore dell'ultimo colpo di pollice dato alle cose che decide del senso.