Libri sulla musica
Manuali di teoria musicale e libri di storia della musica
Marescialle e libertini. E-book. Formato EPUB Alberto Arbasino - Adelphi, 2018 -
La grande musica del Novecento si presentava spesso agli amici come un complesso di regole senza gioco. Per gli spettatori debuttanti ‘sul campo’ nei lontani anni Cinquanta – fra i neorealismi e gli astrattismi, l’Epico e l’Assurdo, la Callas e l’Osiris e le ideologie minatorie e il culto del Progresso – le discusse novità ‘live’ nei festival erano "La carriera del libertino", "Mosè e Aronne", "L’angelo di fuoco", "Capriccio", "Guerra e pace", "Una Lady Macbeth" di Mzensk, e un’abbondante produzione di lavori orchestrali o da camera. ‘Prime’ storiche e memorabili, alla Scala e alla Fenice e a Berlino e a Vienna, fra giudizi caotici ‘a caldo’ e tipici equivoci d’epoca: Stravinskij restauratore del rétro, Schönberg patrono dei carrieristi, Strauss birroso epigono, Prokofiev professionista di rappresentanza, Šostakovic epico alfiere di gloriosi caduti... E tutt’intorno – oltre ai più noti Berg, Weill, Bartók, Webern, Honegger, Hindemith, Britten, Milhaud, Poulenc, Janácek, gradatamente accolti – il silenzio dei cancellati. Perseguitati dalle varie intolleranze ideologiche, politiche, avanguardistiche, accademiche: Schreker, Krenek, Pfitzner, Korngold, Zemlinsky, Szymanowski, Schmidt, Schoeck, e altri emarginati da recuperare e intendere. Ma come e quando, in flashback o in performance, fra gli sbarramenti del tardo Novecento e le riabilitazioni del Postmoderno? Come tutti i messaggi e i prodotti, ovviamente, anche le migliori o peggiori composizioni sono tenute a incontrare direttamente i propri destinatari e consumatori: un pubblico di utenti più o meno ‘connaisseurs’ che le fruisce o fraintende secondo le idee correnti nelle diverse epoche. Variano infatti le mode, i conformismi, i dissensi, fra pregiudizi perentori, ricezioni malintese, provoca- zioni e trasgressioni che mixano i ‘must’ e i ‘post’ col Kitsch e il Trash. Attraverso i contesti e i gusti mutanti, però, si trasformano continuamente anche le figure e le ‘carriere’ dei Classici Moderni. E le verifiche discordi sui loro angeli e demoni, e i capricci, i libertini, le appassionate, le birbone... Allora, dopo mezzo secolo di eventi illustri e controversi vissuti direttamente dalla parte degli spettatori, un flâneur di varie arti come Alberto Arbasino si fa memorialista filarmonico di innumerevoli rappresentazioni e interpretazioni e personalità ormai piuttosto mitiche. Con parecchie curiosità e libertà romanzesche rispetto a diverse tradizioni e avanguardie anche dissipate o disperse.
Il mondo nell’orecchio: La nascita della musica nella cultura. E-book. Formato EPUB Ramón Andrés - Adelphi, 2021 -
Che cos’è la musica? Per rispondere a questa capitale domanda, Ramón Andrés insegue – dalla preistoria al composito mondo greco-romano, con frequenti incursioni nelle tradizioni asiatiche – le esperienze primordiali che hanno risvegliato il nostro inconscio alla vibrazione universale, le riflessioni filosofiche che hanno eretto l’armonia a principio fondante del cosmo e dell’etica, le meditazioni artistiche e religiose attraverso le quali la musica ha preso forma come elemento insostituibile del vivere umano. E alla maniera degli antichi rapsòdi, «cucitori di canti», raccoglie nel suo tour de force una scintillante collezione di storie, citazioni memorabili e interpretazioni animate da un contagioso senso di stupore. Se «mousike´» è, come pensavano i greci, non solo una «tecnica combinatoria dei suoni», ma una disciplina che «permette di costruire uno spazio confacente alle necessità spirituali e fisiche dell’uomo», l’itinerario tra suono e vibrazione, proporzione e spazio, intelligenza e danza cui Andrés ci invita è allora un «viaggio necessario». Tanto più oggi, quando la musica rischia di risolversi e dissolversi nell’«entertainment», nell’emporio dei suoni smaterializzati, nella persecuzione delle nenie di sottofondo orchestrate da algoritmi. La musica, invece, è infinitamente di più: intermediaria celeste, abissale «frammento delle nostre origini», motore armonico della convivenza, voce che «placa e compone la tempesta cosmica». Per Rilke l’orecchio è un «tempio»: Andrés ha predisposto una doviziosa liturgia musicale, e dalla soglia ci invita all’«introibo».
Corrispondenze. E-book. Formato EPUB Mario Bortolotto - Adelphi, 2024 -
Un Mozart assai meno apollineo di come viene solitamente dipinto, un Mendelssohn tragico e moderno e un Verdi anziano, saturo di vitalità e contraddizioni; una lettera al «cavaliere Gluck», l’intervista che Brahms decise di rilasciare in esclusiva ai posteri e le feroci critiche di Hindemith e Strawinsky allo «spaventoso gigante» Beethoven: sono solo alcune delle sorprese che il nuovo breviario musicale di Mario Bortolotto ci riserva. Da Schubert a Mahler, da Rossini a Wagner, Cajkovskij, Debussy, nessuno dei grandi maestri manca all’appello, e tuttavia c’è spazio anche per autori e temi meno perlustrati: Cherubini, Auber, Schmidt, l’operetta e i cori alpini già cari a Benedetti Michelangeli, un inedito Leopardi teorico musicale e il colorito epistolario di Berlioz... Ma la dimora elettiva di Bortolotto è senz’altro il teatro, sicché a più riprese lo vediamo sondare, con sollecitudine amorosa e insieme severa, lo stato di salute dell’opera – «questo manufatto che tiene un poco del cialtronesco e un poco del magico». Peregrinando dall’inarrivabile Staatsoper viennese ai palchi parigini e da San Pietroburgo al Colón di Buenos Aires, fino a quei «piccoli teatri esigenti» che soli, in Italia, resistono alla desolante «riduzione del cosiddetto repertorio», Bortolotto esamina cantanti e direttori, trafigge qua e là le «infelici trovate» e la «massiccia ignoranza» di certi registi, eppure è sempre pronto a lasciarsi incantare dal miracolo di una rappresentazione perfetta. Scortati attraverso un labirinto di vicende artistiche, letterarie e musicali da una guida «nonchalante» ma sospettabile di onniscienza, comprendiamo, insomma, come la musica che inspiegabilmente ci ostiniamo a chiamare classica, lungi dall’essere la superflua ‘colonna sonora’ della vita culturale occidentale, ne sia parte irrinunciabile e fondante.