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eBooks editi da Bollati Boringhieri con argomento Politica Politica e governo

EBOOK   9788833945637

La democrazia non esiste in natura: Lezioni di storia politica in difesa dei valori comuni. E-book. Formato EPUB Luciano Violante   -  Bollati Boringhieri, 2026  - 

Nel periodo storico che stiamo vivendo, la democrazia appare in forte crisi. I suoi capisaldi vengono messi in discussione da più parti. Complice anche un sistema informativo mutato rapidamente, spesso inattendibile, più di qualcuno inizia a pensare che la democrazia abbia in effetti perso la propria efficacia. Di conseguenza, una «internazionale illiberale» sta prendendo sempre più piede nel panorama politico internazionale.Ma cosa rischiamo di perdere in questo contesto? Quanto è pericolosa questa involuzione? Marta Cartabia e Luciano Violante – due protagonisti del pensiero democratico del nostro paese –intendono in questo libro tornare ai fondamenti, con un linguaggio chiaro e diretto, per mettere in luce quanto di insostituibile hanno portato, per tutti i cittadini, decenni di sviluppo democratico, e quanto perderemmo abbandonando questa tradizione. Per farlo, partono dalla Costituzione italiana e da undici lezioni esemplari su casi specifici, mettendo in relazione storia, diritto e politica con le sfide attuali, per invitare tutti a un rinnovato impegno collettivo. Come recita il titolo, «la democrazia non esiste in natura», letteralmente: è un patto civile che va curato, protetto, evolve nel tempo e richiede la partecipazione attiva e costante dei cittadini. Lungi dall’essere mero «governo della maggioranza», la democrazia è un sistema articolato che comprende istituzioni rappresentative, diritti inviolabili della persona, separazione dei poteri e organi di garanzia. Indebolendo anche uno solo di questi aspetti, si rischia di mettere in crisi le conquiste così faticosamente raggiunte. A rimetterci saremmo tutti, senza distinzioni.

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EBOOK   9788833974989

Crisi e fine dell’Europa?. E-book. Formato EPUB Etienne Balibar   -  Bollati Boringhieri, 2016  - 

«La crisi consiste nel fatto che il vecchio muore e il nuovo non può nascere: in questo interregno si verificano i fenomeni morbosi più svariati». Secondo Étienne Balibar, l’immagine drammatica dell’interregno evocata da Antonio Gramsci nel celebre passo si presta bene a raffigurare il presente di un’Europa che sta sopravvivendo alla propria agonia, invischiata in una logica di disfacimento dagli esiti impredicibili. Perché, nel contesto attuale irreversibilmente globalizzato, la fine parrebbe già avvenuta. «L’Europa è morta come progetto politico, a meno che non riesca a rifondarsi su nuove basi». La costruzione politica europea si è inceppata sulle sue contraddizioni irrisolte: sul dogma neoliberista della cosiddetta concorrenza non falsata, che ha esaltato l’antagonismo permanente degli interessi e ha rinsaldato le posizioni dominanti, con enormi costi sociali; sulla divisione dei poteri tra istituti comunitari e Stati membri, che ha consentito a ciascuna parte di invocare la propria irresponsabilità e ha scatenato al tempo stesso reazioni nazionalistiche; sulla questione delle frontiere esterne, già rese fluide dalla compresenza di organismi e aree che includono alcuni Stati e non altri – dallo spazio Schengen all’eurozona –, e adesso diventate il luogo dell’impossibile demarcazione tra Nord e Sud, dove si decidono le sorti di masse crescenti di migranti, «esseri umani senza Stato» che reclamano il loro «diritto ad avere dei diritti». Sembra che dell’Unione europea restino soltanto uno pseudofederalismo oligarchico e una moneta unica strumento dei mercati finanziari, mentre dovunque riprendono vigore un malinteso sovranismo e chiusure identitarie a tinte populiste e xenofobe. Eppure Balibar, tra i più acuti critici delle politiche comunitarie e dei loro effetti devastanti, primo fra tutti il trattamento iugulatorio del debito greco, ha buone ragioni per continuare a dirsi europeista. Quell’«entità plastica e incompiuta» che chiamiamo «Europa» può ancora trovare il suo momento costituente e federatore attraverso la «democratizzazione della democrazia», una rivoluzione dal basso che ridefinisca la cittadinanza stessa e preveda salutari contropoteri, recuperando il valore strategico della contestazione civile.

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